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Registro unioni civili, primi passi Fenomeno convivenze, mancano i dati

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Registro unioni civili, sì o no? Prima seduta di commissione (quella alla Trasparenza) per iniziare a discutere se istituire in Comune un registro delle coppie di fatto, come richiesto dalla mozione – poi ritirata – di Sinistra per Cremona un paio di mesi fa. Ad affrontare per prima la questione dei diritti civili era stata Maria Lucia Lanfredi (M5S) che chiedeva la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero.

Lunedì pomeriggio la commissione convocata da Nicola Bufano ha iniziato a parlarne e sono riemerse le divergenze già manifestate in Consiglio. Il Pd ha esposto le ragioni del proprio sì, con la presentazione di un documento da parte del consigliere Luigi Lipara, votato dalla direzione cittadina, in cui si dice che il registro “risponde alle esigenze di riconoscimento di diritti di tutte quelle persone che scelgono liberamente di vivere la propria convivenza con forme diverse da quella matrimoniale, a prescindere dal sesso e nel rispetto profondo della libertà di veder riconosciuti i vincoli affettivi e solidaristici come elemento fondante della convivenza stabile”. Il documento sottolinea che  “lo strumento del registro delle coppie di fatto non è da intendersi in contrapposizione rispetto ad altre istituzioni al modello della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra coniugi di sesso diverso, ma essenzialmente come uno strumento amministrativo da introdurre a garanzia del riconoscimento e della tutela dei diritti dei cittadini che presentano altre esigenze relativamente al modello di convivenza”.

Filippo Bonali (consigliere di Sinistra per Cremona) ha voluto ampliare il discorso del registro: “Sarebbe utile avere una sorta di lista delle problematiche a cui vanno incontro le coppie conviventi”, in modo da agire sul lato pratico, rimuovendo gli ostacoli nell’esercizio dei diritti, e allo stesso tempo un “elenco delle problematiche che magari sono già state risolte”. Un discorso ripreso poi dall’assessore alla trasparenza Rosita Viola, la quale ha fatto presente come una quantificazione del fenomeno convivenze a Cremona sia molto difficile e che non esistono dati a disposizione. Non solo: nel condividere la necessità di porre mano a tutti i regolamenti di accesso ai servizi, per capire come riformulare i testi in modo da garantire pari diritti, Viola ha evidenziato come, nella pratica, a volte sia più conveniente nascondere lo status di conviventi anziché dichiararlo. Uno per tutti, l’accesso agli asili nido comunali dove la presenza di un genitore solo costituisce motivo preferenziale in graduatoria (oltre che un vantaggio sulla retta). “Non avrebbe efficacia un Registro che non portasse a conseguenze sui regolamenti comunali”, ha detto, ricordando che i dati registrati in anagrafe non bastano a fotografare le diverse tipologie di convivenze a Cremona.  Al 31/12/2013, comunque, su una popolazione di 70.741 persone, c’erano 660 individui residenti in condizione di convivenza di cui 287 maschi e 373 femmine. E dal 2003 al 2013 i figli naturali (sia riconosciuti da entrambi i genitori, che da uno solo) sono passati da 108 (su un totale di 478 filiazioni legittime) a 186 (su 385 filiazioni legittime). Un dato che delinea un trend di crescita dei figli nati “al di fuori del matrimonio”, sia pur per la maggior parte all’interno di una coppia/famiglia.

Considerazione analoghe sulla necessità di lavorare molto a livello normativo per rivedere “tutti i regolamenti comunali che hanno in sé la parola ‘nucleo’”, sono arrivate anche dall’ex assessore ora consigliere di Obiettivo Cremona con Perri, Luigi Amore.

Non condivisione delle motivazioni alla base del Registro, da parte di Maria Vittoria Ceraso (Obiettivo Cremona), che si è chiesta quale valore aggiunto possano far valere le coppie di fatto, rispetto alla famiglia tradizionale, nel chiedere l’accesso agli stessi identici diritti delle famiglie tradizionali, fermo restando che anche queste ultime di agevolazioni ne hanno ben poche. Le scarsità di risorse degli enti pubblici inoltre, rischia di produrre uno svantaggio alla famiglia tradizionale nel momento in cui si allarga la platea degli aventi diritto ad alcune agevolazioni. “Chi contrae un matrimonio si assume diritti e doveri, non altrettanto fa chi convive. Inoltre si tratta di un registro facoltativo, per cui una quota di conviventi non si iscriverà e avremo così una terza categoria”.

Nettamente contrario al registro Federico Fasani (Ncd): “Non avrei neanche convocato la commissione – ha detto -. Che motivi ci sono per scardinare un sistema che da secoli, nella nostra società, funziona? Istituzionalizzando il riconoscimento di nuclei famigliari diversi da quello tradizionale, scopriamo  il fianco a scenari imprevedibili. Questo tavolo dovrebbe prendere in considerazione le possibili distorsioni, per esempio ‘coppie a tre’, come accaduto in Cina; o ‘famiglie’ composte da due persone di 7 e 8 anni in India. Se affrontiamo il tema della disintegrazione della famiglia, vi chiedo di farlo senza ipocrisia, andando a vedere tutte le possibili forme”.

Scenari ‘apocalittici’, ha commentato Lipara, aggiungendo che  “il registro sarà riservato a coppie di persone non legate da vincoli di parentela, maggiorenni e capaci di intendere e volere, ovviamente a prescindere dal sesso”. Contrario al registro anche Alessio Zanardi del gruppo Misto (“vediamo di capire cosa hanno di meno i conviventi non sposati, oggi non vedo tante differenze”), mentre perplesso si è dichiarato Giancarlo Schifano, Pd, che difatti in consiglio si era astenuto sul testo proposto dal suo partito e da Fare Nuova la Città.

Ora la strada è tracciata e l’intenzione della commissione è di acquisire quanta più documentazione possibile su opportunità e criticità offerte dal Registro, che avrebbe comunque carattere volontario, con valore solo per quegli atti amministrativi di competenza del Comune: attribuzione di case popolari, iscrizioni nelle scuole comunali, tanto per fare alcuni esempi. A livello nazionale infatti si attende una regolamentazione che ancora non c’è.

g.bia

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