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Colantuono si difende davanti al pm: "Non sono io il 'mr' della chat"

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Nella foto, Colantuono (l’ultimo a destra) e i suoi legali in procura a Cremona

Un’ora e mezza di interrogatorio davanti al procuratore Roberto di Martino per Stefano Colantuono, l’ormai ex allenatore dell’Atalanta (da poco esonerato) indagato nell’inchiesta sul calcio scommesse per frode sportiva in relazione al pareggio per 2-2 nella partita di Crotone del 2010/11. Secondo una chat risalente al 21 aprile 2011, poche ore prima della partita, e secondo alcune intercettazioni, il match sarebbe stato truccato. Nella chat, in particolare, Cristiano Doni avrebbe espressamente scritto che Colantuono era perfettamente a conoscenza della combine. La procura è interessata a due sigle: “mr” e “ds”, che sembrano riferirsi a “mister” e “diesse”, allenatore e direttore sportivo. Al pm, Colantuono ha spiegato di non essere lui il “mr” di quell’intercettazione.

Davanti al pm di Martino, Colantuono ha chiarito la sua posizione. “Il nosto cliente ha protestato la sua assoluta estraneità ai fatti contestati”, hanno detto i suoi difensori, gli avvocati Michele e Mario De Luca, del foro di Milano. “Colantuono ha negato accordi illeciti su partite, il magistrato ne ha preso atto e ora trarrà le doverose conclusioni al momento di decidere sul rinvio a giudizio”. Con il procuratore, hanno fatto sapere i legali, “si è parlato anche di circostanze assolutamente generali, anche estranee ai fatti contestati, e il nostro cliente ha offerto tutti i possibili contributi, dichiarandosi assolutamente estraneo”. “Il coinvolgimento di Colantuono”, hanno aggiunto gli avvocati, “è legato ad un equivoco o a una millanteria di Cristiano Doni. Infatti abbiamo chiesto che l’ex capitano dell’Atalanta venga sentito”. Una richiesta, quest’ultima, alla quale molto probabilmente il magistrato potrebbe aderire.

Al termine dell’interrogatorio, Colantuono si è detto sereno. “Si sente alleggerito”, sono intervenuti i legali, “la sua non era una posizione grave prima, pensiamo che si possa andare verso una rapida archiviazione . Ciò che conta è la totale insussistenza del fatto, ed è logico che un indagato che si senta innocente voglia manifestare la sua assoluta estraneità”. “Quella partita”, hanno concluso i legali, “si è giocata col massimo impegno”.

Anche il direttore sportivo dell’Atalanta Gabriele Zamagna, così come Colantuono, ha chiesto di essere sentito dal procuratore. Il suo interrogatorio non è ancora stato fissato.

Nelle scorse settimane, invece, è tornato davanti al pm il bolognese Manlio Bruni, ex commercialista di Beppe Signori e con lui indagato nella prima tranche dell’indagine sul calcio. Bruni avrebbe parlato dei presunti rapporti della Lazio con Francesco Bazzani, uno dei mister X dell’inchiesta, e avrebbe fatto anche il nome di una persona, che è stata arrestata ma non nell’ambito del calcioscommesse, che avrebbe confidato allo stesso Bruni che alcune partite erano truccate.

Nell’indagine sul calcio malato sono 130 gli indagati ai quali si contesta l’associazione a delinquere e la frode sportiva. 23, invece, sono le richieste di archiviazione. Tutti gli atti della seconda parte del procedimento sul calcioscommesse, intanto, stanno per essere digitalizzati dai detenuti del carcere di Cà del Ferro grazie al progetto Digit ideato dal giudice del tribunale di Cremona Pierpaolo Beluzzi.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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