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Spesa sociale: nel nostro territorio ammonta a 43 milioni di euro

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Nel territorio cremonese la spesa sociale si aggira intorno ai 43 milioni di euro. Questo il dato emerso dal confronto sull’analisi della spesa sociale dei Comuni e degli Ambiti Distrettuali della provincia di Cremona riferiti al periodo 2009-2012, sulla base dello studio, realizzato dall’Università Cattolica di Piacenza-Cremona in due momenti temporali differenti, promossi rispettivamente dalla Provincia di Cremona, nell’ambito di un più ampio percorso di approfondimento sul tema delle nuove povertà e dell’inclusione sociale e, successivamente, da Legautonomie Cremona.

Presenti Enrica Gennari, Direttrice Ster Lombardia, Carlo Angelo Vezzini, Presidente della Provincia di Cremona, che è intervenuto sul tema “Provincia e Welfare”, Giuseppe Tadioli, Segretario Legautonomie Cremona, che ha presentato le questioni connesse alle “sfide del welfare territoriale oggi”, Paolo Rizzi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno illustrato “La spesa sociale dei Comuni della provincia di Cremona”; infine i contributi di Giovanni Gillini, Direzione Sociale ASL Cremona, Mauro Platè, Assessore al Welfare di Comunità del Comune di Cremona, Angela Beretta, Vice Sindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Crema, Gianfranco Salvatore, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Casalmaggiore.

LE VOCI DI SPESA

Si parla di una spesa sociale integrata (Comuni ed Aziende) nei tre Distretti (Cremonese, Cremasco e Casalasco) pari ad euro 42.729.632 (dati 2012), di cui il 35,1% dedicato alla sola area di intervento “Minori-famiglie” ed un spesa sociale integrata pro capite in provincia pari ad euro 118 contro i 115 spesi in Italia ed i 124 euro in Lombardia (dati Istat – anno 2011).

E’ stato il professor Paolo Rizzi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a presentare alcuni dati relativi alla spesa sociale dei comuni della provincia di Cremona con l’Analisi dei bilanci consuntivi 2012: per la Spesa sociale integrata nei distretti della provincia di Cremona (valori assoluti in euro, 2012) si spendono: nel Casalasco 4.437.455 euro, nel Cremasco 17.819.255 euro e nel Cremonese 20.472.922 euro (comprendendo tutte le aree di intervento, dai Minori-famiglia sino alle Dipendenze); tra le voci di spesa maggiori compaiono, appunto, i minori e la famiglia, disabili, compartecipazione socio-sanitaria, servizi sociali e funzionamento, anziani.

Relativamente alla dinamica della spesa delle Aziende sociali (var. 2011-2012 incidenza % spesa azienda sociali su spesa integrata), tra il 2011 ed il 2012 vi è una leggera flessione pari a circa il 2% per la provincia di Cremona (ma bisogna attendere i dati che sono influenzati dalla profonda crisi per il 2013 – Ndr); flessione avvenuta parimenti per Spesa per gestione diretta su spesa totale dei comuni, con un – 7,4% (stesso territorio e data di riferimento – incidenza % e variazione 2011-2012).

Rispetto poi alla Spesa sociale per abitante target in provincia, notiamo che per gli anziani si spendono 245,5 euro, per le dipendenze 36,8 per i disabili 23,6.

Durante il confronto ci si è chiesti se i Comuni da soli potranno continuare a reggere simili spese o la rete socio-assistenziale dovrà svilupparsi ed i Comuni gestire assieme sempre più funzioni, per migliorare i servizi ed attuare economie di scala, attraverso una “vision comune” e sinergica nei Distretti di zona.

VEZZINI: ‘UN MODELLO DI WELFARE GENERATIVO’

Il presidente della Provincia, Carlo Vezzini, ha evidenziato come, pur nella fase transitoria in cui si trovano le Province e di incertezza rispetto alle funzioni delegate, l’ente stia svolgendo appieno tutti i suoi compiti; affrontando poi il tema dell’incontro, è emerso come il Welfare vada inteso come un sistema integrato di politiche (lavoro, casa, educazione e formazione, salute…) orientate a promuovere pari opportunità, inclusione e coesione sociale.

“Il welfare, così inteso, è un fattore di crescita e di sviluppo territoriale perché investe e scommette prioritariamente sulle persone e sui loro progetti, mettendo le persone nella condizione di emanciparsi, di accedere alle risorse disponibili, di realizzare i propri percorsi durante tutto il ciclo di vita – ha precisato Vezzini – In quest’ottica gli interventi integrati di welfare non sono costi, bensì investimenti, perché in grado di generare ulteriori risorse. È questo il modello di welfare generativo. Ciò non significa rinunciare alle politiche “passive” o assistenziali. L’erogazione di sussidi e le integrazioni al reddito non potranno scomparire. Al contrario, la sfida sarà quella di innovarli sulla base di tendenze e bisogni che stanno mutando, evitando al contempo ridondanze e sovrapposizioni degenerative”. Sicuramente, anche in tale ambito, i nuovi fondi europei possono rappresentare opportunità da cogliere per gli enti locali.

La programmazione sociale dovrebbe, quindi consentire di prevenire la degenerazione di alcuni fenomeni socio-demografici e socio-economici ed invertire le tendenze. Per far ciò è necessario puntare su quelle fasce di popolazione in grado di promuovere una crescita ovvero: i bambini, i giovani e le donne. Per la Provincia, Area Vasta, l’integrazione e la ricomposizione delle politiche (non limitata al socio-assistenziale e al socio-sanitario) ha significato, ad esempio, unificare in un unico Settore le Politiche del lavoro, della formazione e le politiche sociali, un tempo separate.

“Si tratta di un processo di integrazione che è ancora agli inizi e “in salita” e che sarebbe inopportuno interrompere quando l’Agenzia Nazionale per il lavoro, o altra entità, subentrerà per assorbire i servizi al lavoro” – ha concluso Vezzini. In particolare, con alcune Unioni di Comuni, non necessariamente coincidenti con i confini geografici degli Ambiti territoriali di Crema Cremona e Casalmaggiore (come il caso dell’Unione Lombarda Soresinese), la Provincia di Cremona, attraverso la nuova funzione di Area vasta, sta studiando modalità di gestione associata dei servizi sociali appropriate alle necessità espresse”.

TADIOLI (LEGAUTONOMIE): ‘COSTRUIRE CAMMINI COMUNI DAL BASSO’

Giuseppe Tadioli ha precisato che “son passati 12 anni, quattro triennalità di programmazione, ma nonostante questo è presente ancora una frammentazione territoriale che le stesse Linee Guida della Regione Lombardia chiedono di superare. Per questo bisogna, dal basso, costruire cammini comuni e sinergici tra tutte le amministrazioni, fortificando anche il rapporto pubblico-privato in campo socio-assistenziale. Occorre pertanto partire da un dato: nel confronto tra gli anni 2007 e 2013, le famiglie come le singole persone povere sono più che raddoppiate. Da qui la necessità di unire le forze a livello locale, fortificando le reti socio-assistenziali per dare risposte sempre più cogenti al fenomeno povertà ed assistenza, che deve essere attiva, non solo passiva ed assistenzialista. In tale ottica, le risorse finanziarie attualmente gestite nel campo sociale direttamente dai Comuni sono il 75% rispetto al 25% di quelle gestite dalle aziende. Lo sforzo sarà quello di passare al 50%, creando relazioni virtuose e servizi sempre più funzionali ed efficaci”.

QUALE STRADA PERCORRERE?

Programmare in modo partecipato su utenza, bisogni sociali, qualità servizi, modello gestionale e valutazione dell’esternalizzazione di alcuni servizi. Questo è emerso in conclusione di conferenza.

Giovanni Gillini, della Direzione Sociale Asl Cremona, ha presentato alcuni dati ed indirizzi della programmazione sociale 2015-2017, specificando che “occorre guardare al di là delle domande, con uno sguardo multidimensionale alle persone ed alla famiglia”, attuando una lettura integrata dei bisogni; sono intervenuti poi gli assessori al Welfare, Mauro Platè, del Comune di Cremona, che ha evidenziato, partendo dalle nuove linee guida regionali, come il nuovo approccio debba essere di tipo multidimensionale, partendo dal territorio, con un “welfare rigenerativo”, aumentando la quota di programmazione condivisa, con una rete che sappia individuare risorse aggiuntive per progetti sinergici, ricercando l’innovazione sociale.

Un richiamo alla condivisione di strategie comuni è venuto anche da Angela Beretta, vice Sindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Crema, che ha portato ad esempio l’attività di rete nel Distretto Cremasco e lo sforzo degli amministratori per procedere verso la gestione associata delle funzioni, con una rete che aiuti le persone a non scivolare nella cronicità e fortificando l’alleanza pubblico/privato. Quindi diviene necessario allargare la tutela dei diritti delle persone con livelli omogenei di inclusività”; infine Gianfranco Salvatore, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Casalmaggiore, che ha posto in luce il valore centrale della famiglia sia nella società che nel superare la crisi stessa; un modello che ha subito i duri colpi della congiuntura economica e che va supportata con politiche nazionali adeguate, attuando anche un welfare generativo; occorre a livello locale, tornare a ri-progettare la coesione sociale, facendola rinascere dalla famiglia stessa.

Sono interventi gli amministratori locali ed i consiglieri provinciali Gianni Rossoni, che ha parlato di gestione associata delle funzioni dei Comuni, di premialità collegata al patto di stabilità per le Amministrazioni virtuose e di costi standard per l’esternalizzazione dei servizi e Fiori Pietro Enrico, che ha posto l’attenzione sulla premialità sociale e sulla necessità di ripensare il welfare, coinvolgendo in tale ottica necessariamente i Cpi.

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