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Inchiesta edilizia e affari illeciti: Bidini e Sallaku tornano in libertà, Del Ponte e Babei ai domiciliari

carcere

Massimiliano Bidini e Gezim Sallaku escono dal carcere e tornano in libertà. Antonio Del Ponte e Stefan Dragos Babei dalla cella ai domiciliari. Queste le decisioni del giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, valutate le richieste degli avvocati, per quattro degli uomini finiti in arresto nell’operazione della polizia contro business illegali con società edili e di movimento terra ricondotti principalmente a Giovanni Iannone, ritenuto l’organizzatore (due i business in particolare: l’impossessamento senza i necessari pagamenti di costosi mezzi da lavoro in leasing o noleggiati, da piazzare altrove, e lavori irregolari in cantieri con la copertura della ditta formalmente intestataria dei lavori).

Tutti e quattro sono stati interrogati dal gip la settimana scorsa e oggi si vedono modificare la loro situazione. Bidini, 40enne cremonese, giovedì si è difeso, assistito dall’avvocato Luca Curatti, spiegando di essersi solo fidato di Giovanni Iannone (ex compagno della madre) per quello che sembrava un semplice favore amministrativo (ricoprire il ruolo di amministratore della società Cremona Scavi). Nell’ordinanza di scarcerazione firmata da Salvini viene evidenziato che Bidini ha accettato di diventare amministratore della Cremona Scavi “solo in ragione del suo rapporto parentale con Iannone Giovanni”. “Egli (Bidini, ndr) per un lungo periodo è stato comunque formalmente responsabile della società – prosegue il giudice – e in ragione dell’importanza di questa all’interno dell’attività illecita condotta da Iannone Giovanni e degli altri principali indagati le operazioni presso gli istituti di credito condotte per conto di Iannone hanno consentito ad esempio di monetizzare le cifre ingenti provenienti dai lavori ‘in nero’ eseguiti in sub-appalto da Iannone e dirottarle altrove e verso altre società tra cui quelle destinate al fallimento”. Bidini “non è però stato coinvolto ed è rimasto estraneo alla complessiva attività illecita”, “tanto che Iannone, in particolare per trattare con i direttori degli istituti di credito, si presentava telefonicamente a nome Bidini”. Inoltre “non risulta nemmeno che quest’ultimo (Bidini, ndr) si sia occupato dei cantieri e dei mezzi tramite i quali l’attività illecita si svolgeva”. In poche parole Bidini, “seppur come si è detto per lungo tempo”, è stato “un mero prestanome con ruolo definito e limitato”. Alla luce del corretto comportamento processuale, del suo essere incensurato e del suo regolare “inserimento familiare e sociale” sono “venute meno le esigenze di natura cautelare”.

Per quanto riguarda Sallaku, il 42enne cittadino albanese domiciliato nella provincia di Brescia, proprietario di ristoranti sul lago d’Iseo e presidente del Darfo Calcio, accusato di aver comprato per decine di migliaia di euro alcuni mezzi da lavoro provento di illecito dal gruppo di ricettatori legato al sodalizio degli Iannone, il giudice spiega che l’uomo “non avrebbe acquistato nulla e nemmeno avrebbe concluso la trattativa relativa a due betoniere, in vendita a 90-100mila euro poi sequestrate in Francia”. Sallaku, sempre giovedì, si è difeso, parlando, sì, di contatti, ma poi di affari non conclusi (il suo caso è seguito dall’avvocato di Brescia Gianbattista Scalvi). In poche parole “egli non sarebbe andato oltre l’interessamento ad affari alla fine non conclusi”, come riporta l’ordinanza di scarcerazione. Ordinanza che parla tuttavia di una ricostruzione che “appare, seppur con incertezze, in contrasto, con alcune delle numerosissime conversazioni con Patelli e Bertini (due degli arrestati accusati di far parte del gruppo di ricettatori, ndr)”. Ma Bertini, che “avrebbe potuto dire una parola definitiva sull’ampiezza o i limiti del coinvolgimento di Sallaku”, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sallaku secondo il giudice (nonostante passate condanne per ricettazione e un’imputazione in un procedimento per estorsione), considerate anche l’avviata attività imprenditoriale e la direzione di società del mondo del calcio, non appare soggetto “che possa reiterare analoghe condotte o sottrarsi al prosieguo del presente procedimento”.

Per Del Ponte e Babei, entrambi accusati di associazione a delinquere assieme a Iannone, a differenza di Sallaku e Bidini che si vedono contestati ruoli minori, passano dalle sbarre di Canton Mombello (Sallaku e Bidini erano invece reclusi nella casa circondariale di Cremona) ai domiciliari. Il primo, napoletano 33enne residente in città e assistito dall’avvocato Davide Garbetta, martedì si è difeso nell’interrogatorio sostenendo di aver conosciuto Giovanni Iannone, di essersi quindi avvicinato al campo dell’edilizia e di aver ricevuto da Iannone la richiesta di diventare amministratore di una società (la Beton 69) dietro la promessa di denaro, ma di essersi poi defilato, in assenza di pagamenti regolari, dopo aver firmato qualche documento ma senza nemmeno aver frequentato gli uffici. Per il secondo, romeno 34enne residente a Cremona, accusato di un coinvolgimento come socio e amministratore di svariate ditte nella gestione societaria illecita e nella movimentazione di mezzi pesanti oggetto di appropriazione indebita, l’avvocato Francesco Ferrari martedì ha dichiarato che “la sua posizione si è chiarita”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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