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Unioni civili, ancora nulla di fatto e la maggioranza rischia su numero legale

Alla terza riunione della commissione Trasparenza, il regolamento per istituire il registro delle unioni civili arranca ancora. Quella di oggi pomeriggio doveva essere la riunione decisiva per passare oltre le questioni ideologiche e avviare il percorso, verso la sua istituzione, come da mandato del Consiglio Comunale (sollecitato in origine da una mozione di Filippo Bonali, Sinistra per Cremona). Invece si è ripetuto più o meno quanto accaduto un paio di mesi fa, con le argomentazioni pro e contro in tema di diritti civili e concetto di famiglia che dividono anche sul piano nazionale i partiti di ispirazione cattolica (Ncd in testa, in questo caso), la sinistra e il Pd. Lo stesso sindaco (e la lista che lo sostiene, Fare Nuova la città) non sono particolarmente appassionati dell’argomento, difatti era partito dal primo cittadino l’input al Consiglio di valutare in sede di commissione l’eventuale istituzione del registro. Oggi pomeriggio però poco è mancato che i componenti di maggioranza andassero in minoranza, visto che un consigliere Pd assente (Giancarlo Schifano) non era stato surrogato. A farlo notare, il consigliere Giorgio Everet, Fi: “Interessa così tanto questo argomento alla maggioranza, che se non ci fossimo noi mancherebbe il numero legale”. In breve tempo è arrivato di corsa Luca Burgazzi, membro supplente.

Il registro viene descritto come un servizio ai cittadini che ne vogliano usufruire, da parte di Maria Lucia Lanfredi, M5S, che sempre in commissione ha portato anche la proposta del registro  sul testamento biologico. Rispondendo a chi come Fasani (Ncd) e Ghidotti (Fi), ritiene del tutto inutile se non una perdita di tempo (Ghidotti) stare a discutere su una questione che nemmeno a livello nazionale riesce a trovare una quadratura legislativa, Lanfredi ha detto “che non mi pare una proposta da extraterrestri. A Brescia l’hanno già approvato, Pavia si appresta a fare altrettanto. Si tratta solo di mettere a disposizione un’opportunità a chi lo desidera, di avere un servizio che al momento è negato. Penso ai casi in cui due conviventi che si amano non possono esercitare gli stessi diritti (scelte in campo medico, ad esempio) delle coppie spostate e questi diritti sono invece in mano a parenti che spesso si comportano da serpenti”.

Dall’altro lato, i distinguo di Maria Vittoria Ceraso, Luigi Amore e Alessio Zanardi: “La discussione è solo ideologica, se andiamo a spulciare nei vari regolamenti comunali (graduatorie degli asili, alloggi erp, ecc) vediamo che lo status di famiglia non garantisce per niente dei vantaggi che invece in altre situazioni ci sono”, ha detto Ceraso. Amore: “Oltre che di diritti vorrei anche sentire parlare di doveri quando si parla di accesso ai servizi. Mi risulta che in Comuni dove è stato istituito non ci sia poi un gran numero di iscrizioni, chissà come mai”. E in effetti pare che per accedere ai servizi comunali con agevolazioni varie, lo status di ‘single’ dia più vantaggi di quello di nucleo famigliare.

Bonali afferma che “la società è cambiata, chi afferma che la famiglia è una e una soltanto deve rendersene conto. In molte altre realtà ci si sta muovendo in questa direzione. Non mi sembra che i nuclei ‘di fatto’ siano in difetto rispetto alle coppie sposate in tema di educazione dei figli. Hanno esattamente pari dignità”.

Sul piano pratico, ancora un nulla di fatto, tant’è che l’assessore Rosita Viola ha concluso con  un “ditemi cosa devo fare, quale bozza di regolamento presentare in giunta, cosa pubblicare e per quanto tempo sul sito del Comune per coinvolgere la cittadinanza”.

E’ stata invece avvita nella stessa Commissione, l’istruttoria sull’istituzione del Registro dei testamenti biologici (Direttive anticipate di fine vita) con l’illustrazione della bozza di regolamento sulla quale i consiglieri sono stati chiamati ad esprimere i loro pareri. Questi i contenuti in breve del documento:
Il Comune è l’Ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. L’Amministrazione locale, nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa, tutela la piena dignità delle persone e ne promuove il pubblico rispetto anche in riferimento alla fase terminale della vita umana. A tal fine, fatta salva l’approvazione di un’apposita normativa nazionale in materia, considerata la mozione approvata in Consiglio comunale il 9 marzo scorso, si è pervenuti alla proposta formale di istituzione del Registro dei testamenti biologici.
La tematica del testamento biologico da diversi anni è al centro di un articolato dibattito sia in ambito scientifico, sia in ambito giuridico, tenuto conto che essa investe trasversalmente questioni di ordine clinico-medico, etico-religioso e di inquadramento generale nell’ordinamento giuridico italiano. Al riguardo, l’indirizzo giuridico prioritario fa riferimento all’art.32 della Costituzione, laddove si dichiara che “nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.
Inoltre l’Italia ha ratificato, con la legge 28 marzo 2001 n.145, la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (anche detta Convenzione di Oviedo del 1997), nella quale si stabilisce che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”.

g.b.

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