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Due tentati ricatti sessuali in 7 giorni Un cremonese di trent'anni bersagliato

Due tentativi di ricatti sessuali in sette giorni. Un 30enne cremonese è stato bersagliato nel corso dell’ultima settimana dai cyberdelinquenti. Il fenomeno delle trappole tese tramite pc continua a coinvolgere malcapitati di Cremona. E questa volta un cittadino è stato coinvolto in ben due casi diversi nell’arco di breve tempo. La dinamica ricorda quelle precedenti. L’uomo si è trovato un nuovo utente dal nome femminile tra i contatti di Skype. Ha risposto ad alcuni messaggi e nel giro di qualche minuto dall’altra parte è iniziato il tentativo di “scaldare” la conversazione, con frasi tipo: “Sono sola in casa e sono annoiata, mandami una tua fotografia”, “possiamo vederci con la webcam e divertirci un po’ con del sesso virtuale”. Tutto in inglese, sette giorni fa. Il 30enne, consapevole dei rischi considerati i numerosi episodi riportati dai media locali, non ha abboccato. Ha effettuato un po’ di ricerche e ha notato che le frasi erano identiche (il classico copia e incolla dei malviventi 2.0) a quelle contenute in denunce pubblicate da alcune vittime su siti anglofoni. Immediata la chiusura della conversazione. Cosa sarebbe avvenuto in caso di assenso alla chiamata via webcam? Sarebbe stato registrato un video da parte della presunta ragazza annoiata e successivamente la sedicente giovane dalle apparentemente semplici voglie particolari, o meglio l’organizzazione che in realtà c’è dietro di lei, avrebbe pubblicato il video in rete chiedendo soldi in cambio della rimozione. Oppure avrebbe tentato impossessarsi di informazioni personali e denaro chiedendo di accedere ad un sito esterno per avviare la chiamata via webcam, sito esterno che avrebbe richiesto, appunto, registrazione con dati di carta di credito, “ma solo per verificare la maggiore età dell’utente, nessun addebito di pagamento”, la rassicurazione (non così rassicurante) pronta in queste circostanze dall’altra parte della connessione.

Non è tutto. Nella mattinata di mercoledì una situazione simile. Altro contatto. Altro nome femminile. Altro approccio con sviluppo “piccante”. Parole differenti, sempre in inglese, ma simili ad alcune frasi contenute in altre denunce presenti sul web. Nemmeno questa volta, chiaramente, il 30enne cremonese ha abboccato. “Mi chiedo dove abbiano preso l’indirizzo dell’account per contattarmi – riflette l’uomo -. Una di loro, a esplicita domanda, ha semplicemente risposto di averlo preso da un elenco, un’affermazione vaga e forse nemmeno vera”. In genere i cyberdelinquenti attingono a risorse web su cui in maniera incauta gli utenti hanno reso visibili a tutti i loro recapiti elettronici, come ad esempio i social network. Il cittadino in questione non è caduto nel tranello e non si è rivolto alla polizia postale, in caso di dubbi o timori è però sempre possibile fare riferimento alle forze dell’ordine.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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