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Vittima di usura, tentò il suicidio: persecuzioni a imprenditore

Modalità “tipiche delle tecniche di usura nei confronti di imprenditori e di altri soggetti in difficoltà ormai ‘collaudate’ da soggetti legati alla ‘ndrangheta in Emilia e in Lombardia”. E’ quanto scrive il giudice Guido Salvini nella motivazione della sentenza nei confronti di Salvatore Colacino, 42 anni, di Suzzara ma residente a Cremona, condannato il 7 aprile scorso a cinque anni di reclusione e ad una multa di mille euro per le accuse di usura, tentata estorsione e lesioni personali.

Vittima, un imprenditore bresciano di 46 anni, perseguitato, malmenato e minacciato, arrivato ad un punto di disperazione tale da tentare persino il suicidio. L’imputato, coinvolto anche nell’ultima maxi operazione contro la ‘ndrangheta condotta dalla Dda di Bologna, avrebbe infatti approfittato delle difficoltà economiche dell’uomo, prestandogli denaro per poi farselo restituire con interessi usurari, pari ad oltre il 50%. Nella vicenda c’è un altro imputato, Maurizio Bussatori, 42 anni, di Lodi, residente a Casalpusterlengo, che ha scelto il rito ordinario. L’uomo è stato rinviato a giudizio per usura.

Nella motivazione, il giudice fa riferimento alla “velocità con cui all’inizio del rapporto con l’imprenditore, Colacino gli ha erogato somme sostanziose senza alcun accertamento sulla sua situazione economica complessiva; alla ‘progressione’ del prestito iniziato con somme significative ma ancora non molto elevate e proseguito con somme assai maggiori”. “Si pensi ancora”, scrive il giudice, “alla ‘copertura’ del prestito a  usura con fatture fittizie e alla capacità di Colacino di acquisire notizie riservate sulla posizione della vittima e sull’attesa erogazione del leasing di cui Colacino stesso si sarebbe appropriato presso funzionari di istituti di credito”.

Per il magistrato, “ci si trova di fronte alla forma tipica che l’attività usuraria ha assunto nel recente periodo, un’operazione del tutto identica alle molte gestite da uomini della ‘ndrangheta e descritte nell’indagine Aemilia”. “Quanto alle ripetute minacce estorsive”, si legge nella motivazione, “esse sono il ‘naturale’ sviluppo, in casi simili, di un’operazione di usura, e Colacino è anche certamente il mandante dell’aggressione subita dall’imprenditore il 27 aprile del 2012 da parte dei due uomini giunti con uno scooter”.

Quel giorno la vittima, su richiesta di Bussatori, aveva raggiunto via Boschetto. Mentre i due stavano parlando del consueto tentativo della società dell’imprenditore di ottenere un prestito, si era avvicinato uno scooter con due persone a bordo. Dopo essere sceso, il passeggero, insultando e colpendo la vittima al volto con un oggetto metallico, aveva gridato all’imprenditore che doveva restituire i soldi a chi glieli aveva prestati.

Nemmeno un mese dopo, il 46enne, disperato, aveva tentato di togliersi la vita. Anche dopo il tentativo di suicidio, Colacino e Bussatori erano andati avanti, rivolgendosi alla moglie dell’imprenditore per recuperare le somme che vantavano. Nel giugno 2012 per entrambi erano scattate le manette.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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