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Carenza organico: Avvocati in agitazione in favore del tribunale

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Foto Sessa

Si muovono anche gli avvocati per far fronte al grave problema della carenza di personale all’interno del tribunale di Cremona.  E si muovono proclamando lo stato di agitazione “in favore del tribunale, per cercare di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema che rischia di mettere in crisi l’accorpamento”. E’ quanto è stato comunicato oggi pomeriggio nello studio dell’avvocato Luca Genesi, presidente della Camera Penale “Sandro Bocchi” di Cremona e Crema, presente all’incontro insieme alla vice presidente Maria Luisa Crotti e ai colleghi Alessio Romanelli, Maria Laura Quaini, Gianluca Pasquali e Sergio Fiori. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche gli avvocati Eustacchio Porreca, di Brescia, ed Emilio Gueli, di Bergamo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Camera Penale della Lombardia Orientale.

Una decisione, quella degli avvocati della Camera Penale, arrivata dopo una lettera inviata al ministro della Giustizia Andrea Orlando e dopo il colloquio con la presidente del tribunale Ines Marini, che il 10 giugno scorso a Roma aveva incontrato personalmente il ministro. In quell’occasione, Orlando aveva sì manifestato la disponibilità di attivare le mobilità, ma aveva anche sottolineato che per la penuria di risorse non sarebbe stato possibile fare nulla, ed aveva consigliato di ridurre il numero delle udienze. Inaccettabile, per gli avvocati, che hanno sottolineato come, proprio a causa della mancanza di personale qualificato, si siano creati problemi per l’utenza, come ad esempio la riduzione dell’orario di apertura delle cancellerie.
“Ci rivolgiamo ai parlamentari locali”, ha detto il presidente Genesi, “che avevano promesso che l’accorpamento non avrebbe creato problemi, per insistere affinchè il ministro cambi la propria posizione”. “Per ora”, ha fatto sapere Genesi, “abbiamo proclamato lo stato di agitazione, stato che potrebbe anche trasformarsi in astensione della durata che riterremo più opportuna”.

Dei 6 dipendenti in organico trasferiti in altre sedi in seguito all’interpello del 2 luglio dell’anno scorso (tre funzionari giudiziari, due cancellieri e un assistente giudiziario), 3 sono stati trasferiti al tribunale di Lodi che avrebbe dovuto accorparsi al tribunale di Cassano d’Adda. Un accorpamento che poi non è andato in porto: Cassano d’Adda si è accorpato a Milano e a Lodi è rimasto un esubero di personale.
“Noi, a differenza di Lodi”, ha sottolineato l’avvocato Crotti, “l’accorpamento lo abbiamo fatto per davvero. Siamo riusciti ad affrontare un accorpamento che nessuno ha chiesto, né voluto, un accorpamento che non si sa se ha portato risparmio, ma di certo non ha portato efficienza. Se le udienze penali le riduciamo, significa che avremo più prescrizioni, noi invece vogliamo fare un discorso di efficienza e di giusto processo”.

“Niente risorse, riducete le udienze” è una frase che ha ‘infastidito’ anche Emilio Gueli: “Il nostro ruolo è anche quello di denunciare, e dire di ridurre le udienze non è un servizio di giustizia. Il problema non si risolve nemmeno riducendo gli orari delle cancellerie. Una falsa promessa, quella di portare qui il personale di Crema per poi permettere che se ne andasse a Lodi. Non vedo perché non si possa destinare personale dell’amministrazione provinciale al settore giustizia. Per farlo, basterebbe una volontà politica per risolvere i problemi e avere una giustizia penale snella, efficiente ed efficace”. “Questo è un momento di emergenza”, ha continuato Gueli, “la gente vuole giustizia, vuole che la struttura sia efficiente”.

“E’ paradossale”, ha commentato a sua volta Eustacchio Porreca, “che in una sede come quella di Cremona che non ha frapposto ostacoli ad un accorpamento per concentrare le risorse e realizzare un maggior standard di qualità, si trovi in condizioni così drammatiche, tanto da non poter fornire una quotidiana efficienza degli uffici, così come è paradossale che a Lodi ci sia un eccesso di personale”. “Il cattivo funzionamento della giustizia”, ha continuato Porreca, “equivale alla denegata giustizia che si traduce in uno sfilacciamento del tessuto sociale. Si ha l’impressione di vivere in un paese dove tutto è lecito e tutto è permesso. Noi siamo disponibili ad ogni forma di aiuto, però l’efficienza non si consegue riducendo le garanzie. Avere una giustizia perfetta è diverso dal continuare a navigare a vista”. “La nostra battaglia”, ha concluso il presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale, “è nell’interesse generale affinchè si raggiunga  qualità dell’amministrazione della giustizia”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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