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Bancarotte pilotate, restano in carcere i Catapano

hermes

Si avvicinavano a imprenditori in difficoltà economiche, delineavano ghiotti progetti di ‘salvataggio’ ma alla fine tutto si risolveva con lo ‘svuotamento’ delle società e con fallimenti ‘pilotati’. Nella trappola della famiglia campana dei Catapano, secondo l’accusa, era finito anche Lino Cauzzi, classe 1942, originario della provincia di Mantova. Tra gli alberghi che gestiva c’era anche l’Hermes Hotel di Cremona. Alberghi che gli erano poi stati di fatto ‘scippati’ dai Catapano stando alle indagini. Ora c’è la sentenza del Gup di Padova Lara Fortuna. I Catapano restano in carcere.

Questo il quadro accusatorio: l’omonimo gruppo imprenditoriale, fondato da Giuseppe Catapano, 46enne di Ottaviano (Napoli), nel 2009 era stato capace di appropriarsi della gestione degli hotel, lasciando a Cauzzi solamente i debiti; ci era riuscito grazie a promesse e ad un accordo firmato sotto la minaccia di una pistola. Poi era arrivata la denuncia di Cauzzi ai carabinieri e alla guardia di finanza. E nel marzo del 2011 la ‘decapitazione’ della holding imprenditoriale dagli interessi sconfinati (finanza, consulenze, alberghi, editoria e molto altro). Quattordici ordinanze di custodia cautelare grazie alle indagini dei carabinieri di Padova: in carcere anche il fondatore Giuseppe. Ipotesi di associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, truffa e falso in atto pubblico, aperte le porte del carcere. A maggio, il quindicesimo arresto: fermata in Spagna la mente finanziaria, il 41enne Carmine Vincenzo Catapano.

Ieri, giovedì, il gup di Padova, nell’udienza preliminare dell’inchiesta sulle bancarotte pilotate, ha respinto diverse richieste di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere e ha disposto la “revoca del sequestro preventivo e la restituzione all’avente diritto Cauzzi Lino (che si costituisce parte civile con una richiesta di risarcimento di 23 milioni di euro, ndr) dei beni sottoposti a sequestro preventivo in data 14.6.2011 (Hotel Touring e quanto in esso contenuto)”. Tra chi resta in carcere, dopo i patteggiamenti, ci sono Giuseppe (4 anni e 5 mesi) e Carmine Vincenzo Catapano (3 anni e 4 mesi). Altre posizioni da valutare nell’udienza del 10 novembre.

Anche un fascicolo della Dda di Napoli parla dei Catapano; e spunta l’ombra della camorra, con la loro presunta vicinanza alla famiglia dei Gionta di Torre Annunziata.


 

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