Un commento

Il primario oculista in manette per l’omicidio di Claudia e Livia

Iori, Claudia, Livia e conferenza stampa

La scena è straziante. La 42enne Claudia Ornesi e la figlia Livia, di due anni, vengono ritrovate distese su letti diversi e senza vita dal padre della donna, Stefano. E’ la mattina del 21 luglio scorso e il decesso risale alla nottata precedente. Attorno ai due corpi bombole di gas aperte con fornelli da campeggio. In cucina, sul tavolo, dieci blister vuoti di ansiolitico Xanax: mancano 95 pastiglie e sulle confezioni non ci sono più quei dati da cui è possibile risalire al percorso fatto dal prodotto. Il dolore, per quei decessi in via Dogali, scuote tutta la città di Crema. Si parla nelle prime ore di omicidio-suicidio. Non mancano accenni a una possibile depressione di Claudia. Le indagini partono a a ritmo serrato. Qualcosa non quadra per gli investigatori. Si ascoltano familiari e amici. Vengono disposte intercettazioni. Si controllano elementi sul campo. Quanto raccolto porta dritto all’ex compagno della 42enne: il primario di oculistica dell’ospedale cremasco, e padre di Livia, Maurizio Iori.

Iori, nato a Parma 49 anni fa, è finito in arresto nella mattinata di venerdì e nel corso delle perquisizioni ulteriori indizi raccolti hanno rafforzato l’accusa. Claudia e Livia, narcotizzate e uccise con il gas. Sarebbero morte in questo modo. Il gesto estremo della donna, una messa in scena.

NESSUN ABBRACCIO TRA CLAUDIA E LIVIA

Il quadro non è quello tipico di un omicidio-suicidio che coinvolge madre e figlia. La donna, nel letto matrimoniale. Nel lettino, invece, il corpicino di Livia. Manca l’abbraccio finale. Gesto che caratterizza la drammatica ed estrema azione di una mamma. Lontane. Decedute così per scelta di qualcun altro: le indagini hanno fatto emergere questo inquietante scenario. L’omicidio-suicidio non ha convinto dall’inizio gli investigatori. Nessuna lettera di addio. Nessuna depressione. Claudia è sempre descritta come una persona solare. Sui corpi, non sono stati notati segni di violenza. Qualcuno di molto vicino può essere il colpevole. Fondamentale, come sottolineato in una conferenza stampa organizzata in tribunale nel pomeriggio – poche ore dopo l’arresto di Iori – l’attività di sopralluogo della polizia scientifica nell’appartamento di via Dogali.

LACUNE E INCONGRUENZE NELLE PAROLE DI IORI.  E DA CLAUDIA NESSUN SEGNO DI MALESSERE: AVEVA DA POCO ORGANIZZATO LE VACANZE

Da Iori contraddizioni sugli spostamenti nella serata del 20 luglio. Contrastanti sin dai primi momenti, inoltre, le versioni dei familiari e del primario, soprattutto in ragione del fatto che Claudia Ornesi non soffriva di depressione e non aveva mai manifestato propositi suicidi. Aveva da poco organizzato le sue vacanze. E nessuno, è accertato, le aveva mai prescritto ansiolitici, come quelli trovati in casa. Per ricostruire il puzzle l’attività degli uomini della squadra mobile di Cremona, guidata da Sergio Lo Presti, e del commissariato di Crema, capeggiato da Daniel Segre. L’impegno è stato ricordato in conferenza stampa dal questore Antonio Bufano: “Hanno percorso chilometri e chilometri, dentro e fuori la provincia, per raccogliere prove e indizi”.

PROBLEMI ATTORNO ALLA FIGLIA

Il movente ruoterebbe attorno alla piccola Livia. La mamma chiedeva per lei più attenzione, più dignità e un riconoscimento sociale. Al pari di quanto costruito da Iori in altre relazioni (l’uomo non aveva mai convissuto assieme a Claudia e di recente si era sposato con un’altra donna dalla quale aveva avuto un’altra bambina). Tra la 42enne e il primario rapporti non sembravano particolarmente tesi. Livia era stata riconosciuta, ma pare che Iori cercasse quasi di nascondere la sua presenza. La questione movente, comunque, sarà oggetto di ulteriori approfondimenti degli investigatori. E’ da chiarire nel dettaglio.

DA ISTIGAZIONE AL SUICIDIO A OMICIDIO – INTERCETTAZIONI, TRACCIATI TELEPASS E CELLE TELEFONICHE

L’indagine è stata tratteggiata a poche decine di metri dal luogo di lavoro dell’oculista arrestato per l’omicidio di mamma e figlia. L’ospedale di Crema è proprio accanto al tribunale. E in tribunale una conferenza stampa ha fatto emergere l’attento operato della polizia, che ha demolito le ricostruzioni – contraddittorie e lacunose – fornite dall’uomo. Se inizialmente era stato iscritto nel registro degli indagati per istigazione al suicidio, l’ipotesi è ben presto tramutata. Dalla polizia intercettazioni, analisi sulle celle telefoniche, raccolta di informazioni da amici e parenti delle vittime e soprattutto verifiche sul campo. Gli investigatori hanno incrociato tabulati e tracciati del telepass dell’auto usata da Iori. Hanno verificato il numero seriale dei lotti di produzione delle bombole di gas e degli erogatori che hanno determinato la morte e che sono stati trovati nella casa di via Dogali. Da qui sono risaliti ai punti vendita. Si tratta di bombole acquistate solo alcuni giorni prima dei due decessi. I tracciati telepass e le celle agganciate dal cellulare dimostrano che Iori era proprio nei pressi delle località dove gli oggetti sono stati comprati: a Carugate (Milano) e Lodi, in due centri commerciali. Dalle testimonianze l’esclusione della possibilità che l’acquisto fosse stato fatto da Claudia Ornesi. Registrazioni telefoniche: dubbi sull’autenticità di alcune condotte del professionista riguardanti il tragico evento anche dalla sua stessa cerchia familiare. La sera prima del ritrovamento dei corpi, inoltre, Iori sarebbe stato atteso proprio a casa dell’ex compagna. Casa dove, secondo testimonianze, fino a poco prima di cena non vi era traccia di bombole di gas. Nel tardo pomeriggio di quest’utlimo giovedì l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (chiesta dal sostituto procuratore Raffaele Pesiri al gip del tribunale cremasco Antonio Ferrari) a carico di Iori. La mattina successiva l’arresto, accolto con freddezza da Iori, bloccato all’uscita di casa e accusato di duplice omicidio premeditato. Poi il trasporto nel carcere di Cremona.

CONFERENZA STAMPA – ULTERIORI ACCERTAMENTI IN CORSO

Nel pomeriggio di venerdì in tribunale, a Crema, la conferenza stampa alla presenza di Daniela Borgonovo, procuratore della Repubblica, del questore Antonio Bufano, del dirigente della squadra mobile di Cremona Sergio Lo Presti, del sostituto procuratore Raffaele Pesiri e di Daniel Segre, a capo del commissariato di Crema. Gli elementi, come detto, portano a Maurizio Iori. “Ipotesi accusatoria inquietante per organizzazione e freddezza”. Parole del procuratore della Repubblica Borgonovo, che ha spiegato come l’arresto sia legato anche al rischio di inquinamento delle prove. Ulteriori indagini, ha affermato, sono in corso ed è stato utile il silenzio, l’assenza di fughe di notizie. Si va avanti con attenzione e cautela. L’impegno e il sacrificio della polizia, come già scritto, è stato evidenziato dal questore Bufano. Sulla stessa linea il capo della squadra mobile Lo Presti: “Da sottolineare l’importanza del sopralluogo della polizia scientifica”. Elogiata dal procuratore Borgonovo l’intensa attività della polizia. Citati, tra gli altri, il sostituto commissario Epicoco, l’ispettore capo Bonazzoli, il sovrintendente Brugnoni, l’assistente capo Dall’Oca e l’ispettore capo Torrisi.

Michele Ferro


 

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