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Omicidio di Crema, il racconto shock del papà di Claudia

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Sopra, Gianstefano Ornesi e Iori tra i suoi due avvocati (foto Francesco Sessa)

Si è aperta in mattinata la seconda udienza in Corte d’Assise, a Cremona, del processo al medico Maurizio Iori, accusato dell’omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi e della figlia di due anni, Livia. Il papà di Claudia, Gianstefano Ornesi, è stato il primo ad essere sentito. “Sono entrato in shock, in confusione”, ha detto, ricordando i terribili momenti del ritrovamento dei corpi senza vita della figlia e della nipotina, la mattina del 21 luglio del 2011, nella camera da letto della loro abitazione di via Dogali, a Crema.

IL RACCONTO DEL PAPA’ DI CLAUDIA

In aula, Ornesi era visibilmente agitato. Mentre parlava al microfono, alle sue spalle, sullo schermo, scorrevano le fotografie degli interni della casa dove si è consumata la tragedia e dei corpi delle due vittime. Claudia, nel suo letto, e la bambina, invece, accanto, nel lettino. Una scena straziante. Il padre di Claudia, davanti ai giudici, ha detto: “Ho visto mia figlia al centro del letto, vestita. Sotto gli avambracci, un color viola. Livia era nel suo lettino col viso rivolto verso la mamma”. Ha aggiunto: “I polpacci di Claudia erano freddi. Ai piedi del letto c’era una bombola di gas da campeggio. Mi sono reso conto della morte dopo aver toccato la mia Claudia“.

“MIA MOGLIE DICEVA: CHIAMATE IORI, ERA QUI IERI SERA E DOVEVA CUCINARE LUI”

Gianstefano Ornesi, in stato confusionale, ha detto di non aver avuto la forza di chiamare il 118. Ha raccontato di essere sceso dal vicino di casa a cui ha chiesto aiuto e di aver chiamato la moglie: “Vieni qui subito, vieni qui subito”. “Quando è arrivata in bicicletta, l’ho abbracciata e le ho detto: ‘Pasqualina, i nostri due tesori non ci sono più’. A quel punto mia moglie si è messa a urlare e ha detto: ‘Chiamate Iori, chiamate Iori, perché ieri sera era qui da Claudia e doveva cucinare lui’. Poi ci hanno portato in questura”. Durante la sua lunga testimonianza, durata più di due ore, Ornesi ha anche affermato: “Tutti i giorni andavo a trovare Livia, da lunedì alla domenica. Spesso di mattina. Quella mattina ho trovato la porta chiusa e ho dovuto aprire con le mie chiavi. La porta della camera da letto era socchiusa e ho sentito un odore dolciastro. Ho visto sul tavolo della cucina, allineati, dei contenitori di pastiglie che Claudia non usava. Allora ho aperto adagio la porta della camera da letto e a quel punto ho visto mia figlia”. Commosso, Ornesi ha ricordato la piccola Livia: “Era una bambina buona, brava e bella come sua madre”. Su Iori: “Non l’ho mai conosciuto. Mai si è fatto sentire dopo i fatti e non ha nemmeno pagato i funerali”.

IL NOME IORI SUL CITOFONO DELL’APPARTAMENTO DI VIA DOGALI

“Iori non voleva che arrivasse a casa sua o a casa di sua madre corrispondenza su Livia”, ha spiegato Gianstefano Ornesi. “Per questo motivo sono stato io a voler mettere sul citofono il cognome Iori”. Ornesi ha anche aggiunto che Iori provvedeva al mantenimento di Livia, corrispondendo a Claudia “prima 300, poi 400 euro”. Secondo il padre della vittima, il medico andava a far visita alla figlia “ogni 15 giorni, una volta al mese”. “Era Claudia a pagare le spese condominiali”.

I RAPPORTI DELLA COPPIA SI SONO INTERROTTI QUANDO LUI ASPETTAVA UN FIGLIO DA UN’ALTRA

“Nel marzo del 2011”, ha continuato a raccontare papà Ornesi, “Iori si è sposato. Claudia l’ha saputo a maggio grazie a sua sorella Paola.  Io ho sempre detto a Claudia che si era innamorata dell’uomo sbagliato. Lui era sempre ostile, metteva davanti la sua onorabilità e il suo prestigio”. “Iori e mia figlia”, ha ricordato il papà della vittima, “hanno continuato a frequentarsi fino a quando lei ha saputo che lui aspettava un figlio da un’altra donna. Dopodichè i rapporti si sono interrotti e lei gli ha chiesto di occuparsi solo di Livia”.

Dopo la testimonianza del papà della Ornesi, la corte ha sentito la testimonianza del vicino di casa, al quale Gianstefano ha chiesto aiuto, e quelle dei medici e delle infermiere intervenuti subito dopo la chiamata al 118. “Ho visto Claudia sdraiata sul letto”, ha riferito il vicino. “Era morta. Poi ho visto la bambina nel lettino. C’era puzza di gas e ho consigliato al papà di Claudia di aprire la finestra. Ho visto numerosi blister sul tavolo della cucina.

LA TESTIMONIANZA DEL MEDICO: I BLISTER SUL TAVOLO DELLA CUCINA E LE BOMBOLE DA CAMPEGGIO SUL LETTO E SULLA SEDIA

Al suo arrivo, il medico del 118 ha trovato i corpi senza vita di madre e figlia. “Preso dall’agitazione e dallo sconforto, ho preso gli strumenti per cercare di rianimare la bambina, ma subito mi sono accorto che non c’era più nulla da fare. La morte risaliva ad alcune ore prima. Ho visto i fornelletti da campeggio vicino al letto, mentre in zona cucina c’erano dieci blister di farmaci con dieci compresse ciascuno di Xanax“. Nella sua testimonianza, il medico ha raccontato di aver prima toccato i cadaveri e poi, sempre con gli stessi guanti, di aver preso “sul bordo e poi rigirati” i blister del medicinale. Ecco perchè, secondo l’accusa, sui contenitori del farmaco sono state rilevate le impronte della vittima. Diversamente da quanto sostenuto dalla difesa, secondo cui la donna li avrebbe presi per togliersi la vita, per il pm Aldo Celentano ci sarebbe stato un trasferimento proprio in seguito all’intervento dei medici, che avrebbero trasferito tracce di Dna della vittima sui blister ritrovati in cucina. “C’era puzza di gas”, ha ricordato a sua volta un’infermiera, che ha detto di aver visto un fornellino ai piedi del letto della mamma, uno nella culla della bambina, uno sulla sedia e un’altro vicino ai piedi della sedia della camera da letto.

Sara Pizzorni
Michele Ferro

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  • MARE MOSSO
    Non salirei mai su una barca a vela condotta dalla Benemerita, la Morandi Francesca, dirittologa della Provincia, quotidiano eccetera, sicuro che prenderebbe tutti i venti al contrario. Processo Iori. Nel compitino di sabato, Iori è un malvagio senza scusanti; in quello di mercoledì, la Difesa mostra tutti gli errori dell’Accusa.
    Che sarà successo nell’intervallo?

    Cremona 25 10 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • IL PROCESSO PRESSAPOCO
    Il Pubblico ministero, uomo gentile, spiega alla Corte di Assise: chiedo scusa se ho convocato a testimoniare mezza Crema, ma voglio dare la certezza che se qualcosa fu spostato nella casa del delitto, ebbene, ciò fu dovuto all’alto numero di persone che per un motivo o l’altro entrarono.
    Ecco, la scelta di spiegare alla Corte e al popolo perché il disegno del delitto presentato dall’Accusa non ha un elemento pratico, uno solo, che lo conforti, fuor che il dottor Iori cenò con le vittime, come faceva spesso! Altro che fermarsi nei dettagli insignificanti richiesti in forma scritta e pesantemente provocatoria dalla Suprema Corte di Cassazione!
    E’ una recita che non meriterebbe il piccolo palco di un Tribunale di provincia, è un copione da Milano o Roma: a Iori non basta, addormentate le vittime, 95 pastiglie di Xanax mischiate al cibo, o qualche boccone immerso nello Xanax, la Procura deve ancora accertarlo, meticoloso, anche alla bimba di due anni che potrebbe accorgersi che la si voglia asfissiare, girare il gas, no, va in giro per farsi beccare mentre compra le bombolette, non vuole che si sappia della relazione e gli sfugge che il suo nome è sulla cassetta delle lettera e sul campanello, insomma un criminale tanto sprovveduto che, appena giunta, la madre e nonna delle vittime urla: chiamate Iori, era qui ieri sera e ha preparato la cena! Giustamente Procura e Riesame insistono per tenerlo in carcere contro il parere della Cassazione: un tipo del genere potrebbe ammazzare la amanti che ancora gli restano senza nemmeno accorgersene!
    Non sono un innocentista, cari lettori che a volte sento spingere alla condanna facendo tutt’uno del dongiovanni di successo, manco seducesse minorenni o quasi, all’omicida: Iori potrebbe anche esserlo, ma se non volete capiti in futuro a voi, anche per un processo meno banale, chiedete prima di tutto il rispetto della regola principe, i processi si facciano sulle prove, non sulle possibilità, che per definizione sono infinite. Tenetevelo bene a mente, colpevolisti per antipatia: oggi Iori, domani a voi!
    Rimedi? Stabilito che nessun limite esterno deve essere posto al Giudice, men che meno quello politico, pena sparisca la giurisdizione, suggerisco il “sistema Minetti” affidato alla pubblica opinione, che ha il potere e il dovere di controllo.
    Non ci si limiti a scrivere in generale, di fretta, di casi vittime imputati e giudici: si immortalino con nomi cognomi indirizzi e foto i responsabili costruttori del romanzo processuale, in modo che siano riconoscibili, anche quando escono a bere il caffè o alla spesa del supermercato, da quel popolo sovrano per cui operano. Segnati a dito: ecco chi ha scoperto come è possibile far ingoiare 95 novantacinque pastiglie, propinandole, occhio a quel significato di “propinare”, alla vittima senza che se accorga!

    Cremona 25 10 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • PERSEVERARE DIABOLICUM
    Digerita la tosata che le ho dato l’altro giorno, la Morandi Francesca, Benemerita dirittologa della Provincia, quotidiano unico eccetera, torna a demolire l’immagine di Iori: si salvasse dall’ergastolo, almeno si vergogni per il resto dei suoi giorni; ma stavolta, è doveroso ammetterlo, con maggiore abilità.
    Due paginone di cronaca dove c’è un po’ di tutto, in mezzo però due quadretti. Ricorderete come secondo l’Accusa Iori avrebbe ucciso ex amante e figlioletta per paura che la relazione diventasse nota, e che la Difesa, oltre all’enormità della tesi, avesse sottolineato che il cognome Iori della bimba fosse addirittura sul campanello di casa. Quadretto a cura della Benemerita: “Smentisce la Difesa. Il cognome sul campanello? L’ho messo io.” E di seguito la testimonianza di papà Ornesi, come se, agli effetti della notorietà del fatto, cambiasse qualcosa il nome dell’autore! E, nelle due paginone di cronaca, bravo il lettore che trovi la testimonianza del vicino di casa, che dice tranquillamente di aver saputo che la bimba era figlia di Iori, non dalla madre, ma perché lo dicevano tutti……
    Ancor più efficace l’altro quadretto: “Non ha pagato le spese funebri” e giù la verità del padre Ornesi, che rincara anche: mai chiesto dove fossero sepolte. Ora, il luogo di sepoltura si può sapere in tanti modi, e chiunque può immaginare la rispostaccia che si sarebbe presa Iori nel presentarsi da loro per le spese, ma l’importante è demolirlo, non basta il rischio concreto di ergastolo in un processo dove le prove volteggiano nell’immaginario, no, nella cronaca della Benemerita, del resto l’ha permesso la Corte in aula, c’è spazio anche per un: “avevo un giudizio negativo di lui come uomo, come medico, come padre.”
    Ora, il massimo rispetto per la morte, cui non c’è rimedio, ma non per questo Iori deve passare da uomo il cui quotidiano sia greve di insensibilità, appena prima della delinquenza. Maschio di successo, come altri, di cui si parla con ammirazione mista a invidia fin che il tutto resta nella norma, le sue donne non sono ragazzine che non sanno ciò che fanno. Anche dalle udienze, la testimonianza del padre, risalta lo struttura del rapporto tra Iori e Claudia: si sono conosciuti nel 2006, lui professionista di successo di 44 anni, divorziato con figli, lei impiegata part time di 37, relazione senza convivenza che si interrompe dopo due anni, alla gravidanza che lui non vuole e lei porta avanti. Umano, troppo umano, come risulta chiaramente dai numeri, però schifosamente umano solo per lui: perché?

    Cremona 26 10 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info