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Favoreggiamento prostituzione, due anni e sei mesi agli imputati

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Favoreggiamento della prostituzione: con questo reato il collegio dei giudici (presidente Francesco Sora, a latere Giulio Borella e Andrea Milesi) ha condannato a due anni e sei mesi ciascuno Francesco Spelta, 32 anni, imprenditore edile di Bonemerse, e Marlene Bassanesi Da Silva, 45 anni, brasiliana. Per ciascuno, il pm Francesco Messina aveva chiesto una pena di sei anni e 5.000 euro di multa. Gli imputati erano accusati di sequestro di persona finalizzato allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale, lesioni e minacce. I giudici, però, li hanno ritenuti colpevoli del solo reato di favoreggiamento della prostituzione. La sola Bassanesi è stata anche condannata ad una pena di cinque mesi per lesioni nei confronti di una connazionale.

I due imputati erano già stati denunciati nell’ottobre del 2006 per favoreggiamento della prostituzione gestita su Internet, e arrestati nel novembre successivo per reati definiti dal pm Messina “di particolare ferocia”. Spelta, incensurato, proprietario con il padre di alcune proprietà immobiliari, era il gestore di “scambiodienergia.net.”, sito oscurato e sottoposto a sequestro dalla procura, mentre la donna esercitava la prostituzione in uno degli appartamenti di proprietà dell’imputato.

A denunciare la coppia, che cinque anni fa ha avuto una bambina che ora vive in Brasile con il primo marito dell’imputata, è stata una 19enne brasiliana, per l’accusa fatta venire in Italia con la promessa di un lavoro e poi costretta a prostituirsi nell’appartamento di Spelta di via Giordano. Una casa dove in due diverse perquisizioni erano stati trovati falli di ogni tipo, vibratori dotati di telecomando, 300 preservativi, lubrificanti, frustini e attrezzature sadomaso. Qui Maria, la 19enne brasiliana, e un’altra sua connazionale, si prostituivano. “Lampante”, ha sottolineato il pm, “che in quell’appartamento si esercitasse la prostituzione”. Secondo l’accusa, Maria, 19 anni, di famiglia povera, con due figli (un bambino di 4 anni e un altro di pochi mesi), il padre anziano a carico, la madre morta, era stata avvicinata in Brasile dall’imputata, che girava con un furgoncino con la scritta “SpeltaItalia.it”. “Vieni in Italia e lavorerai nella mia impresa”, le aveva detto la Bassanesi, riuscendo a convincerla a fare i bagagli e a trasferirsi. Senza sapere una parola di italiano, senza conoscenze e senza un soldo, nel luglio del 2006 la giovane si era affidata alla connazionale, che però, una volta in Italia, l’aveva portata nell’appartamento di via Giordano.

Agli agenti della questura la ragazza racconterà di essere stata privata del passaporto e sottoposta per circa tre mesi alle angherie dei suoi aguzzini: picchiata, frustata, controllata a vista, minacciata, violentata (anche dagli stessi imputati), e spesso portata in un garage di Bonemerse di proprietà di Spelta dove subiva ogni genere di maltrattamenti. Senza contare le ritorsioni nei confronti dei figli e dei familiari rimasti in patria se lei non avesse fatto tutto ciò che i due imputati le dicevano di fare.

“A ottobre del 2006”, ha spiegato il pm, “la ragazza aveva paura che le cose degenerassero”. Verso fine mese infatti, Maria era stata caricata in macchina dai due imputati. Volevano portarla nel garage di Bonemerse per picchiarla. E’ stato allora che la ragazza era riuscita a fuggire, uscendo dal finestrino dell’auto. Impaurita e in stato di agitazione, era finita davanti alla questura. Agli agenti della squadra mobile e al sostituto commissario Gianluca Epicoco aveva raccontato la sua verità. Un racconto dettagliato e pieno di particolari, definito dagli investigatori e dallo stesso pm “credibile”.

Che in quell’appartamento si praticasse la prostituzione, lo aveva già confermato in aula anche uno dei clienti: Mario, macellaio di 40 anni, che conosceva già l’imputata. Era stata proprio lei a presentargli Maria, con la quale aveva avuto rapporti sessuali. Gli incontri  avvenivano spesso anche alla presenza della “maitresse”, che, a detta della giovane, interveniva violentemente con calci e bastonate se lei non acconsentiva alle richieste dei clienti.

Nella requisitoria, il pm, che ha definito gli imputati “violenti ed aggressivi”, ha attaccato la memoria dei legali della difesa: gli avvocati Cesare Gualazzini e Guido Calatroni per Spelta, e Gianfranco Abate per la Bassanesi. “La tesi difensiva è una tesi che non tiene conto dei fatti”, ha detto Messina. “I legali della difesa hanno cercato di far passare Spelta come un povero ragazzo traviato dalla Bassanesi, un benefattore che cercava di impedire alla sua compagna di fare la prostituta. Però insieme i due hanno aperto il sito cercando di sfruttare la prostituzione altrui e Spelta, in particolare, ha continuato a delinquere anche dopo che le indagini erano partite”.

I testimoni chiamati dalla difesa di Spelta avevano invece spiegato che Maria era libera di muoversi: era stata vista al bar o a comprare le sigarette, oppure al ristorante con la Bassanesi. A fine agosto del 2006 gli imputati l’avevano anche portata in vacanza in montagna. Per la difesa, la giovane si sarebbe inventata tutto per ottenere un biglietto gratuito di ritorno in Brasile.

Nel processo, la brasiliana era parte civile attraverso l’avvocato Francesco Chiodi, del foro di Brescia. Entro tre mesi il deposito della motivazione della sentenza.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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