Commenta

Assenza di tracce nella casa di via Dogali, è giallo sulle chiavi

iori-ev

Sopra, l’imputato in tribunale (foto Francesco Sessa)

I periti del pm, da sinistra Giuffrida e Gugliandolo

Dodicesima e penultima udienza del processo contro Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema accusato di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la figlia Livia, di due anni, trovate cadaveri nel loro appartamento di via Dogali nell’estate 2011. Per la procura, morte provocata dall’oculista con un mix di Xanax (nel cibo) e gas (butano all’ottanta per cento e propano al venti per cento) erogato da quattro bombolette da campeggio posizionate nella camera da letto (nel corpo della mamma trovato anche del Valium).

I PERITI GENETICI

Il perito della difesa Capra

Dopo le perizie sul gas e sul materiale informatico sequestrato all’imputato e le relazioni dei medici legali e dei tossicologi, oggi è toccato ai periti genetici. In aula Roberto Giuffrida e Sebastiano Gugliandolo per il pm, Nicola Cucurachi per la parte civile e Marzio Capra per la difesa, quest’ultimo ex vice comandante del Ris.

TRACCE RILEVATE SU UN SOLO BLISTER. PROFILI GENETICI ANCHE SULLA MANOPOLA E  UN TAPPO DI UNA SOLA BOMBOLA. POSIZIONI CONTRASTANTI SUL PROFILO DI IORI

Giuffrida ha riferito di aver trovato su un solo blister di Xanax il profilo della Ornesi, sulla manopola di una bombola il profilo misto di madre e figlia, e sul tappo della stessa il profilo misto di Claudia e Iori.

Il pm Aldo Celentano

Sul collo di una bottiglia d’acqua Maniva è stata trovata saliva di Claudia. Al contrario, Capra, consulente della difesa, ha detto di non aver trovato il profilo misto Ornesi – Iori sul tappo della bombola. “Non mi sento di affermare la presenza di Iori”, ha detto, “perché quando si è andati ad indagare sulle caratteristiche tipiche maschili non si è ottenuto alcun risultato. Non mi sento di attribuire tale dato a Iori”. A questo punto Giuffrida ha replicato: “sicuramente, invece, c’è un profilo di uomo compatibile con l’imputato. Il calcolo delle probabilità in questo senso è elevato”.

POSSIBILE IL TRASFERIMENTO OPERATO DAI SOCCORRITORI?

Iori con i suoi legali Gualazzini e Giusto

Ad introdurre il capitolo dei soccorsi del 118 è stato il giudice Pierpaolo Beluzzi: alla seconda udienza il dottor Lupi, medico del 118, ha spiegato di aver prima toccato il corpo senza vita di Claudia, quindi uno dei blister trovati allineati sul tavolo della cucina della casa di via Dogali. Il medico indossava guanti in nitrile. E ancora: un’infermiera toccò prima Claudia e poi spostò sul balcone una delle bombole trovate in camera da letto. “Una persona che tocca i cadaveri”, ha chiesto Beluzzi, “è possibile che abbia trasferito le tracce sul blister?”. Ha risposto Giuffrida: “non si può escludere”. Replica di Capra: “bisogna vedere come è stato toccato il blister”. Beluzzi lo ha incalzato: “se io faccio pratica di rianimazione con i guanti, posso poi lasciare tracce, sì o no?”. “Certamente si può”, ha ammesso il consulente della difesa, “però i guanti in uso al 118 hanno una scarsissima possibilità di assorbimento. E’ abbastanza raro che ciò avvenga”. Altra domanda di Beluzzi: “come vi spiegate che sugli altri blister non sia stata trovata alcuna traccia?”. Per Capra “è normale, perché non tutto dà un profilo genetico”, mentre Cucurachi della parte civile ha affermato: “sì, è vero, il quantitativo di Dna era scarso, ma poiché la pressione è la stessa su tutti i blister, ci si sarebbe dovuti attendere un risultato analogo su tutti”.

I TEMPI POSSONO INFLUIRE SULLA CANCELLAZIONE DELLE TRACCE?

Gli avvocati di parte civile Pagliari e Severgnini

Il fattore tempo può influire sulla cancellazione delle tracce biologiche e digitali?. Giuffrida ha fatto l’esempio dello tsunami del Natale del 2004 e ha spiegato che “per l’identificazione delle vittime i reperti sono stati presi anche mesi e mesi dopo”. Quindi “il fattore tempo dal punto di vista dattiloscopico è irrilevante, mentre da quello biologico non influisce”. “Se l’attività di refertazione è stata fatta bene”, ha aggiunto Gugliandolo, l’altro esperto del pm, “il tempo non incide, e ciò vale anche per le impronte dattiloscopiche, a maggior ragione in un appartamento. Se la traccia c’è, è lì e rimane lì”. In che tempi avviene una degradazione talmente importante da cancellare le tracce biologiche? Per Cucurachi, “non certo in poche settimane”.

TRACCE SOLO SU UNA BOMBOLA. PERCHE’ SULLE ALTRE NON E’ STATO TROVATO NULLA?

Tracce sono state trovate solo sulla manopola e sul tappo di una delle bombole. Perché, allora, sulle altre tre non sono state rilevate impronte? Le cartucce vengono vendute senza confezione, quindi in teoria si sarebbero dovute trovare miriadi di impronte, magari del magazziniere, oppure della commessa del supermercato dove sono state vendute, o anche quelle dello stesso Iori che le ha comprate. A questo punto Gugliandolo ha spiegato gli esiti degli  esperimenti effettuati con una bombola identica a quella trovata nella casa di via Dogali. “Sul pavimento sono stati trovati degli aloni. Quando il gas esala, si crea un effetto condensa. Sulla superficie delle bombole ci sono gocce d’acqua che scendono”. Queste gocce, ci si è chiesti, possono lavare via le impronte?. “No”, per Gugliandolo. “Nell’esperimento le impronte sono rimaste ed erano assolutamente visibili”. Due, per l’esperto, le uniche spiegazioni per la loro assenza nella casa di Crema: “o sono state pulite, o maneggiate con i guanti”. Per Capra, consulente della difesa, “non c’è traccia di cancellazione, perché la cancellazione lascia tracce”. E’ possibile, ci si è quindi chiesti, che si prenda in mano una bombola e non si lascino tracce? “Dobbiamo tenere conto”, ha detto Gugliandolo, “che è difficile ipotizzare che il sudato (il sudore, n.d.r.) sulle mani sia così poco o totalmente assente. Nella nostra casistica capita a volte di trovare, non impronte, ma tracce che ci fanno capire che l’oggetto è stato utilizzato, soprattutto quando il sudato è molto abbondante”. Gugliandolo ha poi escluso che i soccorritori possano aver cancellato le impronte. “Inoltre”, ha aggiunto, “la superficie delle bombole è liscia e perciò idonea a trattenere impronte”.

LA PASTIGLIA DI XANAX TROVATA SOTTO LA GAMBA DI LIVIA, IL DNA DI CLAUDIA SUL COLLO DI BOTTIGLIA E NESSUNA IMPRONTA SUL QUADRO ELETTRICO

In aula si è parlato anche della pastiglia di Xanax trovata sotto la gamba di Livia. Per gli esperti, le tracce biologiche sono certamente della bambina, ma nessuno è stato in grado di dire se ci fosse stata presenza di saliva. Questo a causa della troppa friabilità della pastiglia, fattore che ha impedito di effettuare ulteriori accertamenti.

Sulla saliva trovata sul collo della bottiglia di acqua Maniva, tutti concordi nell’attribuirlo a Claudia, ma nessuno ha potuto affermare quando la donna avesse bevuto.

Nessuna traccia, infine, è stata trovata sul quadro elettrico trovato staccato nella casa di via Dogali.

SLITTANO LE CONCLUSIONI. IL GIALLO DELLE CHIAVI

Da sinistra il presidente Massa e il giudice Beluzzi

Slittano le conclusioni delle parti. Il 20 dicembre, udienza che avrebbe dovuto essere dedicata alla requisitoria del pm e alla chiusura di parte civile, saranno invece sentiti due testi che la corte ha ritenuto necessario convocare. Tornerà sul banco dei testimoni Paola Ornesi, sorella di Claudia e zia di Livia, che già nelle scorse udienze aveva reso un’ampia testimonianza, e lo specialista del gruppo del marchio di chiavi Cisa che sarà interrogato proprio sulla questione delle chiavi della casa di via Dogali. Per la difesa, Iori non possedeva le chiavi originali della porta d’ingresso della casa. Una porta che non è a scrocco. Secondo il venditore, le chiavi fornite in occasione dell’acquisto della casa erano solo due. Una l’aveva Gianstefano Ornesi, papà di Claudia e nonno di Livia, mentre l’altra fu trovata nella borsetta di Claudia, per i difensori “l’unica persona in grado di chiudere la porta, la sera del 20 luglio, agendo dall’interno e prima di suicidarsi”. Il pm Aldo Celentano ha portato sul banco dei testimoni il geometra proprietario dell’immobiliare dal quale Iori acquistò l’appartamento per Claudia e Livia. Durante l’udienza il testimone ha poi precisato che ad ogni acquirente veniva consegnata una busta al momento del rogito. Quella busta, come ha poi appurato aprendone una di un appartamento ancora in vendita, conteneva non due, ma tre mazzi originali. Di quelle chiavi si potevano fare delle copie?. La difesa sostiene che sono chiavi difficilmente riproducibili. Al processo, Gianluca Epicoco, sostituto commissario della squadra mobile, e l’ ispettore Mauro Bonazzoli hanno fatto verbalizzare di aver fatto riprodurre le chiavi. Dove? Epicoco presso una ferramenta di Crema, Bonazzoli presso una di Cremona. Con le copie “abbiamo tranquillamente aperto la porta”, hanno affermato, sottolineando il fatto che non si presentarono come poliziotti. Anche Paola Ornesi aveva un mazzo di chiavi della casa di Claudia. Era il terzo originale o una copia? Al processo, sia la madre che la figlia hanno raccontato che un giorno Claudia disse che Iori era entrato in camera sua di notte e che lei si era molto spaventata. “Della casa aveva le chiavi anche lui”, ha detto mamma Pasqualina. “Una notte Claudia se l’era trovato in camera”.

Per il 20 dicembre sono previste anche le dichiarazioni spontanee dell’imputato. La chiusura delle parti e la sentenza saranno fissate a gennaio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti