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Processo Iori, chiesti 8milioni di euro di risarcimento per la famiglia di Claudia Ornesi

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Sopra, da sinistra gli avvocati Marco Severgnini ed Eleonora Pagliari, a destra Iori (foto Francesco Sessa)

LE RICHIESTE DI PARTE CIVILE: “DELITTO EFFERATO”, “PREMEDITAZIONE MACROSCOPICA”

Parola alla parte civile nel processo contro Maurizio Iori, accusato in corte d’assise dell’omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la figlia Livia, di due. La richiesta dei legali di parte civile Eleonora Pagliari e Marco Severgnini è stata di otto milioni di euro: cinque milioni per la madre di Claudia Ornesi e tre per la sorella. “Un risarcimento affinchè venga ristabilito l’ordine giuridico attraverso una condanna”, ha detto l’avvocato Pagliari, che ha definito il delitto “particolarmente efferato”, sottolineandone la “premeditazione macroscopica”. Il legale ha parlato di “sconvolgimento della vita delle persone offese. Un’esistenza, quella dei genitori di Claudia, che era scandita dalle esigenze di vita della figlia e della nipotina”. “Non solo una famiglia è stata disintegrata”, ha aggiunto la Pagliari, “ma lo è stato anche il legame personale che ognuno dei familiari aveva con Claudia e Livia”. “Sono stati devastati dal dolore”, ha detto l’avvocato di parte civile, che ha ricordato le parole pronunciate dalla madre della Ornesi il giorno della tragedia. ‘Mi sono sentita strappare la carne di dosso’. “Il dolore per loro è troppo grande”, ha sottolineato il legale. “Livia, che per i suoi familiari era la maggior ricchezza, ora è il loro più grande strazio”.

IL MOVENTE E LA PREMEDITAZIONE

A parlare del movente del delitto e della sua premeditazione è stato l’avvocato Severgnini: “bisogna tener presente la personalità di Iori e il contesto in cui sono avvenuti i fatti”. “Claudia e Livia”, ha spiegato il legale, “ad un certo punto diventano un problema per Iori in uno scenario di un padre che padre non è e di un rapporto stanco con la Ornesi, fatto di esigenze di segretezza e di nascondimento”. “Ad un certo punto”, ha ricordato Severgnini, che si è rifatto ad un’intercettazione telefonica tra l’imputato e Magda, la sua fidanzata storica, “Iori ha addirittura definito la Ornesi ‘una mezza matta’. Per lui il problema andava eliminato”. Per Severgnini, “la lettera movente rappresenta in questo senso una rottura degli equilibri. E’ già iniziata la premeditazione”. Ed è a questo punto che il legale di parte civile ha ricordato l’articolo di “Repubblica” su un detenuto suicida con il gas, articolo apparso in giugno sul computer di Iori (“l’imputato l’ha letto cinque volte”), il 7 luglio con “le ricerche in siti diversi sui farmaci Xanax, Valium per bambini e Optalidon” e più avanti, il 16 e il 19 luglio, “l’acquisto delle bombole nei posti più anonimi ed inconsueti”. Perchè anche l’Optalidon tra i farmaci cercati ? Lo ha spiegato a suo tempo Michela Groppelli, la segretaria dell’oculista con il quale aveva un rapporto di confidenza. Il 7 luglio era rientrata dalle ferie dicendo di aver avuto problemi con il fidanzato. Era nervosa e non riusciva a dormire. “Iori mi ha consigliato di prendere lo Xanax”, aveva detto la Groppelli alla corte, “ma io soffro di mal di testa e prendo l’Optalidon. Ha quindi fatto una ricerca per vedere possibili interferenze tra i due farmaci”. L’avvocato Severgnini ha però ricordato che “Iori ha fatto la ricetta subito quella mattina e che solo dopo le sette di sera sul computer di casa ha fatto la ricerca sui farmaci, non chiamando più la segretaria per dirle se c’erano o meno controindicazioni”.

VALIUM NELL’INSALATA DI RISO ? L’AVVOCATO PAGLIARI: “COMPATIBILE CON CHI STA TESTANDO LA POSSIBILITA’ DI POTERCI RIUSCIRE”

La collega Pagliari si è spinta oltre, riferendosi al Valium trovato nel corpo della Ornesi (una modesta quantità assunta 3-4 giorni prima della morte) e tornando con la memoria alla testimonianza in aula di mamma Pasqualina Ornesi: la teste, infatti, aveva riferito di aver saputo che la figlia aveva cenato nella casa di via Dogali con l’imputato la sera di sabato 16 luglio. In quell’occasione avevano mangiato un’insalata di riso preparata proprio da mamma Ornesi che aveva sentito la figlia il giorno dopo. “Claudia mi ha detto che l’insalata non era buona, cosa che mi è sembrata strana, visto che l’avevamo mangiata anche io e mio marito, e che quella notte aveva dormito profondamente. Col senno di poi ora mi faccio delle domande”. E delle domande se l’è fatte anche l’avvocato Pagliari, che oggi ha affermato: “un episodio compatibile con chi sta testando la possibilità di poterci riuscire”.

“TUTTI I MEZZI SUICIDIARI SONO FORNITI DALL’IMPUTATO”

E ancora l’avvocato Severgnini: “chi poteva avere questa disponibilità di farmaci, se non l’imputato ?”. “Tutti i mezzi suicidiari sono forniti da lui”. “Claudia Ornesi”, ha aggiunto il legale, “non è certo una moderna Medea che si vendica del compagno”. “E poi scusate”, si è chiesto l’avvocato, “ma qualche sarebbe stata la punizione per il compagno ?”.

“TENTATIVO DI VOLER GIUSTIFICARE L’INGIUSTIFICABILE”, “SI E’ SPINTO AI MARGINI DEL RIDICOLO”

“Un compagno”, ha aggiunto l’avvocato Pagliari, “che ha detto una montagna di menzogne e che nel tentativo di voler giustificare l’ingiustificabile si è spinto anche ai margini del ridicolo, sostenendo che le bombole e i fornelletti sarebbero stati acquistati perché Livia era inappetente”.

CLAUDIA E LIVIA “VITTIME MUTE E SILENZIOSE”. “LIVIA BIMBA NASCOSTA”

All’inizio del suo intervento, l’avvocato Pagliari, che insieme al collega si è avvalsa di diapositive e schemi, ha definito Claudia e Livia “vittime mute e silenziose”. Ed è partita da quando la Ornesi è rimasta incinta e, “felice, ha condiviso la notizia con le persone alle quali voleva bene”. “Ha avvertito subito Iori”, ha raccontato la Pagliari, “non lo voleva incastrare, per lei era una bella notizia. Ma le sue speranze sono state stroncate. Iori, che nelle sue dichiarazioni ha affermato che i figli sono una felicità, le ha detto che quel bambino non lo voleva, che non era il momento, che aveva degli altri figli, una moglie e una madre a cui non lo poteva dire”. “Alla fine, però”, ha ricordato il legale, “Claudia ha scelto di farlo nascere, ha scelto la vita. ‘Il bambino lo vuoi tu ?’, le ha detto Iori. ‘Allora arrangiati, è un tuo problema’”. La Pagliari ha poi parlato del riconoscimento, che Claudia aveva aspettato fino al sesto mese e che, “consigliata e non costretta dai suoi familiari”, si era rivolta a lei come legale, “ma solo per la tutela della bambina. Non c’era alcuna richiesta economica, né alcuna condizione, solo un riconoscimento effettivo. E invece lui l’ha minacciata, dicendole che se faceva del male ai suoi figli l’avrebbe fatta pagare a lei e a quella lì”. “Iori ci ha detto che in quell’occasione si era solo indispettito”, ha ricordato il legale di parte civile, “ma quando vuole è capace di far paura, e dalle intercettazioni e dai testimoni emerge che è capace di sentimenti di vendetta. Il suo, alla fine, sarà solo un riconoscimento formale. Livia resterà sempre una bambina nascosta, una figlia solo di nome, ma non di fatto, mentre Claudia, nei confronti di Iori non ha mai avuto alcun sentimento di vendetta, ed ha insegnato a Livia a voler bene al suo papà”. “Ad un certo punto però”, ha concluso la Pagliari, “Claudia ha deciso che la bambina non doveva più essere nascosta. Mai più segretezza. Nella lettera movente la Ornesi voleva che a Livia fosse riconosciuta la dignità che le spettava. Iori ha detto che prima o poi sarebbe arrivato il momento giusto, ma è il tempo del mai. Livia, infatti, è rimasta nascosta per due anni e mezzo.

LA QUESTIONE DELLE CHIAVI

“La consegna delle chiavi è avvenuta al rogito o immediatamente dopo, quando Claudia Ornesi non c’era”. Lo ha affermato l’avvocato Severgnini, che si è soffermato sul tema delle chiavi, ricordando “gli accessi improvvisi di Iori nell’abitazione della Ornesi”, episodi raccontati in aula dai familiari, e rifacendosi alla testimonianza del dipendente della Cisa Italia serrature, chiamato come testimone per chiarimenti. “Risulta pacifica la duplicabilità delle chiavi”, ha concluso Severgnini, che ha inteso scalfire le dichiarazioni di Iori il quale ha sempre giurato di non aver mai avuto la terza chiave. Sulla questione, durante le precedenti udienze, era stata risentita anche Paola Ornesi, sorella di Claudia e zia di Livia, che non ha saputo dire con certezza se lei avesse l’originale o una copia. “Sono passati tre anni, non ricordo esattamente”. “Sono sicura”, ha però riferito, “di aver fatto le copie”. “Rispetto alla sua prima testimonianza”, ha sottolineato Severgnini, “Paola Ornesi ha chiarito, non si è contraddetta”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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