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Evasione, il tribunale confisca beni a imprenditore di Spino

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Sono stati sottoposti a confisca i beni di Luigi Spagnuolo, 54 anni, ex facchino di Spino d’Adda diventato imprenditore nella macellazione, accusato di aver occultato redditi per 600 milioni di euro grazie al ricorso alle fatture false. Con i proventi della frode fiscale, Spagnuolo era arrivato ad acquistare un’azienda agricola con 17 terreni e vigneti, un allevamento di cavalli, 7 immobili, tre lussuosi bar nel centro di Lodi, una collezione d’auto d’epoca, diverse autovetture di lusso, tra le quali Ferrari, Porsche e Bmw, tre posti barca al porto di Genova per un valore di un milione e 200.000 euro, un motoscafo Riva di 25 metri di lunghezza del valore di quasi 5 milioni di euro, oltre a disponibilità finanziarie per circa 800.000 euro. Beni e proprietà non giustificati dai redditi dichiarati al fisco che la guardia di finanza gli aveva sequestrato e che ora, per decisione del tribunale di Cremona, sono stati confiscati. Nel marzo scorso le società di leasing, proprietarie di alcuni beni affittati all’imprenditore, avevano chiesto ai giudici (Pio Massa, Pierpaolo Beluzzi e Andrea Milesi) il dissequestro del motoscafo, dei posti barca e di una Bmw del valore di 90 mila euro perché creditrici nei confronti di Spagnuolo. Richiesta non accolta, in quanto le società, che avrebbero dovuto essere più accorte nel concedere i beni in leasing, non sono riuscite a dimostrare la loro buona fede. Per quanto riguarda invece i terreni, i giudici hanno stabilito che le intestazioni ai familiari erano fittizie, facendo quindi scattare la confisca. L’operazione della guardia di finanza aveva evidenziato la sussistenza dei requisiti di “pericolosità sociale” tipici delle persone abitualmente dedite a traffici illeciti o che vivono con proventi di attività delittuose, applicando gli strumenti del cosiddetto nuovo codice antimafia che prevede tra l’altro la confisca dei beni.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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