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Omicidio via Dogali, i giudici: 'Irraggiungibile grado di efferatezza'

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IMPERTURBABILE DAVANTI ALL’AGONIA DEL SANGUE DEL SUO SANGUE

Una condotta omicidiaria con irraggiungibile grado di  efferatezza, molto superiore a quella tenuta da chi, per fare un esempio, spara e uccide con una pistola o con il fendente di un coltello. Maurizio Iori non solo ha perfidamente ingannato persone che gli volevano bene, ma ha visto morire lentamente, davanti sè, l’innocente sangue del suo sangue e la povera Claudia. Aveva tutto il tempo per fermarsi, per tornare indietro, ma non l’ha fatto ed è rimasto imperturbabile davanti all’agonia di due esseri umani che morivano per mano sua. Nessuna resipiscenza ha del resto mostrato l’imputato nel corso dell’intero procedimento penale e del processo, ma solo la spasmodica attenzione ad evitare il contraddittorio e a costruire a tavolino una versione dei fatti – infarcita di falsità e menzogne – che potesse consentirgli di evitare la pena per i reati che ha commesso”.

E’ una delle frasi contenute nelle 97 pagine della motivazione della sentenza di condanna emessa in primo grado il 18 gennaio del 2013 dalla Corte d’assise nei confronti dell’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema, condannato all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno per il duplice omicidio premeditato dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlia Livia, due anni, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali.

LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO

Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Aldo Celentano, e della parte civile (avvocati Eleonora Pagliari e Marco Severgnini), la sera del delitto il medico avrebbe cenato a casa della Ornesi, dopodichè avrebbe sedato madre e figlia con lo Xanax, probabilmente in gocce, e poi le avrebbe uccise facendo respirare alle vittime il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio avrebbe messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e infine avrebbe gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli (sposato in seconde nozze con Laura Arcaini, che gli ha dato un’altra figlia), Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia.

UNA IMPONENTE MESSE DI PROVE SMENTISCE LA VERSIONE DIFENSIVA

Per il giudice Pio Massa, che ha presieduto il processo con il collega Pierpaolo Beluzzi e sei giudici popolari, “le accertate menzogne dell’imputato dette prima e dopo il suo arresto, tra cui la falsità della ragione per cui  portò in casa bombole e fornelli e l’invenzione del litigio per la scoperta del matrimonio, si coniugano perfettamente con i dati scientifici acquisiti, dalla dettagliata analisi della scena del crimine e di tutte le oggettive incongruenze rilevate, alle numerose testimonianze sentite, che per  un verso  smentiscono da quasi tutti i punti di vista la versione difensiva e  per altro verso integrano e chiariscono il senso degli accertamenti tecnici compiuti”. “Una imponente messe di prove”, scrive il giudice Massa nella motivazione, “di indizi, di argomentazioni logiche e massime di esperienza dotate di tale forza intrinseca da poter escludere plausibilmente ogni alternativa spiegazione  – al di là di ogni ragionevole dubbio – che Claudia Ornesi non si è uccisa e non ha ucciso sua figlia, e che responsabile della loro morte è una persona che si era recata la sera del 20 luglio 2011 in casa di Claudia con la programmata ed espressa intenzione di uccidere sia lei che la figlia, immutando successivamente la scena del crimine per cercare di eliminare ogni traccia della sua presenza ed inscenare la parvenza del ‘suicidio allargato’: l’imputato Maurizio Iori”.

IL MOVENTE DELLA LETTERA

Per la Corte d’assise, Claudia Ornesi aveva una “vita tranquilla e serena, nessuna depressione, nessuna richiesta di medicinali ansiolitici, aveva repulsione, anche per motivi religiosi, contro il suicidio”.

“Dopo che a maggio Claudia apprende dalla sorella che Iori si era risposato con Laura Arcaini”, si legge nella motivazione, “smette di essere remissiva”. Con una lettera “annuncia di non essere più interessata a lui , lo avverte che il sesso sparirà dai loro rapporti e pretende con insistenza che l’imputato non solo cominci a fare sul serio il padre di Livia, ma che dia anche il giusto riconoscimento sociale alla figlia, rivelando la sua esistenza a tutta la sua famiglia allargata, e quindi alla madre, alla nuova moglie, alla ex moglie e agli altri figli”.

Per i giudici, “di fronte a tale reazione di Claudia, Iori  vede la unilaterale rottura del tacito patto (assistenza verso riservatezza) e si sente oggettivamente minacciato nel proprio equilibrio di vita.  Equilibrio complicato in un sistema di vita complicat , fatto di tanti lavori (in ospedale, visite private a Crema, operazioni chirurgiche a Milano) da meritare una struttura societaria (la Gama Consulting) e due segretarie personali, tre famiglie da mantenere, quattro figli e soprattutto una madre temuta ed onnipresente che non deve essere turbata da alcunché”.

IL RAPPORTO CON LA MADRE: SIMBIOTICO E AL LIMITE DEL MORBOSO

Nella motivazione della sentenza, il giudice Massa lascia spazio anche alla figura di Paola Caroselli, madre di Iori. “Come molte persone ‘benpensanti’ era attaccata alla famiglia tradizionale e legittima e non concepiva di buon grado  tradimenti, relazioni extraconiugali, convivenze, divorzi e nuovi sposalizi. Come si evince anche dalla sua deposizione in aula, per lei i ‘veri’ nipoti, quelli che amava, erano i figli di primo letto, Ambra e Luca”. Nella motivazione, Massa cita anche quanto riferito in aula da Gabriella, prima moglie di Iori, che ha descritto il rapporto tra madre e figlio come “estremamente simbiotico e al limite del morboso” e che ritiene Iori “capace di qualsiasi azione”.

IORI PERSONA FREDDA, CALCOLATRICE E PIENA DI SE’

“Se a tutto ciò”, scrive Massa, riferendosi alla “riservatezza a tutela della madre”, “si aggiunge che all’imputato di questa quarta figlia non importava assolutamente nulla,  che lo stesso non aveva alcuna intenzione di darle il riconoscimento sociale agognato dalla madre e cominciava probabilmente a rammaricarsi della prospettiva di spendere senza alcun vantaggio o gratificazione 1500 € al mese per anni ed anni, si comincia a capire come agli inizi di giugno possa essere venuto in mente all’imputato che poteva essere conveniente liberarsi definitivamente  della figlia  e, conseguentemente, anche della madre. Ciò non deve stupire più di tanto. Iori è persona gentile e premurosa con le donne che vuole frequentare, ma anche persona fredda, calcolatrice e piena di sé , che vuole imporre la sua superiorità sociale e la sua intelligenza alle persone che considera ‘inferiori’ e che, se vuole, è capace di far prevalere il lato ‘diabolico’ che è in lui“. Nella motivazione, si ricorda una frase di Paola Ornesi, sorella di Claudia, che aveva raccontato come “Iori si vantasse, litigando con Claudia nell’ultimo periodo, della propria ‘diabolicità’”. Per la Corte d’assise “il progetto dell’imputato comincia a prendere corpo a metà giugno, quando” al suo computer Iori “legge e rilegge (nei giorni successivi)” la notizia del suicidio di un detenuto nel carcere di Taranto con la bomboletta da campeggio “e diventa sempre più concreto il 7 luglio” quando l’oculista sul suo computer fa ricerche e scarica bugiardini relativi ad alcune sostanze che egli potrebbe utilizzare per intossicare le sue vittime (Xanax, Xanax gocce, Optalidon e Micronoan).

L’ACQUISTO DELLE BOMBOLE

Per la Corte, “la presenza dell’imputato nella casa di via Dogali la sera del 20 luglio e l’avervi introdotto le bombole ed i fornelli rappresentano probabilmente, rispetto ai pur tanti ed importanti indizi a carico, gli elementi più incisivi e rilevanti”. “Solo la finalità delittuosa”, per i giudici, “ha spinto Iori a portare in casa le 4 bombole ed i 4 fornelletti da campeggio”. Nella motivazione si rileva che l’imputato, fino a quando è stato possibile, si è ben guardato “dall’ammettere la sua presenza in casa e di saper qualcosa delle bombole rinvenute nell’appartamento: solo dopo il suo arresto, resosi conto degli elementi probatori a carico ed in particolare del lavoro investigativo che aveva condotto ad individuare i luoghi dove aveva comprato bombole e fornelli è stato costretto ad ammettere le circostanze cercando contestualmente di imbastire una versione ‘alternativa’”. “Il semplice fatto che Iori abbia comprato bombole e fornelli nei giorni antecedenti al fatto (16 e 19 luglio) andando presso grandi centri commerciali ubicati in località lontane da Crema (Carrefour di Carugate e Bennet di Pieve Fissiraga) pur risultando dalle indagini che detti beni erano venduti anche nei grandi magazzini (Ipercoop) di Crema, trova ragione solo con la pianificazione del progetto criminoso  e con l’intento di eludere eventuali riscontri che potessero collegarlo alle bombole”.
Passando al motivo dell’acquisto delle bombole, i giudici ricordano che “Iori  affermò dapprima che i fornelletti furono da lui acquistati e forniti a Claudia affinché potesse sfamare Livia e preparare ovunque le pappe durante le prossime vacanze estive (programmate  a Cattolica dal 12 al 21 agosto), giacché egli sosteneva nella memoria difensiva che la bambina fosse inappetente e mangiasse in modo irregolare e insufficiente.
Quando poi risultò, da svariate testimonianze, che Livia era tutt’altro che inappetente e che la bimba era svezzata e non consumava più pappe da scaldare, egli corresse il tiro, limitandosi ad affermare  che i fornelli sarebbero stati utili durante i giri per i parchi ed i giardini di Cattolica ed ove gli orari dei pasti non coincidevano con la fame della piccola.
Ma, al di là di queste piccole ma significative  correzioni rotta – che dimostrano come spesso Iori abbia adeguato le sue dichiarazioni alle risultanze processuali che man mano si formavano – il ‘succo’  della motivazione di Iori (i fornelli servivano per far mangiare Livia al mare), ancorchè declamato più volte e con forza, appare francamente incredibile: se non si stesse parlando di una tragedia con due vittime si potrebbe dire che la giustificazione offerta è insieme ridicola (per la sua insulsaggine) e disperata ( perché tale è la condizione di chi non riesce ad escogitare nulla di meglio per salvarsi).
Occorre invero tener conto che le programmate  vacanze non si svolgevano in campeggio, ma presso l’albergo (a tre stelle) Tiffany di Cattolica presso il quale era stata da Iori  stesso tempo addietro prenotata – tramite internet –  una stanza a due posti (per Claudia e la piccola) con trattamento di pensione completa”.
In verità, come è scritto nella motivazione, “egli, che aveva già deciso di uccidere, deve trovare una scusa per introdurre in casa bombole e fornelli senza far  insospettire Claudia e a tal fine, approfittando della ignoranza di Claudia in materia di cibo giapponese, si inventa la necessità di scaldare con appositi fornelletti le salse da apporre sul sushi. Poi le salse non verranno scaldate (nessun fornello risulterà essere stato acceso per scaldare alcunché) e le bombole verranno usate  per il vero scopo per cui sono state portate”.

CLAUDIA SAPEVA GIA’ CHE IORI ERA SPOSATO. DALL’IMPUTATO, RACCONTO COMPLETAMENTE BUGIARDO. CON LIVIA, RAPPORTI INESISTENTI. IPOTESI VERAMENTE STRANA QUELLA DEL TENTATO SUICIDIO DIMOSTRATIVO. NON CREDIBILE IL VAGARE DI IORI PER LE STRADE DI CREMA

Per i giudici, dunque, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto, non è vero che Claudia, disperata, ha attuato il suicidio per aver visto infranto il sogno di sposare Iori. “Si tratta di un racconto completamente bugiardo“. “Claudia non poteva rimanere nè attonita, nè sconvolta, semplicemente perchè sapeva da tempo che Iori aveva sposato la Arcaini“. “La lettera di Claudia nasce anche come risposta e presa d’atto del nuovo evento ‘matrimonio'”. Per i giudici, sono proprio le testuali parole contenute nella lettera di Claudia Ornesi “che pongono una definitiva pietra tombale sulla versione difensiva dell’imputato“.

“Ipotesi veramente strana” anche quella proposta dalla difesa sul tentato suicidio dimostrativo, e cioè che Claudia non volesse uccidersi, ma che avesse inscenato un suicidio meramente dimostrativo per poi svergognare Iori e metterlo in imbarazzo con i propri familiari. Per i giudici, però, con “l’ipotesi sceneggiata non si capisce perchè la Ornesi dovesse coinvolgere anche l’amata Livia facendole inutilmente del male e rischiando la sua morte. Bastava sicuramente il proprio ‘finto’ suicidio.

E riguardo al racconto fornito da Iori di essersi allontanato, la sera del delitto, proprio dopo aver discusso con Claudia e di aver vagato per le vie di Crema con il vassoio del sushi in mano, preoccupato per quella che poteva essere, dopo il litigio, la prosecuzione dei suoi rapporti con Livia, il presidente Massa scrive: “Per capire se fosse vera tale preoccupazione che lo spingeva a ‘vagare’ occorre anzitutto fare il ‘punto’ del rapporto di Iori con la figlia Livia. Si tratta di rapporti inesistenti nel senso che, al di là del supporto economico, all’imputato non interessa nulla della figlia”.

“Non appare pertanto credibile”, si legge, “che l’imputato si metta a girare senza meta per Crema perché preoccupato di non poter vedere più la figlia. Iori ne sarebbe stato ben contento, un problema di meno!”.

“Il racconto di Iori, a prescindere dalle bugie sulla amata figlioletta, ha un che di artefatto (e non a caso è stato elaborato e riferito in epoca in cui l’imputato aveva potuto rendersi conto degli elementi di accusa) ed è assai poco credibile. Appare artefatto ed inverosimile il particolare del sushi che si porta via da casa e che serve probabilmente a  giustificare perché non vi siano in casa tracce di avanzi di quel cibo.  Altrettanto inverosimile  è che egli abbia camminato e girato per ore in Crema oltretutto senza incontrare nessuno”.

IL TELEFONINO LASCIATO A CASA. PER LA CORTE NON UNA DIMENTICANZA, MA UN COMPORTAMENTO VOLUTO DA CHI SI ACCINGEVA A COMPIERE UN OMICIDIO

Il 20 luglio Iori aveva lasciato a casa il cellulare. In quei giorni Laura Arcaini, sua moglie, era in vacanza al mare. La sera del delitto lo aveva chiamato più volte senza aver ottenuto risposta, e così la donna, preoccupata che il marito avesse avuto un malore, aveva allertato un vicino che a sua volta aveva chiamato la polizia. In casa erano stati trovati il cellulare di Iori e la lettera scritta dalla Ornesi. “Un caso veramente fortuito”, scrive Massa, “molto sfortunato per Iori”, in quanto si ha la certezza che l’imputato non si trovava nella propria abitazione “proprio in coincidenza con gli eventi mortali che stavano verificandosi in via Dogali”. Iori ha sostenuto di aver dimenticato il telefono, particolare che alla Corte è apparso “molto strano e sospetto”. “E’ verosimile che non si sia trattato affatto di una dimenticanza, ma di un comportamento espressamente voluto da chi si accingeva a compiere un omicidio”.

“Se Iori”, fa notare ancora il giudice, “è la persona responsabile dell’omicidio di Claudia e Livia, operazione che ha richiesto la sua presenza per lungo tempo in via Dogali per l’eliminazione delle prove, il controllo dell’agonia delle vittime e del funzionamento/svuotamento delle 4 bombolette (durata che si aggira appunto di 3-4 ore), doveva aver pronto un alibi per le ore in cui si compiva l’omicidio. Non potendo più dire che era rimasto a casa propria (l’alibi preparato) ed avendo un “buco” tra l’arrivo a casa di Claudia e le 01.44 (è logico attendersi che la prima cosa che fa Iori quando torna a casa è quella di telefonare immediatamente alla moglie), essendo stata già smentita la sua prima versione di essere andato al cinema, non avendo assunto complici, non resta a Iori che ripiegare sulla lunghissima ed interminabile camminata notturna, in un vagare meditabondo in cui nessuno lo vide perché egli non stava camminando ma facendo altro“.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Commenti
  • italiana

    Spero, spero con tutto il cuore che questo orribile “essere umano”, passi MOLTI anni della sua vita in carcere. Naturalmente sperando che i secondini ogni tanto lo facciano entrare in contatto con gli altri detenuti…

    • giulia

      E adesso buttate le chiavi!!!
      alainl

  • Cremonese

    Pare strano abbia assistito alla morte delle povere vittime, nelle motivazioni si legge che avrebbe atteso l’esaurirsi delle 4 bombole (3/4 ore); in questo lungo lasso di tempo lui cosa respirava? Hanno rinvenuto un auto respiratore? Avete provato a trascorrere solo 10 minuti in una stanza di quelle dimensioni con una sola bombola che eroga gas? Provare per credere…