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Atti osceni, Cassarà il 22 novembre in corte d'appello

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Fissato il 22 novembre il processo in corte d’appello a Brescia per il campione di scherma Andrea Cassarà, 29 anni, bresciano, tesserato per la società CS Carabinieri, condannato in primo grado nel 2009 dal tribunale di Cremona ad una pena di tre mesi e ad un risarcimento danni di mille euro per atti osceni. Secondo l’accusa, il 30 agosto del 2007 in via dell’Annona a Cremona, Cassarà, medaglia d’oro il 12 agosto nel fioretto a squadre ai Mondiali di scherma di Budapest e oro nel torneo di fioretto a squadre e bronzo individuale alle Olimpiadi di Atene del 2004, avrebbe mostrato le parti intime ad una donna che aveva fermato per chiedere un’informazione. Sei anni fa il campione era a Cremona a bordo di una Lancia Musa. Alle 4 del pomeriggio, arrivato nelle vicinanze di via dell’Annona, direzione via Mantova, all’altezza della curva sud dello stadio Zini, l’automobilista si era fermato ed aveva chiesto informazioni per raggiungere l’autostrada ad una donna in bicicletta. La signora, poco più che quarantenne, si era accostata all’auto per dare le indicazioni al conducente, e proprio in quel momento aveva visto che l’uomo si era abbassato i pantaloni e si era masturbato davanti a lei. Sconvolta dalla scena, la signora si era rapidamente allontanata e aveva notato che la macchina era ripartita verso via Magazzini Generali, tra l’altro una direzione completamente diversa da quella che lei aveva indicato per raggiungere l’autostrada. La ciclista era riuscita a trascrivere il numero di targa della Musa e si era diretta in Questura per sporgere denuncia. Dalle successive indagini era emerso che la targa apparteneva ad una Lancia Musa che era stata presa in leasing a partire dal 27 ottobre 2006 dalla Autoingros proprio al campione di fioretto. Un mese dopo il fatto, la donna era stata chiamata negli uffici della Questura per visionare alcune foto. Nella fotografia numero sei aveva riconosciuto senza ombra di dubbio Cassarà quale autore degli atti osceni di quel giorno di agosto. Completamente diversa la ricostruzione della difesa, secondo la quale quel giorno l’imputato doveva incontrare la madre e la sorella che avrebbe poi dovuto accompagnare a casa. Dopo averle viste, aveva cercato di raggiungerle, ma durante la manovra aveva rischiato di investire la donna che stava sopraggiungendo in bicicletta. Ne era nato un diverbio conclusosi con reciproci insulti.
Cassarà, il 30 gennaio del 2008, si era presentato con un avvocato in procura a Cremona per essere interrogato dal pm Francesco Messina. “Stavo rientrando da Tirrenia, dove svolgo gli allenamenti, quando mio padre mi aveva chiamato per venire a prendere mia madre a Cremona”, così il campione aveva giustificato la sua presenza in città. A mandarlo a processo era stato il procuratore Roberto di Martino.

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Commenti
  • Julia

    Che spurchis!

  • se cosi fosse,oltre che ad una condanna,lo manderei da un bravo psichiatra!oppure aveva sbagliato spacciatore!

  • simona scaglia

    Testimoni??non ci sono giusto…la signora l’avete vista?No…lui riconoscibile..aveva appena vinto l’ennesima medaglia ed ara su tutti i giornali..da quando si opera così con la giustizia? Ah dimenticavo..siamo in italia. Certo lui ha ammesso di aver avuto un diverbio con la ciclista, chi di noi non ne ha avuti?? ma ci denunciano? No, perchè non siamo famosi!
    fatevi le domande giuste gente…