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Medico iraniano ladro di champagne Condannato a una pena di tre mesi

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L'avvocato Curatti

E’ stato condannato ad una pena di tre mesi (il pm onorario Barbara Tagliafierro ne aveva chiesti sei), Sahel Pandnavaz, 52 anni, medico iraniano di Teheran, accusato di essere un ladro di champagne. Il giudice Cristina Pavarani, su richiesta della difesa, ha anche disposto il dissequestro delle 85 bottiglie di champagne e liquori trovate nell’auto dell’imputato. Il 13 gennaio del 2011 l’uomo, che risiede a Verona, era arrivato a Cremona a bordo di una Opel Zafira con targa austriaca. All’interno del baule gli agenti della polizia avevano trovato le 85 bottiglie delle marche più prestigiose: Dom Pérignon, Veuve Clicquot, Mumm, Moët & Chandon. Ma il 52enne era finito in manette con l’accusa di aver rubato cinque bottiglie di champagne al supermercato Cash & Carry di via Bergamo. Nell’auto, gli agenti avevano sequestrato anche una cartina stradale dell’Italia in lingua austriaca con evidenziate alcune località e ubicazioni di centri commerciali e supermercati all’ingrosso di varie province del nord e centro Italia. Al processo, l’imputato, medico internista e d’emergenza, era difeso dall’avvocato Luca Curatti, che per il suo assistito ha chiesto l’assoluzione, lamentando un “grande equivoco” spiegato dallo stesso Pandnavaz il 15 gennaio del 2011 nell’interrogatorio di convalida dell’arresto. Al giudice che poi lo aveva rimesso in libertà, il 52enne aveva raccontato di essere arrivato a Cremona in compagnia di un amico medico austriaco. Erano diretti all’ospedale “perché il collega doveva ritirare medicinali da destinare a ‘Medici senza frontiere'”. Aveva spiegato di aver lasciato l’amico in ospedale e di essere andato a fare un giro in auto per vedere le offerte sulle bottiglie di champagne, “perché mia moglie in Austria ha un negozio di vini”. Al Cash & Carry aveva preso un cartone con cinque bottiglie, ma siccome non teneva, aveva sostenuto di averle messe nelle tasche del giubbotto. Le sue mosse, però, non erano sfuggite all’addetto alla vigilanza del supermercato che lo aveva fermato. L’imputato aveva detto di essere stato fermato prima di passare alla cassa e di aver anche chiesto ad un dipendente un cartone. Nell’auto, noleggiata in Austria e intestata alla moglie, la polizia aveva trovato 80 bottiglie di champagne delle migliori marche e 5 di whisky Jack Daniel’s. “Bottiglie”, ha sottolineato oggi l’avvocato Curatti, “per le quali nessuno ha mai sporto denuncia”. Davanti al giudice, Curatti ha sostenuto la “mancanza dell’elemento psicologico del reato” e “il difetto di querela” in quanto la denuncia era stata sporta da un dipendente e non dai titolari del Cash & Carry.

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