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Maurizio Iori impugna il licenziamento, l'ospedale si costituisce in giudizio

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Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema condannato all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno per aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi e la loro figlioletta Livia, ha fatto ricorso contro il licenziamento per giusta causa deciso dall’Azienda ospedaliera. A sua volta l’ospedale, “non ritenendo fondata la pretesa del ricorrente”, con una delibera firmata dal direttore generale Luigi Ablondi, dal direttore amministrativo Roberto Savazza e dal direttore sanitario Frida Fagandini, fa sapere di volersi costituire in giudizio contro l’impugnazione del licenziamento di Iori davanti al giudice del lavoro. A curare gli interessi dell’ospedale sarà l’avvocato Maria Leonardo, del Foro di Mantova.
Nella delibera pubblicata il 7 febbraio scorso, l’ospedale così spiegava i motivi del licenziamento.
“Visto il dispositivo della sentenza della Corte di Assise del Tribunale di Cremona pronunciata e pubblicata mediante lettura in data 18.01.2013, agli atti presso l’ U.O. Affari Generali e Legali, con la quale il Dr. I. M. è stato condannato alla pena dell’ ergastolo; alla interdizione perpetua dai pubblici uffici ed alla interdizione legale”. “Ritenuto che, per effetto della richiamata condanna, ricorrano i presupposti di cui all’art. 2119 c.c. (Recesso per giusta causa) per disporre la risoluzione per giusta causa, senza preavviso, del contratto di lavoro a tempo indeterminato in essere con il Dr. I. M”.
Le motivazioni per il licenziamento
Una condanna che va contro i principi della professione medica “costituisce una sopravvenuta causa di impossibilità totale della prestazione lavorativa; la natura del tutto antitetica dei reati per i quali è stata disposta la condanna (duplice omicidio) rispetto ai principi, ai valori ed ai doveri a cui si ispira lo svolgimento della professione medica, non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro”.
Nel processo di primo grado, la corte d’assise aveva anche condannato l’ex primario, come risarcimento danni, a versare una provvisionale di 400mila euro alla madre e 200mila alla sorella della Ornesi, che a processo erano parte civile. Al medico è stata tolta la patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, e una terza dalla donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

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