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Evasione: per Spagnuolo confermata confisca beni per 25 milioni

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La prima sezione penale della corte d’appello di Brescia presieduta dal giudice Enrico Fischetti ha confermato la sentenza emessa in primo grado dal tribunale di Cremona nel gennaio dell’anno scorso nei confronti di Luigi Spagnuolo, 53 anni, ex macellatore di Spino d’Adda, accusato dalla guardia di finanza di aver organizzato e gestito per oltre dieci anni un’ingente frode fiscale accumulando uno smisurato patrimonio. L’appello ha confermato la misura dei tre anni di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e la confisca di tutti i suoi beni per un valore di 25 milioni di euro. Tra essi, un’azienda agricola con 17 terreni e vigneti del valore di 7,5 milioni di euro, un allevamento di cavalli, 7 immobili, tre lussuosi bar nel centro di Lodi, una collezione d’auto d’epoca, diverse autovetture di lusso, tra le quali Ferrari e Porsche, uno yacht Riva di 28 metri di lunghezza del valore di quasi 5 milioni di euro, 3 posti-barca nel porto di Genova del valore di 1,2 milioni di euro. È il primo caso in cui un evasore fiscale viene ritenuto socialmente pericoloso alla stregua dei responsabili di reati comuni e colpito nel patrimonio illecitamente accumulato.

La sentenza di Cremona aveva colpito anche i beni acquisiti in leasing poichè le società finanziarie non hanno dimostrato di aver stipulato i contratti verificando adeguatamente le possibilità economiche del cliente. In questo caso l’appello ha rigettato il ricorso di Mercantile Leasing spa e Ing Lease, le due società di leasing alle quali il tribunale aveva confiscato rispettivamente il motoscafo Riva e una Bmw X6 dati in locazione a Spagnuolo. Le società hanno sostenuto la loro buona fede, cioé di aver trattato affari con un imprenditore che si presentava di successo, dicendo di non sapere che le risorse finanziarie dell’imprenditore erano frutto di attività illecite. Ma Brescia non ha creduto alle società e confermato la decisione di Cremona.

Nel caso di Mercantile Leasing, “è del tutto inverosimile l’affermazione secondo cui un contratto del valore di 5 milioni di euro potesse essere trattato come un contratto di routine, la cui istruttoria potesse essere affidata ad un agente e secondo procedure standardizzate”. Per i giudici “è inverosimile che si potesse affidare un bene del valore complessivo di oltre 4,2 milioni di euro ad un soggetto, l’entità dei cui redditi dichiarati non raggiungesse neppure l’ammontare dei canoni annui per il presente contratto, senza avere rassicurazioni circa la solvibilità del cliente, tanto più che tale affidamento era avvenuto senza richiedere al cliente alcuna garanzia”. Nelle 49 pagine di motivazioni si legge che “a fronte di redditi lordi di 240mila euro annui (pari a redditi netti di circa 125mila euro), la sola locazione finanziaria della imbarcazione avrebbe comportato l’esborso annuo di 194.444, 40 euro più Iva”. Per la corte, “può ritenersi certamente raggiunta la prova che, al momento della stipula del contratto, la società locatrice era pienamente consapevole che (almeno per la maggior parte) Spagnuolo veniva ad acquistare beni di valore del tutto sproporzionato rispetto al reddito da lui dichiarato ai fini delle imposte sul reddito”.

Stesso discorso per la Ing Lease. “I funzionari erano ben consapevoli  che Spagnuolo Luigi, a fronte di un reddito lordo di 252.416 mila euro dichiarato per l’esercizio 2008 (pari  a un reddito netto di circa 125mila annui) aveva debiti da pregressi leasing per 380mila euro e da affidamenti bancari per 5milioni e 597mila euro”.

Diversa decisione per Selmabipielle Leasing, che è invece tornata in possesso dei suoi beni: tre posti barca, due box auto e un posto auto scoperto, concessi in locazione finanziaria con tre distinti contrari. I giudici ne hanno disposto il dissequestro e ordinato la confisca dell’importo di 400.000 euro già versata dalla stessa società all’amministratore giudiziario.

Le indagini, avviate alla fine del 2010 e culminate con il sequestro di beni per circa 25 milioni di euro, hanno convinto i giudici che Spagnuolo, a capo di un’organizzazione che da Lodi affittava la manodopera di circa 800 lavoratori per un giro d’affari di 200 milioni di euro, da tempo viveva con i proventi del reato di frode fiscale.
L’organizzazione infatti operava attraverso una filiera di decine di società cooperative e di consorzi dando luogo ad un vorticoso giro di fatture false per oltre 600 milioni di euro il cui scopo era quello di sottrarre al fisco le imposte dovute, soprattutto Iva e quantificate in circa 40 milioni di euro.
Contemporaneamente agli accertamenti fiscali, i finanzieri di Cremona avevano avviato indagini più propriamente di polizia per segnalare all’autorità giudiziaria la sproporzione tra il lussuoso tenore di vita dell’imprenditore e i redditi dichiarati.
È stato provato così che questi poteva, ogni mese, prelevare dai conti correnti delle società del gruppo più di 200.000 euro in contanti e far fronte a canoni di leasing per oltre 50.000 euro, oppure acquistare uno Yacht da 5 milioni di euro senza di fatto mai utilizzarlo o ancora intestare bar lussuosi e autovetture Ferrari a parenti e prestanome.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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