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Patto con il clan, Nuzzo a giudizio Contro di lui l'ombra del complotto Cremonaoggi riporta i verbali con tutti i retroscena

nuzzo

Nella foto, Francesco Nuzzo

Davanti alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm, lui ha chiesto il giudizio pubblico perché vuole che sul suo conto si sappia la verità. E la verità, secondo Francesco Nuzzo, già magistrato a Cremona, sindaco di Castelvolturno dal 2005 al 2009 e pm alla corte d’appello di Brescia, è quella del complotto ordito ai suoi danni. Oggi Nuzzo non sarà presente all’udienza preliminare che si celebra a Napoli davanti al gup Marina Cimma. Lui, che è stato anche promotore di molte iniziative anticamorra e pro-legalità, si dice “gravemente diffamato dalle notizie di squalificati camorristi”, e ha già chiesto che i cittadini siano informati direttamente nel giudizio pubblico, in quanto “tutti devono sapere ciò che è successo”.Trentasette, oltre a Nuzzo, le persone coinvolte in un’inchiesta su colletti bianchi e camorristi. Si tratta di esponenti della camorra dell’ala bidognettiana dei casalesi come il superkiller Giuseppe Setola, Davide Granato e Tammaro Diana, e diversi amministratori per i quali la procura aveva chiesto l’arresto. Secondo l’accusa c’era un patto stretto con il clan dei Casalesi da molti politici che hanno gestito il comune castellano dagli anni ’80 in poi, con appalti in cambio di appoggi elettorali. L’ex sindaco Nuzzo, però, ha avuto la conferma del rigetto del gip, così come a suo favore c’è una richiesta di archiviazione per i reati sui quali invece dovrà pronunciarsi la magistratura del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Ma ecco, nei  verbali di cui Cremonaoggi è riuscita a venire in possesso, tutti i retroscena che non sono ancora stati svelati. Quello ai danni di Nuzzo sarebbe un vero e proprio “complotto” ordito dalla malavita cui l’allora sindaco avrebbe impedito di interferire in modo illegittimo sull’amministrazione comunale.

Il complotto sarebbe stato organizzato con la partecipazione attiva da esponenti  del clan Bidognetti, rappresentato sul Litorale Domitio da Luigi Guida, detto ‘O’ndrink’, un ‘galantuomo’ con molti omicidi alle spalle, che avrebbe avuto un preciso interesse al sorgere di insediamenti produttivi illegali, dalla cui costruzione avrebbe ottenuto una tangente del 3%  dell’importo dei molti lavori da eseguire, come risulta da precise sentenze del tribunale e della corte d’appello di Napoli. Il sindaco Nuzzo si era opposto risolutamente a quelle iniziative illecite, e perciò si decise di eliminarlo dalla scena politica poiché,  in caso di riconferma della sua candidatura nelle successive e vicine elezioni comunali, il disegno camorristico di continuare la devastazione sociale, territoriale e ambientale di Castel Volturno sarebbe fallito.

Ma qual è il dato fondamentale dell’impianto accusatorio ? Che Nuzzo, prima delle elezioni, avrebbe chiesto l’appoggio elettorale di Luigi Guida, persona sconosciuta all’ex sindaco. Al pubblico ministero, ‘O’ndrink’, in una dichiarazione del 6 ottobre 2010, riferiva: “Mi ricordo che prima delle elezioni comunali, che si dovevano fare nel periodo precedente al mio arresto del  2004- 2005 ci fu un incontro  in casa di Diana Paolo presso l’abitazione di quest’ultimo che è ubicata nelle vicinanze di Baia Verde […]. Voglio precisare che, poiché il clan dei Casalesi, in particolare la famiglia Schiavone, aveva creato dei problemi a Nuzzo, perché non voleva che si candidasse in quanto era giudice e poteva creare dei problemi. Nicola Ferraro mi disse che Nuzzo e Lorenzo Marcello mi volevano incontrare per espormi i loro problemi avuti con i Casalesi. Pertanto si fissò un incontro e nella riunione presso la casa di Diana Paolo … erano presenti io, Lorenzo Marcello, Nuzzo, non ricordo se c’era anche Ferraro… In questa riunione Nuzzo e Lorenzo Marcello mi raccontarono che la famiglia Schiavone aveva fatto minacciare i familiari del Nuzzo perché il Nuzzo era giudice e la famiglia Schiavone non voleva che si candidassero né il Nuzzo né il Lorenzo Marcello. In cambio del nostro appoggio, il Nuzzo e il Marcello, se venivano eletti, si sarebbero messi a disposizione del clan facendo prendere gli appalti alle ditte nostre che noi avremmo segnalato. Io tranquillizzai il  Nuzzo e il Marcello dando il mio appoggio… Relativamente all’appoggio di Lorenzo Marcello e Nuzzo, poi eletto come sindaco, in particolare diedi l’incarico a Pasquale Morrone di far votare Lorenzo Marcello”.

Dunque l’accusa si basa sul presupposto che Nuzzo avrebbe incontrato Guida  in casa di Paolo Diana per ottenere il suo appoggio nella competizione  amministrativa. L’incontro sarebbe stato favorito da Nicola Ferraro. Tutta l’impostazione del pm, dunque, ricalca lo schema ricostruttivo, segnatamente per sostenere il concorso esterno in associazione camorristica (per Nuzzo, il gip di Napoli ha escluso con motivazione completa la sussistenza di tale reato) e la commissione di alcuni delitti per favorire il titolare dell’ hotel Vassallo, facente parte del “clan dei Casalesi” o vicino a tale sodalizio criminale.

Ma ciò sarebbe privo di qualsiasi fondamento: nella deposizione fornita come teste nel processo a carico di Enrico Fabozzi,  ecco quanto il ‘pentito’ ha sostenuto circa i suoi rapporti con sindaci e assessori dei Comuni di Villa Literno, Castel Volturno e Lusciano (verbale  del 6 marzo 2013):

PM.- “Senta, questi rapporti lei li aveva di persona, li ha avuti direttamente o per interposta persona? Ha fatto degli incontri con queste persone personalmente?”.
Teste – “No, di persona, dottore”.
P.M. – “Di persona”.
P.M.- “Andando brevemente per ordine, noi poi arriveremo a Villa Literno, però brevemente per esempio su Castel Volturno, quando lei dice di persona con chi ha avuto contatti?”
Teste – “Dottore, con Antonio Scalzone, il sindaco, e tre quarti degli assessori e consiglieri”.
P.M. “Quindi, quando c’era il sindaco Scalzone?”.
Teste – “Sì. Poi successivamente a Scalzone cambia il sindaco, che è Nuzzo, diventa Nuzzo Francesco il sindaco, e c’erano pure l’assessore…non mi ricordo tutti i cognomi, dottore…”.
P.M. – “Ha avuto rapporti diretti sia con Scalzone che con Nuzzo?”
Teste – “Sì. Di più con Scalzone”.
P.M. – “Di più con Scalzone. E con Nuzzo come li ha avuto i rapporti, direttamente o qualcuno glielo ha presentato?”.
Teste – “Dottore, io con Nuzzo mi sono visto a casa di Paolo “Scarpone” [il soprannome di Paolo Diana n.d.e.] una volta, c’è un suo assessore che non mi viene il cognome, che dovrebbe essere l’assessore ai lavori pubblici, che non mi viene il cognome, sempre a casa di Paolo “Scarpone”, e questo è avvenuto tramite Nicola Ferraro, perché già prima della votazione del Nuzzo, Nicola Ferraro disse: “Fatti da parte che è la stessa cosa, chi vince vince sempre tu vinci sul Comune”; però all’epoca io ho fatto dare qualche volta [il termine è errato, e sta al posto di “voto” n.d.e.] a Domenico Giancotti, che avevo molti contatti io, e dissi io: “Lascia fare, tanto buono buono uno per il sindaco, un altro è per il consigliere…”.
P.M. – “Giancotti? Domenico Giancotti?”.
Teste – “E quindi ci stava il contatto stretto – come si dice? – come portavoce tra me e lui, questi qua successivamente Nuzzo, eccetera era Nicola Ferraro”.
P.M. – “Quindi Nicola Ferraro le faceva da portavoce con Nuzzo e con l’amministrazione di Nuzzo, che viene dopo quella di Scalzone. Invece con Scalzone, lei ci parlava direttamente?”.
Teste – “Sì, sì, senza l’interesse di Nicola Ferraro con Scalzone, ce l’avevo io di persona”.
Esaurito il controesame da parte del difensore dell’imputato, il Pubblico ministero chiede a Luigi Guida qualche chiarimento:
P.M. – “…devo solo far fare un chiarimento, perché la contestazione operata all’inizio dal difensore verosimilmente crea confusione. Senta, Guida, mi scusi, per tornare un attimo a quella vicenda dell’incontro a “Le Cascate”, dove lei ha detto di avere incontrato la seconda volta Fabozzi con Ferraro…Anzi, le faccio un’altra domanda. Se lei riesce a ricordare, rispetto alle vicende di Castel Volturno, lei ricorda di avere fatto altri incontro a questo ristorante le Cascate? E ci può spiegare meglio, con riferimento a Castel Volturno, se questo ristorante è il luogo in cui ha discusso di altre vicende? Così forse capiamo meglio quella contestazione ”.
Teste – “Dottore, buongiorno. Io sono stato a questo ristorante a fare degli incontri non solo con Ferrara e il Fabozzi, ma ho fatto anche altri incontri per altre cose ”.
P.M. – “Lei si ricorda quando fu eletto Nuzzo? Anzi, durante la campagna elettorale?”.
Teste-  “Un pochettino prima c’era questo fatto, come vi dissi l’altra volta, che io ero disinteressato personalmente. Chi vinceva vinceva, era la stessa cosa. Poi io ne parlavo con i ragazzi, con Tammaro Diana, questo, quell’altro…”.
Difensore – “Ma sta parlando di Castel Volturno o di Villa Literno?”.
P.M. – “Di Castel Volturno. Ma la contestazione che lei ha fatto sul ristorante le Cascate non si riferisce alla vicenda di Villa Literno, ma a un’altra vicenda, che è quella di Castel Volturno. Questo è il punto”.
Difensore – “Sì, però si parlava di un incontro…”.
P.M. – “Adesso ci arriviamo, ma è per far capire al Tribunale, altrimenti c’è confusione. E anche per se vedere se il collaboratore ce lo spiega meglio. Guida stava dicendo,  quindi durante la campagna elettorale che cosa successe quando si presentò Nuzzo a Castel Volturno?”.
Teste – “Dottore, prima che loro diventavano sindaco, il sindaco Fabozzi, ne parlavo anche con i ragazzi di queste elezioni. Chi si candidava, etc. E tra questo è avvenuto che sempre attraverso i ragazzi, mi comunicarono che voleva parlare con me questo Zaccariello. E quindi… (sovrapposizione di voci)”.
P.M. – “Guida, le ripeto la contestazione che ha fatto il difensore, ma la rileggo dal verbale trascrittivo completo, così siamo…”.
Difensore – “Presidente, mi scusi. E’ stata posta una domanda su Castel Volturno. Il collaboratore mi risponde su Villa Literno e sta ripetendo quello che ha detto…Non capisco perché si debba ripetere la contestazione”.
P.M. – “La contestazione del verbale trascrittivo è diversa, è più dettagliata e quindi possiamo chiedere l’ultimo chiarimento al Guida”.
Difensore – “Sì, però, prima di procedere a contestazione, facciamo la domanda”.
Presidente – “Certo”.
P.M. – “Gli ho chiesto se ricorda di avere avuto…”.
Difensore – “Se vi è un problema sulla correttezza della contestazione con il 499, possiamo mettere a disposizione il verbale e verificare se ho fatto la contestazione corretta oppure no. Ma ritengo che la contestazione la dobbiamo fare dopo avere posto la domanda”.
Presidente – “E adesso fa la domanda”.
Difensore – “Ma non la contestazione sulla mia contestazione”.
P.M. – “Ma io faccio la domanda. Anzi, l’ho già fatta. Ho chiesto se ricorda un incontro fatto con Ferraro a Le Cascate, in cui si discuteva delle vicende di Nuzzo. E dove si trovava Nuzzo in quel momento, mentre loro stavano con Ferraro. Mentre lui stava con Ferraro”.
Teste – “Un incontro che ho fatto con il Ferraro, lui, il sindaco Nuzzo, se ricordo bene, si trovava a Villa Literno con Fabozzi… Quindi, dottore, sono più cose. Quello che mi ricordo io rispondo a lei e anche all’avvocato. Purtroppo, quando non mi ricordo…”.
P.M. – “Stavate alle Cascate, in questo incontro, lei e Nicola Ferraro. E Nuzzo stava a Villa Literno con Fabozzi”.
Teste – “Esatto, esatto. Perché io alle Cascate sono stato con il Ferraro e il Fabozzi per un fatto di noi tre. Con il Ferraro, però, mi sono visto in svariati incontri: Cancello Arnone, Castel Volturno, Lusciano, le Cascate, non solo quella volta con il sindaco Fabozzi, ma un sacco di volte con Ferraro. E una di queste è quella che ho appena detto”.
P.M. –  “Ma infatti il chiarimento che io volevo che lei facesse è perché il difensore le ha letto questa contestazione. Gliela ripeto, per farle la domanda di chiarimento, diciamo. Le è stato detto: “E’ stato Nicola Ferraro a creare i miei contatti con l’amministratore Nuzzo, con il quale Ferraro aveva uno strettissimo rapporto. Mi ricordo, per esempio, che già durante la campagna elettorale, poiché io cercavo di sponsorizzare (omissis), in particolare nella zona di Ischitella, il Ferraro volle incontrarmi presso il ristorante Le Cascate, ubicato sulla strada che da Villa Literno va verso Qualiano, allorquando mi disse che era stato proprio inviato, proprio dal Nuzzo, il quale in quel momento attendeva notizie, mentre era a colloquio con il sindaco di Villa Literno, Fabozzi”. Ora la domanda di specificazione, che poi risulta anche dal trascrittivo è questa: quindi lei intende dire che Nuzzo e Fabozzi non stavano alla Cascate, quello che ci ha detto prima, stavano a Villa Literno, era un altro incontro…”.
Teste – “E’ un’altra cosa che state dicendo adesso e vi confermo , dottore. Ci sono vari incontri per varie cose. Questa qua io…”.
P.M. – “Non volevo far confondere i due incontri, così come sembrava all’inizio…”.
Presidente – “E’ chiaro”.
Teste – “Io mi trovavo all’incontro a Le Cacate con Nicola Ferraro. Parlando sia del Fabozzi che del Nuzzo, che si trovavano tutti e due a Villa Literno. A Le Cascate stavo solo con Ferraro, io”.
Presidente – “Quindi in quella occasione, che è diversa perché attiene a vicende di cui vi occupavate per la campagna elettorale di Nuzzo a Castel Volturno…, non c’è l’incontro con Fabozzi a Le Cascate. L’incontro con Fabozzi a Le Cascate è un altro, di cui voi avete riferito”.
Teste – “E’ esatto. E’ come state dicendo adesso”.
Presidente – “C’era una ragione per cui appunto, nel mentre c’era la campagna elettorale di Nuzzo e voi vi vedevate con Ferraro per discutere queste vicende, Nuzzo e Fabozzi stavano insieme a Villa Literno? C’erano rapporti tra Nuzzo e Fabozzi?”.
Teste –“Il Ferraro aveva il suo rendiconto e la sua cosa, che appoggiava sia Fabozzi che Nuzzo. E il loro incontro, che stavano insieme, era attrito che era nato con i Casalesi, gli Schiavone, nei confronti del Nuzzo. Diciamo che non  lo volevano sindaco, perché era un ex magistrato. E in più c’era il fattore che essendo che doveva fare il lavoro o già stavano in corso all’inizio, i lavori del Polo nautico, diventava  una cosa non dico di favoritismo, ma comunque che era interessato sia il comune che l’altro, Villa Literno, Castel Volturno. Perché poi dal Polo nautico avvenivano pure i lavori della Domitiana, che venivano effettuati da un problema creato nel passato dalla famiglia Coppola”.
P.M. – “Va bene. Senta, quindi nella fase di questa campagna elettorale per Castel Volturno, diciamo, lei ne discusse con Nicola Ferraro della campagna elettorale su Castel Volturno, su come vi dovevate mettere, se vi conveniva appoggiare Nuzzo o un altro candidato?”.
Tete – “No, lui mi ripeteva anche su Castel Volturno di farmi da parte, perché per farvi intendere a voi io ho fatto dei miei interventi prima di Nuzzo, con il sindaco…”.
P.M. – “Scalzone”.
Teste – “Con il sindaco precedente a Nuzzo, che non mi viene il cognome”.
P.M.- “Scalzone, ce l’avete detto l’altra volta”.
Teste – “Scalzone, Antonio Scalzone. Che stava per cadere la giunta e io intervenivo con i vari assessori per non farla cadere. Quando è avvenuta la scadenza di Scalzone, che si è presentato Nuzzo, lui disse a me: “non intervenire, fatti da parte”. Perché lui era interessato a Nuzzo. E io ho accomodato, ho accettato quella proposta di Ferraro. Solo che io non ho saputo fare a meno, all’epoca, di far dare un po’ di voti a Mimmo Giancotti, che era vicino al sindaco Scalzone. Giancotti non era candidato a sindaco, ma come assessore. E quindi io mi sono interessato per fargli…”.
P.M. – “ Voi avevate un rapporto pregresso con Scalzone, vostro, personale. Però Nicola Ferraro vi disse di stare un po’ fermi, per consentire a Nuzzo di fare la sua campagna elettorale, cioè non appoggiarlo perché Ferraro era interessato a Nuzzo. E’ così?”.
Teste – “Sì, sì. Esatto. Proprio per questo lui mi diceva, perché se non mi aveva detto niente io avrei fatto qualcosa per Scalzone. Invece, per i contatti stretti che abbiamo avuto all’inizio, che io credevo in Nicola Ferraro dissi: “Va bene, allora facciamo come dici tu, mi faccio da parte, tanto se vince Scalzone i contatti già li ho, se vince Nuzzo è la stessa cosa, che ci sediamo e li facciamo insieme”.
P.M. – “Va bene. Ma poi voi il Nuzzo successivamente l’avete incontrato?”.
Teste – “L’ho incontrato una volta, stesso a Castel Volturno”.
P.M. – “L’avete incontrato prima o dopo le elezioni?”.
Teste – “No, dopo…”.
P.M. – “Quindi, quando già era diventato sindaco?”.
Teste – “Esatto, dottore”.
P.M. – “ E di cosa avete parlato con Nuzzo?”-
Teste –“Abbiamo parlato un pochettino che stava lui, che sapeva come si doveva comportare nei miei riguardi, che io stavo a disposizione su tutto. La solita prassi, dottore, con tanto di cortesia per entrambi. Non c’era bisogno di parlare, si sapeva qual era il mio ruolo e…”.
P.M. – “Quindi, lei con Nuzzo avete fatto un accordo, dopo che fu eletto sindaco?”.
Teste – “Sì, anche  con lui doveva avvenire tutto allo stesso modo, anziché incontrarmi successivamente sempre con Nuzzo, doveva avvenire che faceva la stessa prassi di Villa Literno il Nicola Ferraro  a Castel Volturno”.
(omissis)
Difensore – “Cambio prospettiva. Ricorda quando ci sono state le elezioni a Castel Volturno? In che anno?”.
P.M. – “Quelle di Nuzzo?”.
Difensore – “Sì”.
Presidente – “ Prego, Guida”.
Teste – “Avvocato, con certezza non mi ricordo, ma comunque quelle di Nuzzo non sono avvenute prima di Fabozzi, che ricordi in questo istante. Un mese prima, un mese dopo, non mi ricordo”.
Difensore – “Rispetto alla vicenda Le Cascate, lei mi può dire quando ha incontrato Fabozzi?”.
P.M. – “Così non si capisce”.
Presidente – “Infatti, non è chiaro”.
Difensore – “ Lei quando ha incontrato Fabozzi presso il ristorante Le Cascate?”.
P.M. – “E l’ha già detto: dopo le elezioni di Fabozzi”.
Difensore – “Voglio sapere quando. Un anno, un mese, dieci anni…”.
Presidente – “ Bisogna chiedere se si ricorda quando ci sono state le elezioni”.
Difensore – “Il periodo…non ricorda, l’ha detto, il 2003…”.
Teste – “Dieci o quindici giorni dopo che è diventato sindaco il Fabozzi, ci siamo visti a Casal di Principe, a casa del Ferraro. Poi sono passati…”.
Difensore – “E io voglio capire presso il ristorante Le Cascate, quando l’ha incontrato”.
P.M. – “Stava dicendo, avvocato”.
Teste – “Stavo rispondendo”.
Difensore – “Scusi”.
Teste – “ Circa un mesetto dopo; con esattezza non…c’è stata una distanza tra il primo e il secondo incontro, venti giorni, un mese, qualcosa del genere”.
Difensore – “ Nessun’ altra domanda, grazie”.
Teste – “A Le Cascate”.
Presidente – “ Possiamo staccare”.  (verb. ud. 20 aprile 2013 processo Fabozzi).

Leggendo le dichiarazioni di Luigi Guida, dunque, ci si trova di fronte ad un ribaltamento totale del quadro disegnato in sede investigativa nel procedimento penale con l’annessa conclusione di un aiuto attivo che Nuzzo avrebbe chiesto alla camorra prima delle elezioni amministrative dell’anno 2005 a Castel Volturno.
Ecco gli elementi più significativi:

–  Il complesso ruolo che avrebbe assunto Nicola Ferraro prima delle elezioni amministrative di Castel Volturno per le quali Nuzzo era candidato come sindaco. Egli sarebbe stato il suo intermediario e garante nei confronti di Luigi Guida, esponente di spicco del clan Bidognetti, assicurando il malavitoso che l’amministrazione diretta da Nuzzo si sarebbe posta al servizio dell’organizzazione criminale, per ricambiare il suo eventuale disinteresse  durante la competizione politica. Un’assoluta novità rispetto a quanto detto al pm nelle dichiarazioni del 6 ottobre 2009, con allargamento del contesto espositivo, che il teste ha dovuto adattare all’entrata in scena di Enrico Fabozzi, sindaco di Villa Literno, del quale non aveva parlato nel corso della deposizione sopra richiamata. E’ appena il caso di notare che, all’epoca dei fatti contestati, Nuzzo non conosceva né Enrico Fabozzi né Nicola Ferraro, persone che avrebbe incontrato solo dopo la sua vittoria elettorale, trattandosi di persone gravitanti nell’area di centro-sinistra, entro la quale si collocavano alcune liste della coalizione (Democratici di sinistra, Margherita e Partito socialista italiano).

– Il collaborante asserisce di aver accolto l’invito di Nicola Ferraro “a non intervenire, a farsi da parte”, nel senso di rimanere estraneo alla campagna elettorale e di aver accettato quella proposta, ma precisava:
“Solo che io [Luigi Guida n.d.e.] non ho saputo fare a meno, all’epoca, di far dare un po’ di voti a Mimmo Giancotti, che era vicino al sindaco Scalzone. Giancotti non era candidato a sindaco, ma come assessore”.
L’affermazione  sull’assoluto disimpegno nei confronti di Nuzzo e sull’opera proficua svolta a favore dei suoi amici Scalzone e Giancotti  entra in rotta di collisione con ciò che aveva in precedenza sostenuto circa l’aiuto che il clan Bidognetti avrebbe offerto alla coalizione da capeggiata dall’ex sindaco: “Relativamente all’appoggio di Lorenzo Marcello e Nuzzo, poi eletto come  sindaco, in particolare diedi l’incarico a Pasquale Morrone di far votare Lorenzo Marcello”.
La testimonianza di Guida Luigi chiarisce dunque sia l’atteggiamento del malavitoso nelle elezioni comunali di Castel Volturno, orientata verso un candidato di Forza Italia, la lista di Antonio Scalzone, sia la ragione dell’intervento di Pasquale Morrone. Il Giudice per le indagini preliminari  coglie nel segno quando osserva che tra Nuzzo e il boss locale non c’era “cooperazione criminale… bensì contrasto e contrapposizione”, considerato che in una conversazione telefonica con un sostenitore dell’ex sindaco, avvenuta in presenza di ispettori di polizia all’interno del Commissariato di Castel Volturno, Nuzzo aveva detto: “… prendimi subito un appuntamento con Pasquale Morrone, perché lo devo incontrare faccia a faccia e dirgli che non deve rompere il cazzo, deve andarsene via di qui e deve rimanere fuori dalla campagna elettorale” (f. 277 ord.).

Altro punto: il teste, sempre in contrasto con quanto detto in precedenza, sostiene in dibattimento di non aver mai incontrato Nuzzo direttamente prima dell’assunzione della carica di sindaco, ma una sola volta in epoca successiva a tale evenienza. L’incontro sarebbe avvenuto nella casa di Paolo Diana “Scarpone”, al quale partecipava anche l’assessore ai lavori pubblici, di cui non ricordava il cognome. Nuzzo avrebbe appreso l’esistenza e il nome del presunto ospitante dopo aver letto l’ordinanza del gip. Anche Paolo Diana ha dichiarato di non averlo mai visto e incontrato.

Luigi Guida, poi, riferisce che Nuzzo, insieme con Enrico Fabozzi, avrebbe aspettato in Villa Literno notizie sul colloquio di Nicola Ferraro con lo stesso “dichiarante”, il cui aiuto sollecitava per le elezioni. Questa vicenda si sarebbe verificata nel 2003, qualche mese dopo l’elezione a sindaco di Enrico Fabozzi, avvenuta appunto in quell’anno:          ciòè  due anni prima della candidatura di Nuzzo a sindaco di Castel Volturno, quando svolgeva il suo lavoro di magistrato presso la Procura generale di Brescia.

Il presidente del collegio penale domandava  al teste per quali ragioni, durante la campagna elettorale, Nuzzo si trovasse con Enrico Fabozzi in Villa Literno e se c’erano rapporti tra i due. Risposta criptica: “Il Ferraro aveva il suo rendiconto e la sua cosa, che appoggiava sia Fabozzi che Nuzzo. E il loro incontro, che stavano insieme, era attrito che era nato con i Casalesi, gli Schiavone, nei confronti del Nuzzo. Diciamo che non  lo volevano sindaco, perché era un ex magistrato. E in più c’era il fattore che essendo che doveva fare il lavoro o già stavano in corso all’inizio, i lavori del Polo nautico, diventava  una cosa non dico di favoritismo, ma comunque che era interessato sia il comune che l’altro, Villa Literno, Castel Volturno. Perché poi dal Polo nautico avvenivano pure i lavori della Domitiana…”.

Luigi Guida, però, avrebbe omesso di menzionare un’altra notizia: vale a dire le minacce, le violenze o il sequestro che avrebbero subito Nuzzo e la sua famiglia da parte dei sodali di Francesco Schiavone “Sandokan”, con la ritorsione del clan Bidognetti, che fece dimettere alcuni sindaci dell’agro aversano.

– L’incontro che Luigi Guida avrebbe avuto con lo stesso Nuzzo sembra un testo della commedia dell’arte, e vale riportare nella sua integralità il verbale dell’esame sul punto condotto dal pubblico ministero con le risposte del testimone:

P.M. – “Va bene. Ma poi voi il Nuzzo successivamente l’avete incontrato?”.
Teste – “L’ho incontrato una volta, stesso a Castel Volturno”.
P.M. – “L’avete incontrato prima o dopo le elezioni?”.
Teste – “No, dopo…”.
P.M. – “Quindi, quando già era diventato sindaco?”.
Teste – “Esatto, dottore”.
P.M. – “ E di cosa avete parlato con Nuzzo?”.
Teste –“Abbiamo parlato un pochettino che stava lui, che sapeva come si doveva comportare nei miei riguardi, che io stavo a disposizione su tutto. La solita prassi, dottore, con tanto di cortesia per entrambi. Non c’era bisogno di parlare, si sapeva qual era il mio ruolo e…”.
P.M. – “Quindi, lei con Nuzzo avete fatto un accordo, dopo che fu eletto sindaco?”.
Teste – “Sì, anche  con lui doveva avvenire tutto allo stesso modo, anziché incontrarmi successivamente sempre con Nuzzo, doveva avvenire che faceva la stessa prassi di Villa Literno il Nicola Ferraro  a Castel Volturno”.

Secondo gli originari riferimenti, Nuzzo avrebbe garantito al Guida e soci l’esecuzione dei lavori per le opere dell’accordo di programma, sottoscritto nell’agosto del 2003 dalla regione Campania, dalla provincia di Caserta, dai comuni di Castel Volturno e di Villa Literno, da privati imprenditori, per il rilancio ambientale economico turistico del Litorale Domitio. A tal fine Nuzzo, in cambio dell’appoggio elettorale, avrebbe promesso di convincere la famiglia Coppola a favorire le ditte di camorra per i lavori dell’accordo appena citato, compreso l’abbattimento delle otto torri, costruite abusivamente nei pressi della spiaggia . Ma le torri,  brutti grattacieli costruiti in violazione delle leggi edilizie e ambientali,  furono abbattute nel periodo 2001-2003.

Il confronto tra le diverse narrazioni di Luigi Guida – quelle rese durante le indagini preliminari e quelle fornite nel dibattimento -, sarebbero dunque frutto di affermazioni false che avrebbero dovuto sorreggere un attacco vendicativo contro l’ex sindaco in risposta alla sua posizione ostile a qualsiasi ingerenza della malavita sul comune di Castel Volturno, spezzando una prassi instaurata con il sindaco Antonio Scalzone, l’assessore Domenico Giancotti e altri consiglieri, come lo stesso teste dichiara e le vicende successive hanno confermato.

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