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Omicidio di via Dogali A maggio l'appello per Maurizio Iori

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Nella foto, Maurizio Iori tra i due legali che lo avevano seguito in primo grado: gli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto

Si terrà a maggio a Brescia il processo d’appello nei confronti di Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema condannato all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno per il duplice omicidio premeditato dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlia Livia, due anni. Le vittime erano state trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali. Il procedimento d’appello sarà presieduto dal giudice Massimo Vacchiano. I nuovi legali di Iori, gli avvocati  Elena Frigo e Michele Bontempi di Brescia, si batteranno affinchè non venga confermata la sentenza di primo grado emessa dalla corte d’assise di Cremona il 18 gennaio del 2013.

Nelle 97 pagine di motivazione della sentenza di primo grado, il presidente della corte d’assise Pio Massa aveva parlato di una “condotta omicidiaria con irraggiungibile grado di  efferatezza, molto superiore a quella tenuta da chi, per fare un esempio, spara e uccide con una pistola o con il fendente di un coltello. Maurizio Iori non solo ha perfidamente ingannato persone che gli volevano bene, ma ha visto morire lentamente, davanti sè, l’innocente sangue del suo sangue e la povera Claudia. Aveva tutto il tempo per fermarsi, per tornare indietro, ma non l’ha fatto ed è rimasto imperturbabile davanti all’agonia di due esseri umani che morivano per mano sua. Nessuna resipiscenza ha del resto mostrato l’imputato nel corso dell’intero procedimento penale e del processo, ma solo la spasmodica attenzione ad evitare il contraddittorio e a costruire a tavolino una versione dei fatti – infarcita di falsità e menzogne – che potesse consentirgli di evitare la pena per i reati che ha commesso”.

Secondo l’accusa, in primo grado rappresentata dal pm Aldo Celentano, e della parte civile (avvocati Eleonora Pagliari e Marco Severgnini), la sera del delitto il medico avrebbe cenato a casa della Ornesi, dopodichè avrebbe sedato madre e figlia con lo Xanax, probabilmente in gocce, e poi le avrebbe uccise facendo respirare alle vittime il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio avrebbe messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e infine avrebbe gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli (sposato in seconde nozze con Laura Arcaini, che gli ha dato un’altra figlia), Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia.

Come risarcimento danni, la corte d’assise aveva condannato l’imputato a versare una provvisionale di 400mila euro alla madre e 200mila alla sorella della Ornesi. A Iori è stata tolta la patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, una terza dalla donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

Sara Pizzorni
redazione@cremonaoggi.it

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