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Violenza sessuale alla stagista, per Serventi condanna definitiva

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L'avvocato Benedini, nel processo legale di parte civile

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta in appello a Massimo Serventi, 53 anni, commercialista cremonese, condannato per violenza sessuale (ipotesi lieve) nei confronti di una studentessa minorenne ad una pena di nove mesi, dieci giorni e 15.000 euro di risarcimento alla parte civile. La Corte ha anche confermato la misura della “interdizione perpetua da qualunque incarico in scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori” già inflitta in primo grado dal gup Guido Salvini il 19 luglio del 2011, che aveva condannato il professionista, spostato e con tre figli, ad una pena di un anno di reclusione e a 25.000 euro di risarcimento alla parte civile (pena poi ridimensionata in appello). La Cassazione ha inoltre ritenuto inammissibile il ricorso e condannato il commercialista a versare alla Cassa delle ammende 2mila euro. Il 16 marzo del 2010 la studentessa del Beltrami, ancora minorenne, aveva denunciato alla polizia di aver subito attenzioni sessuali da parte del commercialista durante il tirocinio presso lo studio. Era l’ultimo giorno di frequentazione, per la minore, dello stage scolastico. La giovane aveva raccontato che quella mattina era assente la segretaria del commercialista e che quest’ultimo aveva chiesto a lei di prendere il suo posto al computer. Inizialmente i due si erano trovati l’uno di fronte all’altra, separati dalla scrivania, e lei aveva eseguito i compiti richiesti dal titolare per la compilazione dei moduli F24. In un secondo momento, però, il commercialista si era spostato per andare dietro alla sedia della ragazza, ritrovandosela seduta davanti a lui, di spalle. A quel punto aveva iniziato a porgerle una serie di domande sugli amici e sulla scuola, per poi passare a domande più “invadenti”. Dopodichè le aveva sfiorato il viso, spostato i capelli e toccata fino a tentare di infilarle la mano nei pantaloni dalla parte posteriore. La guerra tra difesa e parte civile si era giocata sui tempi dell’azione: “troppo ristretti”, secondo la difesa; “sufficienti a commettere palpeggiamenti”, invece, per l’avvocato Giovanni Benedini, legale di parte civile.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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