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Politico cremasco morì ucciso da un osso di pollo, tre medici a processo

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Roberto Gandelli

Tre medici del pronto soccorso dell’ospedale di Crema sono a processo davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi per la morte, avvenuta nel gennaio del 2010, del 59enne Roberto Gandelli, consigliere comunale di Romanengo, capogruppo del Pd, deceduto durante i lavori del consiglio municipale. Ai medici, che devono rispondere di omicidio colposo, si contesta il fatto di non essersi accorti della presenza di un osso di pollo finito nell’esofago della vittima. “Io non sono qui a far la guerra a nessuno”, ha detto oggi in aula il figlio Marco, 35 anni. “Ma a mio padre hanno fatto tutto,  ma non gli esami per l’osso di pollo”. Il testimone ha poi riferito di aver parlato con una dottoressa all’atto delle dimissioni e di averle chiesto che fine avesse fatto l’osso di pollo. ‘Mi ha risposto che l’avrebbe espulso successivamente dalle feci’, ha spiegato Marco al giudice. La famiglia Gandelli è già stata risarcita con 500 mila euro.

A processo ci sono il radiologo Maurizio Parziale, difeso dall’avvocato Ermete Aiello, e due dottoresse del pronto soccorso: Alessia Mario, assistita dall’avvocato Mario Palmieri, e Sabrina Aramu, difesa dall’avvocato Corrado Limentani. Il 10 gennaio del 2010 Gandelli si era presentato in pronto soccorso. Era domenica. Aveva fastidi alla gola e alla schiena. Ai medici avrebbe raccontato l’inconveniente dell’osso di pollo, ma dopo essere stato visitato era stato dimesso. Il mercoledì successivo, il 59enne aveva avvertito di nuovo dei disturbi: aveva vomitato sangue, ma non aveva voluto tornare in ospedale. Due giorni dopo, la sera del 15 gennaio, il dramma. Gandelli si era sentito male mentre stava tenendo un discorso nella sala consiliare del municipio di Romanengo. A un tratto si era fermato, affermando di non sentirsi bene. Poi si era ripreso, ma era crollato a terra subito dopo. Era stato immediatamente soccorso dai medici del 118, ma purtroppo non si era più ripreso. Il decesso è stato causato da una emorragia provocata dalle lesioni interne che l’osso di pollo aveva procurato all’esponente del Pd.

“Era domenica”, ha raccontato commossa la moglie Lucia. “A pranzo abbiamo mangiato il pollo, dopodichè mio marito non è stato bene. Ha voluto prendere un po’ d’aria e ha fatto sei chilometri a piedi. Poi stava ancora male e l’ho accompagnato al pronto soccorso. In accettazione ha detto che aveva ingoiato un osso di pollo. L’hanno messo in una stanzetta e gli hanno fatto gli esami e le lastre. L’hanno tenuto fino a mezzanotte, poi hanno detto che non aveva niente”. “Anche i giorni successivi non si sentiva bene”, ha spiegato la moglie, “gli dava fastidio a livello dello sterno. Al pronto soccorso gli avevano detto che si era lacerato un pò lo stomaco, ma che bisognava aver pazienza”. “Gli è stato fatto un esame endoscopico ?”, ha chiesto il pm onorario Paolo Tacchinardi. “No”, ha risposto la teste, che ha ricordato che “il dottor Parziale è stato l’unico a scrivere che mio marito era entrato in ospedale per un osso di pollo. Dopodichè ha chiamato il tecnico di laboratorio per fare le lastre. Il mercoledì ho insistito che mio marito tornasse al pronto soccorso, ma lui non ha voluto. Non c’era bisogno, visto che gli era stato detto che non aveva nulla”. “Sì, è vero che gli avevano consigliato di tornare se avesse continuato ad avere disturbi”, ha detto la donna, rispondendo alla domanda di uno dei legali della difesa, “ma solo per fare la prova da sforzo”, così come la teste ha sostenuto che il marito era tornato dal medico di base, “ma solo a provare la pressione”.

“Mio padre aveva fastidi allo sterno ed era un fumatore”, ha ricordato il figlio Marco, che quella domenica aveva raggiunto i genitori in ospedale nel tardo pomeriggio, appena dopo aver ricevuto la telefonata della madre. “Mia mamma mi ha detto che dalle lastre non si vedeva niente, e quindi gli hanno fatto degli esami al cuore”. “Quando sono arrivato”, ha ricordato, “mio padre aveva appena finito la lastra e aveva già anche fatto gli enzimi”. In aula, Marco ha raccontato che suo padre sentiva dei fastidi, “ma faceva la vita di tutti i giorni. Andava a lavorare, andava a correre, si prendeva cura della famiglia, doveva diventare nonno”. “Sì, è vero”, ha ammesso il teste, “non ha voluto tornare in ospedale, ma lui era un uomo di una volta, non si lasciava convincere facilmente”.

Durante l’udienza, il medico del pronto soccorso Alessia Mario ha rilasciato dichiarazioni spontanee. “Ho visto la diagnosi di accoglienza che era quella di dolore toracico”, ha detto l’imputata. “Se avesse detto subito che aveva ingerito un corpo estraneo, l’avrei indirizzato ad un altro ambulatorio”. Il medico ha però riferito di aver parlato con Gandelli, e che in seguito alla sue domande era emerso che il paziente aveva ingoiato l’osso di pollo. “Tanto che”, ha riferito la dottoressa, “ho scritto sul quesito diagnostico ‘sospetta ingestione da corpo estraneo’. A Gandelli, comunque, era stata prescritta una serie di indagini cardio vascolari. “Le 8 ore di osservazione”, ha spiegato l’imputata “era perché si voleva capire se ci fosse un’eventuale modifica nei parametri dell’enzimogramma cardiaco”.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 7 luglio per sentire i consulenti e gli imputati.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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