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Export agroalimentare, nuovo record: crescono carni, ortaggi e formaggi

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L’agroalimentare traina il Made in Italy all’estero. A livello nazionale, l’aumento del 4% dall’inizio dell’anno delle esportazioni agroalimentari rispetto allo scorso anno ha fatto segnare un nuovo record per il periodo. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat sul commercio estero relativi a febbraio 2014, che conferma il trend positivo per l’agroalimentare nazionale già visto nel 2013 (con un valore di 33,4 miliardi di euro, mai registrato prima).  Una situazione che compensa parzialmente la crisi dei consumi sul mercato interno che ha colpito anche i prodotti della tavola.

Anche in provincia di Cremona l’agroalimentare è determinante (e vincente) alla voce “export”.  Le esportazioni di prodotti lattiero-caseari sono passate, ad esempio, dal dato di 104.655.627 euro del 2011 a 125.925.661 del 2012 per approdare a 141.433.732 nell’anno 2013. Carne lavorata e prodotti a base di carne sono passati da 47.414.918 euro di esportazioni nell’anno 2011, a 48.405.486 del 2013. L’export di frutta e ortaggi lavorati e conservati è aumentato da 11.951.085 euro del 2011 a 18.155.458 euro del 2013. Sempre in tema alimentare, le bevande sono salite da 8.570.329 euro a 21.265.159. La voce “altri prodotti alimentari” passa da 122.447.589 euro (export anno 2011) a 139.454.270 (export 2013). Anche puntando la lente d’ingrandimento sul solo anno 2013, si osserva un’indubbia crescita: la voce complessiva “export prodotti alimentari, bevande e tabacco” lievita da un ammontare di 105.629.000 del primo trimestre 2013 a 134.804.000 euro nel quarto trimestre dell’anno.

“Dati positivi, per tutte le voci dell’agroalimentare cremonese, che attestano il valore e l’appeal del Made in Italy: questi risultati giungono perché l’agroalimentare italiano è sinonimo di eccellenza, qualità, ma soprattutto distintività e legame con i territori più belli del mondo – sottolinea Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona –. Cogliamo in questi numeri anche un segnale positivo in vista dell’Expo,   che deve rappresentare l’occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all’estero, dove il nemico maggiore è rappresentato dalle imitazioni low cost, con il cosiddetto “Italian sounding” che colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale e ruba alle nostre aziende e alla nostra economia oltre 60 miliardi di euro l’anno”.

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