Un commento

Iori, 'le prove vanno in una sola direzione' Chiesta conferma ergastolo

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foto Sessa

Claudia Ornesi e Livia

AGGIORNAMENTO – Ha chiesto la conferma dell’ergastolo, il pm Domenico Chiaro, nel processo d’appello che si celebra a Brescia nei confronti di Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema accusato del duplice omicidio premeditato dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlia Livia, due anni, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali a Crema.  La condanna di primo grado (ergastolo ed isolamento diurno per due anni) era stata emessa a Cremona in corte d’assise il 18 gennaio del 2013.

Nella sua requisitoria, il pm Chiaro ha ricordato la “quantità di elementi probatori” a carico di  Iori. Uno tra tutti, l’acquisto delle 4 bombole e dei 4 fornelletti comprati dall’imputato per scaldare le vivande della piccola Livia per le vacanze al mare. “Per andare al camping”, ha ipotizzato il pm, che subito ha aggiunto: “e invece no. Per andare in un hotel attrezzatissimo”. Dunque, si è chiesta l’accusa, “che necessità c’era di comprare 4 bombole e 4 fornelletti ?. Livia era già svezzata. Questa cosa non sta né in cielo, né in terra”. “Quello che è assurdo”, ha sottolineato Chiaro, “è la sproporzionata quantità di materiale acquistato: con quelle bombole si poteva sfamare un campo profughi”.

E poi ancora: il “falso alibi” di Iori, “con il telefonino lasciato a casa apposta”, “le impronte mancanti nella casa di via Dogali, la mancanza di tracce e di resti della cena a base di sushi consumata nella casa del delitto, i blister di farmaci con le fustelle tagliate, la particolare posizione del corpo della Ornesi nel  letto con i capelli tutti da un lato, il rapporto simbiotico e condizionante dell’imputato con la madre”. Le chiavi: “impensabile”, per il pm, “che Iori non avesse le chiavi di via Dogali, appartamento che era suo”. Chiaro ha escluso che Claudia Ornesi possa essersi tolta la vita. “Non era depressa, era religiosa, e comunque una donna non avrebbe mai fatto morire la sua amatissima figlia da sola, non abbracciandola, non tenendola con sé. Aveva anche scritto una lettera alla figlia da leggere quando Livia sarebbe stata grande. Dunque che senso aveva ucciderla?”. Questi solo alcuni degli argomenti toccati dal pm in quasi tre ore di requisitoria. “Prove”, ha detto Chiaro, “che vanno tutte in un’unica direzione”.

Gli avvocati Pagliari e Severgnini

Parola, poi, all’avvocato Eleonora Pagliari, legale di parte civile per la famiglia Ornesi insieme al collega Marco Severgnini. “Claudia non ha mai chiesto nulla di materiale a Iori”, ha detto l’avvocato, “né di sentimentale. Solo di essere un papà per Livia alla luce del sole, e non un papà che teneva segreta una figlia”. “Quello di Iori”, ha sottolineato l’avvocato Pagliari, “è sempre stato un riconoscimento formale, solo a patto di tenere segreta la bambina ai suoi familiari, in particolare alla sua ex moglie e alla madre”. In ultimo, un appello alla corte: “non dimenticatevi delle vittime e di tutto quello che dice il processo. La molteplicità degli elementi va in un’unica direzione, quella della colpevolezza dell’imputato”.

Il 21 maggio prossimo, data di rinvio dell’udienza, oltre all’avvocato Severgnini, toccherà alla difesa dell’imputato, che per l’appello ha messo in campo nuovi legali: il professor Tullio Padovani, del foro di Siena, e gli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi, di Brescia. La corte, composta dal presidente Enrico Fischetti, dal giudice relatore Massimo Vacchiano e da 6 giudici popolari (4 uomini e 2 donne), pronuncerà la sentenza il prossimo 6 giugno.

Ad assistere all’udienza di oggi, oltre ovviamente all’imputato, visibilmente smagrito, c’erano la mamma, il papà e la sorella di Claudia Ornesi, mentre dall’altra parte, la mamma e la zia di Maurizio Iori.

Questa mattina, all’inizio dell’udienza, la difesa aveva chiesto la rinnovazione del dibattimento con l’esame dell’imputato (che in primo grado si era rifiutato di essere sentito, rilasciando solo dichiarazioni spontanee), e di due ulteriori testimoni: la titolare delle pompe funebri che la difesa voleva sentire in merito alle spese funerarie che Iori avrebbe voluto sostenere per l’ex compagna e la figlia, ma che poi di fatto non ha sostenuto per volere dei familiari della Ornesi, e il barista tirato in ballo da Magda, fidanzata “storica” di Iori. Il barista avrebbe visto Claudia in compagnia di un noto spacciatore che per la difesa le avrebbe fornito gli psicofarmaci con i quali lei si sarebbe tolta la vita insieme alla figlia. Fatti, questi, come ha fatto però notare il pm, “che si riferiscono temporalmente agli anni 2008 e 2009, mentre l’omicidio risale al 2011”. Per Chiaro, “testimonianze superflue, non necessarie”.

Tutto rigettato: la corte ha considerato le “plurime” dichiarazioni spontanee rilasciate in primo grado da Iori, superflue ai fini dell’integrazione del patrimonio conoscitivo del processo, evidentemente già abbastanza sviscerato in primo grado. All’esame dell’imputato si erano opposte sia l’accusa che la parte civile. “In primo grado Iori ha preferito tacere”, ha detto l’avvocato Pagliari. “Oggi, invece, ci dice che vuole essere interrogato. Che credibilità può avere, a tre anni di distanza?. Non è da considerarsi una prova nuova”. “La scelta di non rispondere appartiene alla difesa, e non all’imputato”, ha invece rilanciato l’avvocato Padovani, che ha fatto riferimento alle decisioni della precedente difesa. “L’esame dell’imputato”, secondo Padovani, “è un atto dovuto che deve assicurare l’esercizio di una difesa ancora possibile. Qui stiamo parlando di un delitto mostruoso”. Niente di fatto: la corte ha deciso: Iori non sarà sentito. E neppure gli altri due testi, giudicati irrilevanti.

La corte d’appello ha invece accolto la richiesta del pm di acquisire copia del file audio relativa alla telefonata del 16 agosto del 2011 tra Pasqua Facchi, mamma di Claudia, e l’altra figlia Paola. Una telefonata che secondo la difesa proverebbe che le due donne non erano a conoscenza del matrimonio di Iori con la sua seconda moglie. Per i difensori, la stessa Claudia Ornesi ne sarebbe venuta a conoscenza solo per bocca di Iori la sera del 20 luglio del 2011. Sarebbe stato proprio questo il motivo del suicidio della donna. Tesi assurda, per il pm, che ha invitato la corte ad allargare il raggio d’azione della telefonata: “Paola Ornesi sapeva del matrimonio”, ha detto il pm, “perché quando parla con la madre le dice: ‘te l’avevo detto che si era sposato’”. Altro dato che per Chiaro smonterebbe la tesi dell’accusa è “la lettera scritta da Claudia a Iori nella quale lei gli dimostra di accettare il fatto che lui abbia scelto un’altra donna, tanto che alla fine gli scrive ‘senza rancore’”.

Ma ecco come per l’accusa sarebbero andate le cose la sera del 20 luglio nella casa di via Dogali: il medico avrebbe cenato con Claudia, dopodichè avrebbe sedato madre e figlia con il farmaco Xanax, probabilmente in gocce, e poi le avrebbe uccise facendo respirare alle vittime il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio avrebbe messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli (sposato in seconde nozze con Laura Arcaini, che gli ha dato un’altra figlia), Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia.

Nelle 97 pagine di motivazione della sentenza di primo grado, il presidente della corte d’assise Pio Massa aveva parlato di una “condotta omicidiaria con irraggiungibile grado di efferatezza”. “Una imponente messe di prove”, per il giudice Massa, “di indizi, di argomentazioni logiche e massime di esperienza dotate di tale forza intrinseca da poter escludere plausibilmente ogni alternativa spiegazione  – al di là di ogni ragionevole dubbio – che Claudia Ornesi non si è uccisa e non ha ucciso sua figlia, e che responsabile della loro morte è una persona che si era recata la sera del 20 luglio 2011 in casa di Claudia con la programmata ed espressa intenzione di uccidere sia lei che la figlia, immutando successivamente la scena del crimine per cercare di eliminare ogni traccia della sua presenza ed inscenare la parvenza del ‘suicidio allargato’: l’imputato Maurizio Iori”.

Completamente diversa la visione dei fatti raccontata dalla difesa nel processo di primo grado: quella sera la Ornesi sarebbe venuta “malauguratamente” a conoscenza per bocca dello stesso Iori del fatto che lui si era risposato. Una notizia che l’avrebbe scossa a tal punto da decidere di mettere in atto il suicidio, uccidendo prima la figlia e poi se stessa. Oppure, e questo era un altro punto di vista della difesa, il fatto che Claudia, venuta a conoscenza del secondo matrimonio di Iori, avrebbe deciso di vendicarsi. Con le pastiglie di Xanax avute da un amico tossicodipendente e  le bombole di gas comprate da Iori (per garantire alla figlia una corretta alimentazione in vacanza) avrebbe inscenato un finto suicidio per lei e per la figlia. Tutto perchè qualcuno le trovasse l’indomani in quello stato e far così ricadere la colpa sul medico. Non voleva morire, ma non sapeva che l’azione combinata del gas e del farmaco era mortale. Sia lei che la figlia, dunque, sarebbero morte per un errore della Ornesi che voleva solo farla pagare all’ex compagno.

Nel primo grado, come risarcimento danni, la corte d’assise aveva condannato l’imputato a versare una provvisionale di 400mila euro alla madre e 200mila alla sorella della Ornesi. A Iori è stata tolta la patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, una terza dalla donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

Attualmente Iori è detenuto nel carcere di Pavia. Dal giorno del suo arresto, avvenuto il 14 ottobre del 2011, non è mai uscito di prigione, dove è rinchiuso da due anni e sette mesi.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Italiana

    La notizia di questo assassinio, fortunatamente scampata dall’assalto mediatico nazionale, è invece una delle più cruente degli ultimi decenni. Pensare a un uomo, un padre, che scientemente toglie la vita a una donna e alla propria bambina di due anni, è mostruoso. Confido nell’ergastolo perché questa specie di persona è irrecuperabile