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Processo Iori bis, la difesa: 'Movente assurdo, solo sospetti'

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Parola alla difesa, nella seconda udienza in corte d’appello a Brescia del processo a carico di Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema accusato del duplice omicidio premeditato dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlia Livia, due anni, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali a Crema. In primo grado a Cremona, il 18 gennaio del 2013, l’ex primario era stato condannato all’ergastolo e all’isolamento diurno per due anni. Nella scorsa udienza, il procuratore generale Domenico Chiaro ha chiesto alla corte, composta dal presidente Enrico Fischetti, dal giudice relatore Massimo Vacchiano e da 6 giudici popolari, la conferma del carcere a vita.

LA DIFESA

Oggi, dunque, spazio alla tesi difensiva, rappresentata dal professor Tullio Padovani, del foro di Siena, e dai colleghi Elena Frigo e Michele Bontempi, di Brescia.

“Il percorso delle prove porta all’assoluzione”, ha detto l’avvocato Bontempi, “convinto e certo dell’innocenza  di Iori. Rispetto le vittime di questa immensa tragedia, che sono qui presenti e che devono assistere ad una ricostruzione dei fatti da loro non condivisa”. “Ma qui”, ha proseguito il legale, “e’ in gioco la vita di un uomo. Iori non e’ affatto un malato di mente, e’ un uomo normale che non può concepire un gesto del genere”.
“Assurdo”, per Bontempi, “il movente: un uomo come Iori che non appartiene al mondo della criminalità organizzata, un uomo nel pieno del suo successo professionale, perché avrebbe dovuto uccidere il sangue del suo sangue?”. “Per non farlo sapere alla madre?”, si e’ chiesto l’avvocato. “Ma prima o poi sarebbe venuta a saperlo”. “Nemmeno il peggiore dei carnefici ucciderebbe sua figlia”, ha continuato Bontempi. “Per un padre, una bambina femmina cattura senza possibilità di scampo. Non era una situazione perfetta, ma era sua figlia, le voleva bene, l’andava a trovare, si interessava di lei, c’era il cognome Iori sul campanello della casa di via Dogali”.

“Qui c’è in gioco la vita di un uomo”, ha ribadito l’avvocato Padovani. “Un processo ostinato contro i fatti perchè doveva per forza essere stato Iori, che sì ha mentito, dicendo che quella sera era al cinema. Uno stupido bugiardo, un puerile, ma non un assassino. Ha mentito perchè è nel suo carattere non dare spiegazioni”.

“A carico di Iori, per la difesa, “ci sono solo sospetti“. La prova ‘regina’ e’ il metodo di somministrazione del farmaco. “Impossibile dare lo Xanax a Claudia senza farsi accorgere. I consulenti tutti sono concordi nel dire che si trattava di un quantitativo molto elevato. Tantissime pastiglie o un’infinita’ di gocce. Gocce con un retrogusto amarissimo, non e’ possibile mascherare il sapore. E stiamo parlando della stessa Claudia che una settimana prima si sarebbe accorta di una singola dose di Valium trovata nell’insalata di riso”. La verità’, per la difesa, e’ che “Claudia stessa ha preso le pastiglie con finalità’ suicide ed e’ stata l’unica a somministrare le pastiglie a sua figlia Livia”.

Per quanto riguarda le tracce. Per la difesa, “la verità e’ che toccando un certo oggetto e’ difficile lasciare tracce di se’ stessi. In questo caso non c’e’ stato alcun contatto con i corpi come in un delitto cruento quando scorre molto sangue. Le tracce sono poche, e quelle poche appartengono a Claudia, che e’ purtroppo l’autrice dell’omicidio di Livia”. Quello contro Maurizio Iori, sempre per la difesa, e’ un “processo indiziario, costruito su un castello di sospetti“.

E ancora: “E’ stata la fuoriuscita di gas a determinare le concentrazioni micidiali pericolose per la sopravvivenza delle persone già assopite dall’uso dei farmaci. Non c’e’ stato alcun contenimento con i sacchetti di plastica, non c’e’ stata alcuna morte asfittica”.

Argomento chiavi: secondo la tesi difensiva, che sostiene che la sera del 20 luglio era stata Claudia ad aprire la porta a Iori e a richiuderla quando lui se n’era andato, l’imputato non aveva le chiavi della casa del delitto. “Ha dato a Claudia tutte e tre le chiavi originali”, ha spiegato l’avvocato Bontempi. “L’accusa sostiene che lui si era fatto una copia, ma e’ una supposizione, non una prova. Troppe possibilità, troppe probabilità”.

Il fatto che Claudia non si sarebbe mai tolta la vita: “L’accusa dice che Claudia non poteva uccidersi perché appariva serena”, ha argomentato ancora l’avvocato Bontempi. “Ma non ci sono elementi tecnici o testimoniali che possano escludere il suicidio. Per uccidersi, la Ornesi potrebbe essersi procurata i blister dei farmaci già privi di fustella. Da chi?. Lei frequentava un tossicodipendente e assumeva sporadicamente Valium. L’analisi dei capelli non esclude che la donna facesse un uso sporadico di Xanax”. “Il problema della Ornesi”, per la difesa Iori, “e’ che voleva una famiglia completa, voleva di più. Aveva riposto tutte le sue speranze in Iori, ma lui si era innamorato di Laura Arcaini, la sua seconda moglie. Claudia, quindi, non era felice. Lo si legge anche nella sua lettera a Iori, nella quale scrive ‘la mia anima e’ lacerata da profonde ferite'”. “Claudia”, per i legali della difesa, “era depressa”. E a questo punto l’avvocato Bontempi ha ricordato quanto era stato scritto dai giornali subito dopo il ritrovamento dei cadaveri, con il riferimento ad un’intervista ad un’amica di Claudia che aveva rivelato che la donna era depressa. “Se qualcuno sa”, ha fatto appello il legale, “lo dica e venga fuori”.

Le bombole e i fornelletti: per i legali della difesa, le 4 bombole e i  4 fornelletti servivano a scaldare i pasti di Livia in vacanza e per scaldare le salse per la cena del 20 luglio. “Si'”, hanno ammesso gli avvocati Bontempi e Padovani, “erano quattro, e’ vero, ma Iori non era un esperto. Non sapeva in che quantità comprarne. E poi, se fossero stati oggetti diversi, nessuno avrebbe dato loro tanto significato”. “Vi sembra una stranezza?”, ha incalzato l’avvocato Padovani. “Anch’io ho avuto occasione di acquistare le bombole”.

“Nessuno”, per gli avvocati Bontempi e Padovani, “potrebbe condannare in base a questi elementi e poi tornare a casa tranquillo. Non ci sta la classica affermazione del fatto che non possa essere stato che lui, come è avvenuto per i casi di Annamaria Franzoni, Amanda Knox, Alberto Stasi”. “La possibile verità alternativa”, ha continuato Bontempi, dirigendosi alla corte, “è lì davanti a voi. Claudia può essersi suicidata. E’ la logica dell’irrazionalità del suicidio”. “Ovvio”, ha concluso il legale, “che ci sono degli interrogativi aperti, ma quelli ci saranno sempre. Quella del padre snaturato, come l’accusa ha dipinto il nostro cliente, è solo leggenda“.

L’ACCUSA

La sera del 20 luglio, per l’accusa, nella casa di via Dogali il medico avrebbe cenato con Claudia, dopodichè avrebbe sedato madre e figlia con il farmaco Xanax, probabilmente in gocce, e poi le avrebbe uccise facendo respirare alle vittime con un’azione di contenimento il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio avrebbe messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli (sposato in seconde nozze con Laura Arcaini, che gli ha dato un’altra figlia), Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia.

L’INTERVENTO DELL’AVVOCATO DI PARTE CIVILE MARCO SEVERGNINI

Ad inizio udienza e’ intervenuto l’avvocato di parte civile Marco Severgnini (nella scorsa udienza aveva parlato la collega Eleonora Pagliari). Il legale ha puntato sull'”assenza di tracce dell’imputato sulle eventuali prove di morte. Un dato che non e’ segno dell’innocenza di Iori, ma tutto il contrario“. “In casa”, ha ricordato Severgnini, “non e’ stato trovato Valium, non c’erano scatole di Xanax, non c’erano le scatole dei fornelletti, non c’era la spazzatura, le bombole erano prive di involucro”. E poi la pastiglia trovata sotto il corpo della piccola Livia. “Non e’ stata rigurgitata, come sostiene la difesa”, ha detto Severgnini, “e’ una forzatura”. Per la parte civile, “non ci sono spiegazioni alterative: Iori ha cancellato le tracce della propria presenza, ma anche di quella di Claudia e Livia, le abituali frequentatrici di quella casa”. La questione delle bombole: perche’ una delle bombole non ha lasciato segni di sgocciolamento?. “Perche’ non e’ stata appoggiata a terra”, ha spiegato Severgnini. “Prima e’ stata vuotata e poi appoggiata”. I farmaci: “Claudia non ne faceva uso, non prendeva ansiolitici. E’ pacifico che non ci fossero assunzioni pregresse e terapeutiche di Xanax. Lo dice l’esame del capello”. E “pacifico”, per Severgnini, e’ anche il fatto che Iori avesse la disponibilità’ delle chiavi dell’appartamento di via Dogali. “Gia’ a luglio”, ha specificato il legale, “Iori aveva chiesto di tornare in possesso dell’immobile, ma non aveva chiesto la restituzione delle chiavi”.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 6 giugno. Prima di ritirarsi in camera di consiglio, la corte ascolterà le dichiarazioni spontanee dell’imputato.

Sara Pizzorni
redazione@cremonaoggi.it

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