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Duplice omicidio, per Iori confermata in appello la condanna all'ergastolo

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AGGIORNAMENTO – Per Maurizio Iori, l’ex primario accusato di aver ucciso a Crema l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e la figlia Livia, due anni, nata dalla loro relazione, è stata confermata in secondo grado la condanna all’ergastolo. La sentenza, dall’aula della corte d’appello di Brescia, è arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì dopo oltre sette ore di camera di consiglio e ha ribadito quando deciso in primo grado, ossia anche due anni di isolamento diurno e come risarcimento danni alla parte civile una provvisionale di 400mila euro a Pasqua Facchi, la madre di Claudia Ornesi, e 200mila all’altra figlia Paola. Niente patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, una terza da Laura Arcaini, la donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

Nella prima udienza, il procuratore generale Domenico Chiaro aveva chiesto alla corte, composta dal presidente Enrico Fischetti, dal giudice relatore Massimo Vacchiano e da 6 giudici popolari (4 uomini e 2 donne), la conferma del carcere a vita. L’imputato, che ha sempre respinto le accuse, che è detenuto a Pavia e ha assistito a tutte le udienze, è in carcere dal giorno del suo arresto, avvenuto il 14 ottobre del 2011.

L’ex primario era stato condannato all’ergastolo in primo grado, a Cremona, il 18 gennaio 2013.

Gli avvocati di parte civile Pagliari e Severgnini

Dunque è stato lui, per la corte, a commettere il duplice omicidio di Claudia e Livia, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali a Crema. Per il procuratore generale Chiaro, Iori ha cenato con Claudia, poi ha sedato mamma e figlia con il farmaco Xanax, somministrato in gocce, e poi le ha uccise facendo respirare alle vittime con un’azione di contenimento il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio ha messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia. Secondo il procuratore e per la parte civile, nei confronti di Iori “c’era un quadro granitico di elementi indiziari, elementi che hanno costituito la prova che è stato lui a commettere il crimine”.

Al contrario, per gli avvocati della difesa (Tullio Padovani, del foro di Siena, Elena Frigo e Michele Bontempi di Brescia), “a carico di Iori, solo sospetti”. “Iori – è la linea difensiva che parla di azione suicida di Claudia Ornesi – è un uomo normale che non avrebbe mai ucciso il sangue del suo sangue. Quella del padre snaturato è solo una leggenda. Assurdo il movente. E’ impossibile che il medico abbia somministrato lo Xanax a Claudia senza che lei se ne accorgesse”. Sull’argomento bombole e fornelletti, la difesa ha sostenuto: “servivano a scaldare i pasti di Livia in vacanza e per scaldare le salse per la cena del 20 luglio”.

Alle 10,50 di questa mattina l’imputato aveva preso la parola rilasciando dichiarazioni spontanee. “Quando ti muore un figlio non c’e’ più’ niente in cui credere”, ha detto, “questo dolore non passa, non si può pensare che una persona possa fare qualcosa del genere, possa eliminare parte di se stesso. Può farlo solo un folle o un drogato”.

Padre, madre e sorella di Claudia all'uscita dal tribunale di Brescia

 

LE REAZIONI DOPO LA SENTENZA – Iori, sentita la sentenza, ha detto ai suoi avvocati: “Ditemi che non è successo davvero ed è solo un incubo”. Disperazione e lacrime a dirotto per la madre dell’imputato, che ha reagito dicendo: “Me lo fanno morire in carcere. E’ un innocente, in carcere come un delinquente”.

Dall’altra parte, Pasqua Facchi, la mamma di Claudia, l’altra figlia Paola e il papà Gianstefano, commossi. “E’ finita come doveva finire, spero che Iori apra il suo cuore al pentimento”, ha detto la madre di Claudia.”Sono due martiri che vanno dritto verso Dio”, ha aggiunto Gianstefano, il papà di Claudia Ornesi. “E’ stato messo in crisi da una bambina, peggio di Erode”, ha detto ancora mamma Pasqua. “Assolverlo sarebbe stato come uccidere due volte Claudia e Livia – ha detto Paola Ornesi, sorella e zia delle vittime. Se c’è qualcosa di diabolico, è in chi lo ha commesso”. Nel suo precedente intervento, il procuratore generale aveva usato queste parole: “se assolvete Iori, condannate idealmente Claudia ad essere l’assassina di sua figlia”.  “Le parole del procuratore hanno colto l’essenza del nostro dramma”, ha aggiunto Paola Ornesi. “C’era di mezzo un infanticidio. Se Iori ha avuto questo atteggiamento, lo terrà fino alla fine, ma io non ce la farei a tenere dentro questa cosa”. Una camera di consiglio durata sette ore. Non ha mai avuto dubbi?  “Mai, mai avuto dubbi”, ha continuato Paola Ornesi, “non c’erano dubbi, come negare il lavoro abilissimo di investigazione. Anche i magistrati hanno guardato tutto. Io sono un’insegnante, ed ora posso dire ai miei figli e ai miei alunni che amo come figli di credere nella giustizia, che la giustizia esiste. Mia sorella che adoravo e mia nipote che amavo come una figlia saranno riabilitate”.

Eleonora Pagliari e Marco Severgnini, legali di parte civile, hanno così commentato la sentenza: “Non c’è niente da festeggiare, ma siamo confortati dalla decisione che ha reso giustizia, verità, e che ha dato il rispetto dovuto alla memoria di Claudia e Livia. E’ rimasto completamente confermato l’accertamento delle responsabilità che già la corte d’assise di Cremona aveva accertato”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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