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Omicidio di Crema, in aula parla Iori: "Non si può uccidere parte di se stessi" L'invito del procuratore: "Confessi"

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Nella foto, Maurizio Iori

Alle 10,50 di venerdi 6 giugno Maurizio Iori, l’ex primario accusato di aver ucciso l’ex compagna e la figlia a Crema e che respinge tale accusa, ha preso la parola nell’aula di corte d’appello di Brescia (dove è attesa in giornata la sentenza) e ha rilasciato le sue dichiarazioni spontanee per un quarto d’ora: “Buongiorno”, ha esordito. “Parlerò’ una manciata di minuti per farmi conoscere. In questo momento voi avete in mano tutta la mia vita e anche quella della mia famiglia che mi e’ rimasta perché’ quello di Livia (la figlia, ndr) non e’ l’unico grave lutto che abbiamo dovuto sopportare in questi ultimi anni. Vorrei far sentire il mio stato d’animo da quel giorno in cui ho ricevuto la telefonata in cui mi dicevano che mia figlia Livia e Claudia (Ornesi, l’ex compagna e madre di Livia, ndr) erano morte. E’ una telefonata che mi martella in testa da anni, uno stato di tilt, di non consapevolezza all’inizio. Io dopo qualche giorno telefonai all’ispettore Bulloni, e’ come se mi fossi sentito anestetizzato. In questi casi la botta non era stata ancora assorbita, ed e’ così. Poi sono arrivati i sensi di colpa, e sono tanti. Il primo: probabilmente ho illuso Claudia, ci volevamo bene, ci trattavamo bene. Quella di Livia sarebbe stata una crescita armonica. Il secondo: la mia personalità e’ quella dell’uomo del compromesso. Rifuggo da ogni posizione drastica. Non mi sono accorto del disagio di Claudia, si vede che tutti e due siamo bravi a dissimulare. I medici non dovrebbero prendersi cura dei propri familiari perché rischiano di sottovalutare i segni. La lettera ha rotto questa dissimulazione, ma io non mi sono reso conto. Livia sarebbe stata comunque introdotta nella sua famiglia. C’era già’ una  cameretta pronta per lei e i suoi fratelli. Pensavo a programmare per Livia e non per Claudia. E’ stato il mio errore. Poi la consapevolezza e’ arrivata tutta nella sua enormità. Quando ti muore un figlio non c’e’ più’ niente in cui credere, questo dolore non passa, non si può pensare che una persona possa fare qualcosa del genere, possa eliminare parte di se’ stesso. Può farlo solo un folle o un drogato. Neanche nei libri e nei film si uccidono i propri figli. Vuol dire condannarsi per tutta la vita”. Poi la stoccata agli avvocati che l’hanno difeso in primo grado. “Mi dicevano che le prove erano tutte a nostro favore, che io ero in carcere in attesa perché in Italia funziona così. Poi la delusione. Le prove mi scagionavano tutte, gli avvocati non mi hanno fatto interrogare, io volevo farmi conoscere, e allora ho rilasciato dichiarazioni spontanee. Volevo augurarvi buon lavoro, confido nel vostro buon senso”.

LE REPLICHE DELLE PARTI

“Un quadro granitico di elementi indiziari costituiscono la prova che Iori ha commesso il crimine”. Lo ha detto il procuratore generale Domenico Chiaro nelle ultime repliche del processo contro l’ex primario dell’ospedale di Crema. “Iori padre affettuoso ?”. Il pg ha ricordato alla corte la telefonata intercorsa tra l’imputato e la sua fidanzata storica nella quale “lui confessa che a questa bambina non era assolutamente affezionato. Livia era una figlia di nome, ma non di fatto”. Il pg Chiaro ha poi sottolineato il sentimento di “indifferenza di Iori di fronte alla morte della figlia” e che nella definizione del movente “bisogna tener conto della personalità dell’imputato”. E poi il tema della quantità e della mascherabilita’ dello Xanax. “300 gocce di medicinale in un bicchiere non sono neppure un dito di spessore e si possono mascherare con il pompelmo”. Per il procuratore, “non c’e’ alcuna prova tecnica che scagiona Iori, anzi, il contrario”. E ancora: “perché Claudia prima di uccidersi avrebbe fatto sparire la spazzatura, e perché Iori quella sera si e’ portato via il sushi ? Non era un segreto che era andato a cena a casa di Claudia”. “Se assolverete Iori”, ha concluso Chiaro rivolgendosi alla corte, “condannerete Claudia ad avere ucciso la sua bambina”. E poi, rivolto allo stesso imputato: “Iori confessi di essere l’omicida. Sarebbe l’unico modo per onorare la memoria di una persona speciale quale era Claudia e della sua bambina”. Per l’avvocato di parte civile Marco Severgnini, che ha parlato anche a nome della collega Eleonora Pagliari, “i dubbi insinuati dalla difesa sono privi di radici”. “Inspiegabile”, per il legale, “la povertà’ di tracce nella casa di via Dogali”. “Questa vicenda”, ha detto Severgnini, “e’ un cammino incessante di premeditazione in un contesto diventato ormai ingestibile da quando Claudia rompe gli indugi e non vuole più segretezza”.

Per la difesa ha replicato l’avvocato Michele Bontempi. “In questo processo non si e’ formata la prova che fosse possibile mascherare una dosa massiccia d Xanax. La quantità e’ il punto dolente dell’accusa”. “Cosa dovrebbe confessare Iori”, ha detto Bontempi, riferendosi all’invito del procuratore, “se e’ innocente ?”. “Non esiste il movente”, ha rilanciato a sua volta l’avvocato Elena Frigo, “e il movente in un processo indiziario e’ fondamentale”.

Sara Pizzorni

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