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Morì ucciso da un osso di pollo, una condanna e due assoluzioni

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Roberto Gandelli

“Siamo medici, e la nostra gratificazione è il benessere dei pazienti. Il lutto della famiglia Gandelli è anche il mio”. Lo ha detto, davanti al giudice Pierpaolo Beluzzi, Sabrina Aramu, uno dei tre medici del pronto soccorso dell’ospedale di Crema finiti a processo per omicidio colposo per la morte, avvenuta nel gennaio del 2010, del 59enne Roberto Gandelli, consigliere comunale di Romanengo, capogruppo del Pd, deceduto durante i lavori del consiglio municipale per colpa di un osso di pollo lungo circa due centimetri finito nell’esofago.

La Aramu è stata l’unica ad essere stata condannata per la morte di Gandelli. Per lei, quattro mesi di reclusione, pena sospesa, mentre gli altri imputati, Il radiologo Maurizio Parziale e l’altra dottoressa del pronto soccorso, Alessia Mario, sono stati assolti. Per ciascuno degli imputati, il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto una pena di sei mesi. Secondo il pm, “nel sospetto dell’ingestione di un osso di pollo sarebbe stato opportuno effettuare un esame più specifico come un’endoscopia”.

Era stata la dottoressa Mario, il 10 gennaio del 2010, a prendere in carico il paziente. Al suo arrivo in ospedale, Gandelli aveva riferito di aver camminato per sei chilometri e di avere dolori al petto, ma anche di aver ingoiato per pranzo un osso di pollo. La prima indagine della dottoressa, in aula assistita dall’avvocato Mario Palmieri, era stata di natura cardiologica, visto che Gandelli era anche un accanito fumatore. “Sono stata io a scrivere sul quesito diagnostico ‘sospetta ingestione del corpo estraneo’”, aveva detto la Mario in aula, “e ho ordinato una lastra”.

Alla vittima era stata fatta una radiografia, ma dall’esame non era emersa la presenza del corpo estraneo, così la dottoressa Aramu, che aveva sostituito la collega al cambio turno, aveva deciso per le dimissioni. “Aveva il problema della pressione alta”, ha detto oggi la Aramu, che ha aggiunto di essersi studiata radiografia del torace e dell’addome. “Gli esami erano negativi, ma la pressione era ancora alta. Ma il paziente ha detto che stava bene e che voleva tornare a casa, così non appena la pressione è tornata normale l’ho dimesso”. Davanti al giudice, la dottoressa,  a processo difesa dall’avvocato Corrado Limentani, ha sostenuto che nessuno le aveva detto che Gandelli aveva ingerito un osso di pollo. “Dalla cartella clinica, che parlava di dolore toracico atipico, non c’era nulla che lo indicasse, non avevo elementi per pensare alla presenza di un corpo estraneo, la dottoressa Mario mi aveva solo detto che il paziente si era sentito male durante il pasto”. La Aramu, però, non aveva aperto un’altra pagina della cartella informatica nella quale era indicato il quesito posto al radiologo dalla collega Mario in cui si parlava di una sospetta ingestione di un corpo estraneo. “Per aprirle quella parte di cartella”, si è giustificata la Aramu, “avrei dovuto avere qualche ragione dovuta a dubbi o sospetti che invece non c’erano. In quel caso non c’era necessità di approfondimento”.

“Non c’era traccia di perforazioni”, ha detto a sua volta il radiologo Parziale, difeso dall’avvocato Ermete Aiello. Dopo aver effettuato l’esame, risultato negativo, il medico non era più stato interpellato. “L’opacità dell’osso di pollo”, ha spiegato Parziale, “non consente la visibilità radiologica. L’esame radiologico è stato fatto non tanto per individuare il corpo estraneo, ma per escludere conseguenze come eventuali perforazioni. Non c’era nulla, e io non avevo titolo per richiedere ulteriori esami”.

La famiglia Gandelli è già stata risarcita con 500 mila euro.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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