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Timbrò il cartellino ma era assente: per Iori il pm chiede un anno

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L'avvocato Gennari

Un anno di reclusione e 400 euro di multa. Questa la richiesta del pm onorario Silvia Manfredi nei confronti dell’ex primario del reparto di Oculistica Maurizio Iori, accusato di truffa ai danni dell’ospedale di Crema. Per la procura, avrebbe timbrato la scheda magnetica attestando “falsamente la propria presenza in ufficio”.
Dunque per il medico, dopo l’ergastolo in primo grado confermato in appello per il duplice omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi e della loro figlioletta di due anni Livia, il pm ha chiesto la condanna. La sentenza del giudice Francesco Sora sarà pronunciata il prossimo 3 giugno.

Nel processo per truffa, l’ospedale di Crema è parte civile attraverso l’avvocato Gian Pietro Gennari. Per il legale, il medico, che nel 2011 era primario facente funzioni, aveva l’obbligo di timbratura. “Iori poteva allontanarsi dall’ospedale ?”, si è chiesto l’avvocato, che ha lamentato un danno economico e di immagine. “No, perché Iori era a tutti gli effetti un dirigente, e il regolamento dice che tutti i dirigenti devono assicurare la propria presenza in servizio. Quindi poteva sì organizzarsi il lavoro, ma aveva l’obbligo della presenza e come dirigente di una struttura complessa avrebbe dovuto documentare la sua presenza in servizio per rispettare il monte ore che gli era stato pagato”.

Non così per i due difensori dell’imputato, gli avvocati Michele Bontempi ed Elena Frigo. “Nessun danno per l’ospedale”, per i legali, “un ospedale che oltretutto, proprio grazie al lavoro di Iori nel reparto di Oculistica, è diventato un punto di riferimento”. Gli avvocati hanno parlato del “grande attaccamento al lavoro” del medico, un lavoro che l’imputato “ha sempre condotto in maniera impeccabile”. “Le sue assenze”, hanno detto i legali, “non erano sistematiche, in alcune occasioni era uscito per servizio, una volta perché era andato da un collega a Brescia per parlare di lavoro e un’altra a Milano per organizzare un convegno medico”.

Il processo per truffa nasce proprio dalle indagini effettuate relativamente alla morte dell’ex compagna di Iori e della figlia. L’attività di riscontro da parte degli investigatori era stata effettuata incrociando i dati degli ingressi e delle uscite dall’ospedale, i tabulati telefonici e le tracce del telepass della Chrysler Grand Voyager nera che l’imputato aveva in uso. In diverse occasioni, dal primo gennaio del 2011 fino al 14 ottobre dello stesso anno, data dell’arresto per il duplice omicidio, l’imputato si trovava in luoghi diversi (Lodi, Somma Campagna, Manerbio), mentre risultava in servizio e presente all’interno dell’ospedale di Crema. Il 16 luglio del 2011, anche se risultava presente all’interno dell’ospedale, dalle 7.22 alle 17.54 Iori era a Carugate e a Pieve Fissiraga ad effettuare gli acquisti che gli sarebbero serviti per preparare il delitto di Claudia Ornesi e della piccola Livia, commesso a Crema in via Dogali la sera del 20 luglio del 2011.

Sara Pizzorni

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