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Cassarà, atti osceni La Cassazione: 'sentenza annullata con rinvio'

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Sentenza annullata con rinvio. Questo ha deciso la Corte di Cassazione per il campione di scherma Andrea Cassarà, 31 anni, bresciano, condannato sia in primo grado che in appello per una vicenda di presunti atti osceni avvenuta a Cremona nel 2007. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna pronunciata dai giudici di Brescia, rimandando ad un nuovo processo ad un’altra sezione dell’appello. Sulla vicenda, però, incombe la prescrizione.

“Essere associati a un fatto del genere ferisce, ecco perché non posso essere contento, la sentenza è una magra consolazione”, ha commentato Cassarà al Giornale di Brescia. “Non mi fa piacere”, ha aggiunto, “parlare di una vicenda assurda che si è protratta per ben 8 anni e che in parte, ritengo, può avere influito sul mio rendimento sportivo, anche se in questi anni ho vinto 3 Mondiali a squadre e uno individuale e 4 Coppe del mondo”.

Nel 2009 il campione era stato condannato in primo grado dal tribunale di Cremona ad una pena di tre mesi e ad un risarcimento danni di mille euro alla parte civile rappresentata dall’avvocato Michela Soldi, mentre il 20 dicembre del 2013 i giudici della Corte d’Appello di Brescia, che diversamente dal primo grado avevano concesso all’imputato le attenuanti generiche, avevano ridotto la pena a due mesi di reclusione convertiti in una pena pecuniaria di 2.280 euro, ritenendo “solido e convincente” il quadro probatorio delineato dal giudice di primo grado Pierpaolo Beluzzi, e “del tutto logico e condivisibile il percorso argomentativo nel pervenire all’affermazione di responsabilità dell’imputato”. “Deboli”, per contro, “i rilievi prospettati dalla difesa”.

Per l’accusa, il 30 agosto del 2007 in via dell’Annona a Cremona, Cassarà, medaglia d’oro il 12 agosto del 2013 nel fioretto a squadre ai Mondiali di scherma di Budapest e oro nel torneo di fioretto a squadre e bronzo individuale alle Olimpiadi di Atene del 2004, avrebbe mostrato le parti intime ad una ciclista che aveva fermato per chiedere un’informazione. Quel giorno il campione era a Cremona a bordo di una Lancia Musa. La signora, poco più che quarantenne, si era accostata all’auto per dare le indicazioni al conducente, e proprio in quel momento aveva visto che l’uomo si era abbassato i pantaloni e si era masturbato davanti a lei. La ciclista era riuscita a trascrivere il numero di targa della Musa e si era diretta in Questura per sporgere denuncia. Un mese dopo il fatto, la donna era stata chiamata negli uffici di via dei Tribunali per visionare alcune foto. Nella fotografia numero sei aveva riconosciuto senza ombra di dubbio Cassarà quale autore degli atti osceni di quel pomeriggio di agosto.

Il campione di scherma, al contrario, si era giustificato dicendo che durante una manovra aveva rischiato di investire la donna che stava sopraggiungendo in bicicletta. “Mi sono scusato facendole un gesto con la mano”, aveva spiegato Cassarà. “Lei, però, ha continuato ad inveire nei miei confronti”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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