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Cassarà: reato prescritto ma confermato il risarcimento

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L'avvocato Michela Soldi

Reato estinto per intervenuta prescrizione, ma confermate le statuizioni di parte civile. Questa la decisione pronunciata dal presidente della corte d’appello di Brescia Enrico Fischetti sul caso che vedeva imputato il campione di scherma Andrea Cassarà, 31 anni, bresciano, accusato di atti osceni. I giudici hanno però confermato il risarcimento di mille euro alla parte civile, più 1.100 euro di spese legali.

Lo scorso aprile, per Cassarà, condannato sia in primo grado che in appello per una vicenda di presunti atti osceni avvenuta a Cremona nel 2007, la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di condanna pronunciata dai giudici di Brescia, rimandando ad un nuovo processo ad un’altra sezione dell’appello che oggi ha posto fine alla vicenda.

Soddisfatta l’avvocato Michela Soldi, legale di parte civile, che ha commentato: “i giudici d’appello, diversamente dalla Cassazione, hanno ritenuto credibile la versione dei fatti della mia cliente, che dovrà essere comunque risarcita”.

Nel 2009 il campione era stato condannato in primo grado dal tribunale di Cremona ad una pena di tre mesi e ad un risarcimento danni di mille euro alla parte civile, mentre il 20 dicembre del 2013 i giudici d’appello, che diversamente dal primo grado avevano concesso all’imputato le attenuanti generiche, avevano ridotto la pena a due mesi di reclusione convertiti in una pena pecuniaria di 2.280 euro, ritenendo “solido e convincente” il quadro probatorio delineato dal giudice di primo grado Pierpaolo Beluzzi, e “del tutto logico e condivisibile il percorso argomentativo nel pervenire all’affermazione di responsabilità dell’imputato”. “Deboli”, per contro, “i rilievi prospettati dalla difesa”.

Per l’accusa, il 30 agosto del 2007 in via dell’Annona a Cremona, Cassarà, medaglia d’oro il 12 agosto del 2013 nel fioretto a squadre ai Mondiali di scherma di Budapest e oro nel torneo di fioretto a squadre e bronzo individuale alle Olimpiadi di Atene del 2004, avrebbe mostrato le parti intime ad una ciclista che aveva fermato per chiedere un’informazione. Quel giorno il campione era a Cremona a bordo di una Lancia Musa. La signora, poco più che quarantenne, si era accostata all’auto per dare le indicazioni al conducente, e proprio in quel momento aveva visto che l’uomo si era abbassato i pantaloni e si era masturbato davanti a lei. La ciclista era riuscita a trascrivere il numero di targa della Musa e si era diretta in Questura per sporgere denuncia. Un mese dopo il fatto, la donna era stata chiamata negli uffici di via dei Tribunali per visionare alcune foto. Nella fotografia numero sei aveva riconosciuto senza ombra di dubbio Cassarà quale autore degli atti osceni di quel pomeriggio di agosto.

Il campione di scherma, al contrario, si era giustificato dicendo che durante una manovra aveva rischiato di investire la donna che stava sopraggiungendo in bicicletta. “Mi sono scusato facendole un gesto con la mano”, aveva spiegato Cassarà. “Lei, però, ha continuato ad inveire nei miei confronti”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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