Cronaca
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Omicidio via Dogali Per Iori fissato processo in Cassazione

E’ stato fissato al prossimo 10 dicembre il processo in Corte di Cassazione nei confronti di Maurizio Iori, l’ex primario del reparto di Oculistica dell’ospedale di Crema condannato sia in primo grado che in appello per il duplice omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della figlia Livia, due anni, nata dalla loro relazione.

L’ex primario era stato condannato all’ergastolo in primo grado a Cremona il 18 gennaio 2013, mentre il 6 giugno di un anno dopo si erano espressi i giudici d’appello, confermando il carcere a vita con due anni di isolamento diurno e come risarcimento danni alla parte civile una provvisionale di 400mila euro a Pasqua Facchi, la madre di Claudia Ornesi, e 200mila all’altra figlia Paola. Niente patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, e una terza da Laura Arcaini, la donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

Iori è in carcere dal giorno del suo arresto, avvenuto il 14 ottobre del 2011.

Per i giudici di primo grado e d’appello, è stato lui a commettere il duplice omicidio di Claudia e Livia, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali a Crema. La sera prima Iori aveva cenato con Claudia, poi aveva sedato mamma e figlia con il farmaco Xanax, somministrato in gocce, e poi le aveva uccise facendo respirare alle vittime con un’azione di contenimento il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio aveva messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli, Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia. Secondo la procura e la parte civile, rappresentata dagli avvocati Eleonora Pagliari e Marco Severgnini, nei confronti di Iori “c’è un quadro granitico di elementi indiziari, elementi che hanno costituito la prova che è stato lui a commettere il crimine”.

La linea difensiva, rappresentata dagli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi di Brescia, ha invece sempre puntato sull’”azione suicida” di Claudia Ornesi.

Ora c’è l’ultimo grado di giudizio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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