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Razziarono rame alla Carlo Colombo: patteggiano le tre guardie giurate

Era composta da otto persone, tra cui tre guardie giurate, la banda che nella notte tra il 3 e il 4 marzo del 2013 si era impossessata di cinque rimorchi di proprietà della ditta Carlo Colombo di Pizzighettone. I mezzi, che erano parcheggiati all’interno dello stabilimento, erano carichi di rame per un valore di circa un milione di euro.

Oggi per sei di loro si è concluso l’iter giudiziario davanti al giudice Pio Massa. Le due guardie giurate dell’Istituto di vigilanza Ivri Alessandro Saletti, 46 anni, residente a Rottofreno, in provincia di Piacenza, e Francesco Scaratti, 63 anni, di Senna Lodigiana, hanno scelto la via del patteggiamento: Saletti, difeso dall’avvocato Christine Faticati, ha patteggiato due anni, sei mesi e 800 euro di multa, mentre Francesco Scaratti, assistito dall’avvocato Michele Apicella, un anno e dieci mesi, pena sospesa. L’altra guardia giurata, Angelo Del Vecchio, 58 anni, milanese residente a Capralba, difeso dall’avvocato Roberta Giubilo, ha patteggiato due anni, sei mesi e 800 euro di multa.

Saletti e Scaratti, le due guardie giurate in servizio di vigilanza quella domenica sera alla Carlo Colombo, erano anche accusate di simulazione di reato, in quanto avevano riferito falsamente ai carabinieri intervenuti sul posto che era stata messa a segno una rapina. I due avevano raccontato di essere stati disarmati ed immobilizzati da tre individui che col volto coperto da passamontagna e armati di pistole avevano fatto irruzione all’interno della guardiola. Avevano raccontato di essere state legate alle sedie con del nastro adesivo e di essere rimaste inerti in quella posizione per circa un’ora e mezza, fino a quando erano state liberate da un loro collega. Agli inquirenti, però, le modalità del colpo erano apparse da subito alquanto strane: il sofisticato allarme era stato eluso con semplicità e le guardie giurate erano state messe fuori combattimento con troppa facilità. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, i pedinamenti e le intercettazioni avevano fatto il resto, e per le tre guardie giurate erano scattate le manette. Anche le conversazioni telefoniche intercettate nei giorni successivi al fatto avevano permesso di scoprire che i tre erano in attesa di venire contattati dagli altri componenti della banda per ricevere il compenso per il contributo fornito.

Hanno seguito la strada del patteggiamento anche i complici Michael Chiera, 30 anni, bergamasco, e Antonio Pinto, 28 anni, nato a Taranto e residente a Misano Gera d’Adda, in provincia di Bergamo. Chiera, assistito dall’avvocato Guido Rota, ha patteggiato due anni, due mesi e 600 euro di multa, mentre Antonio Pinto, assistito dall’avvocato Andrea Alberti, ha patteggiato un anno e dieci mesi, pena sospesa. Un altro imputato, Francesco Messina, 41 anni, calabrese, la sera del furto evaso dagli arresti domiciliari, ha scelto invece di essere giudicato con il rito abbreviato. E’ stato condannato a tre anni, un mese e dieci giorni di reclusione. Era difeso dall’avvocato Andrea Alberti.

Gli ultimi due imputati, Giuseppe Vita, 38 anni, calabrese, e Antonino D’Anna, 54 anni, siciliano, affronteranno il processo. Cinque degli otto impazzutati (Del Vecchio, Saletti, Pinto, Chiera e D’Anna) erano anche accusati del furto di 300 chilogrammi di rame di proprietà della Carlo Colombo messo a segno sempre a Pizzighettone il 23 febbraio del 2013.

Al processo, la Carlo Colombo, attraverso l’avvocato Marco Soldi, era parte civile. I patteggiamenti sono stati concordati con il pm onorario Silvia Manfredi (oggi in aula era presente il pm onorario Barbara Tagliafierro).

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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