Commenta

Delitto di Crema: ergastolo per
Maurizio Iori, sentenza definitiva
della Corte di Cassazione

AGGIORNAMENTO - Confermata alle 21,30, in Corte di Cassazione, la sentenza di condanna all'ergastolo per Maurizio Iori, l’ex primario del reparto di Oculistica dell’ospedale di Crema accusato di duplice omicidio.

di Sara Pizzorni

La Corte di Cassazione, alle 21,30 di giovedì 10 dicembre, ha confermato la sentenza di condanna nei confronti di Maurizio Iori, l’ex primario del reparto di Oculistica dell’ospedale di Crema condannato sia in primo grado che in appello per il duplice omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della figlia Livia, due anni, nata dalla loro relazione. Per l’imputato, che è in carcere dal giorno del suo arresto, avvenuto il 14 ottobre del 2011, la sentenza diventa quindi definitiva.

L’ex primario, difeso dagli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi di Brescia, era stato condannato all’ergastolo in primo grado a Cremona il 18 gennaio 2013, mentre il 6 giugno di un anno dopo si erano espressi i giudici d’appello, confermando il carcere a vita con due anni di isolamento diurno e come risarcimento danni alla parte civile una provvisionale di 400mila euro a Pasqua Facchi, la madre di Claudia Ornesi, e 200mila all’altra figlia Paola. Niente patria potestà sugli altri tre figli, due avuti dalla prima moglie, e una terza da Laura Arcaini, la donna che ha sposato dopo la fine della relazione con Claudia.

Gli avvocati Pagliari e Severgnini

Gli avvocati Pagliari e Severgnini

A rappresentare la famiglia Ornesi c’erano gli avvocati Eleonora Pagliari e Marco Severgnini, che hanno seguito tutti i gradi di giudizio. “Per noi”, hanno commentato, “è davvero una soddisfazione vedere come i tre gradi di giudizio non solo hanno confermato l’accertamento della verità, ma anche condiviso la nostra linea nell’interesse dei nostri assistiti, di cui anche il procuratore generale ha dato atto in udienza. Questo ci ripaga di tutto l’impegno che questa vicenda, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, ci ha richiesto”. Per i legali, “rimane il dramma umano alla base di questa vicenda che purtroppo non viene mitigato, sebbene ci sia il conforto che sia stata resa giustizia effettiva a Claudia e a Livia”.

Anche per i giudici della Cassazione, dunque, è stato Maurizio Iori a commettere il duplice omicidio dell’ex compagna e della figlia, trovate cadaveri la mattina del 21 luglio del 2011 nel loro appartamento di via Dogali a Crema. La sera prima Iori aveva cenato con Claudia, poi aveva sedato mamma e figlia con il farmaco Xanax, somministrato in gocce, e poi le aveva uccise facendo respirare alle vittime con un’azione di contenimento il gas butano contenuto nelle quattro bombole da campeggio da egli stesso acquistate. Per inscenare il suicidio aveva messo dieci blister di Xanax sul tavolo dell’ingresso, cancellato le impronte, staccato la corrente e gettato via tutto, compresa la spazzatura con i residui del cibo. Per Iori, già divorziato e padre di due figli, Livia era “un inciampo”. Lei e la madre dovevano rimanere nell’ombra. Per l’accusa, la lettera scritta dalla Ornesi e consegnata a Iori il 12 luglio del 2011 è il movente del duplice delitto. Nella lettera la Ornesi chiedeva al medico di fare il padre, chiedendo per Livia un riconoscimento sociale a tutela dei diritti della figlia. Secondo la procura e la parte civile, nei confronti di Iori “c’è un quadro granitico di elementi indiziari, elementi che hanno costituito la prova che è stato lui a commettere il crimine”. La difesa, invece, ha sempre puntato sull’”azione suicida” di Claudia.

La famiglia Ornesi

La famiglia Ornesi

Un commento dopo l’ultima sentenza è arrivato anche da Paola Ornesi, sorella della vittima, e dai genitori. “E’ andata come doveva andare, non parlerei di vittoria, ma di giustizia che ha riconosciuto la verità. Sicuramente questo non riporterà indietro Claudia e Livia, ma per noi, loro sono sempre vive nei nostri cuori e soprattutto questa sentenza ristabilisce la verità: chi deve pagare, pagherà. Ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine, amici e conoscenti, e gli avvocati che sono stati strepitosi, ci hanno sempre sostenuto in una vicenda che oltre ad essere drammatica e tragica, rischiava di diventare una beffa se l’epilogo fosse stato diverso, perché in questi anni, nei vari gradi di giudizio per noi e stata una pena rievocare sempre i fatti dolorosi e i meccanismi perversi di chi ha perpetrato questo duplice omicidio nei confronti soprattutto di una bambina che era sua figlia”.

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti