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Prostituzione al Juliette,
il gup: 'Estesa attività di
sfruttamento di ragazze'

Prostituzione al Juliette: il giudice Andrea Milesi ha depositato la motivazione di condanna per Matteo Pasotti, bresciano, titolare di una delle ‘scuderie’ che rifornivano escort a vari locali, tra cui il Juliette.

Lo scorso 10 marzo il gup Andrea Milesi aveva condannato Matteo Pasotti, bresciano, titolare di una delle ‘scuderie’ che rifornivano escort a vari locali, tra cui il Juliette di via Mantova a Cremona, a 2 anni di reclusione e 3mila euro di multa per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. “Una estesa attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di svariate ragazze nei territori Cremonese, Bresciano e, in generale nel nord Italia”. Lo scrive il giudice nelle pagine di motivazione della sentenza.

Nella decisione, il gup ha ritenuto fondamentale l’incontro, avvenuto il 26 febbraio del 2015 in un albergo di Rodengo Saiano, in provincia di Brescia, tra una delle escort, Mary, già sentita come testimone nel processo ‘Juliette’, e un professionista di Cremona. Mary era una delle escort di Pasotti. Per organizzare l’incontro, il giorno prima i tre si erano scambiati messaggi su Whatsapp. Il 26 febbraio, dopo due ore trascorse in una camera del motel, cliente e prostituta erano stati fermati all’uscita dai carabinieri che avevano il telefonino di Pasotti sotto intercettazione.

Per il gup Milesi, “l’episodio di Rodengo Saiano è assai utile anche perché, attraverso le dichiarazioni” di Mary, “è possibile estrapolare una chiave di lettura di numerosissime altre conversazioni telefoniche intercettate nel corso delle indagini, sì da svelare l’intero sistema di prostituzione organizzato da Matteo Pasotti, Emilio Smerghetto (l’altro bresciano che invece ha patteggiato 2 anni e otto mesi) e dai cugini Pizzi all’interno del Juliette, ma non solo”.

Nella motivazione, il gup scrive che Mary aveva riferito agli inquirenti di “lavorare come ragazza immagine in vari locali notturni alternativamente su incarico di Pasotti o Smerghetto”.

Il giudice ha definito  inoltre “illuminanti alcune delle numerose conversazioni telefoniche” tra Pasotti e Smerghetto, i quali, “pur essendo formalmente concorrenti, si sentivano spesso per organizzare l’utilizzo di alcune ragazze che lavoravano per entrambi e per poter soddisfare tutte le richieste dei locali con cui erano in contatto”.

Sara Pizzorni

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