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Spandevano liquami nocivi
nelle campagne, chiusa
l'inchiesta sui fanghi

L'avvocato Benedini

L’avvocato Benedini

La procura di Milano ha chiuso l’indagine relativa all’inchiesta sull’illecito spandimento di fanghi da depurazione in agricoltura nelle province di Cremona, Lodi e Pavia. Inchiesta portata avanti dalla polizia provinciale di Lodi in collaborazione con i comandi di Milano, Cremona, e Pavia e con il supporto delle polizie locali di Piacenza, Lodi e Crema. Oltre a varie denunce a piede libero, nel luglio scorso erano state arrestate sei persone, tra cui anche due cremonesi.

Per gli inquirenti, ad essere smantellata sarebbe stata “una organizzazione criminale facente capo ad imprenditori nel campo del trattamento e recupero rifiuti che, insieme ad alcune aziende di trasporto ed agricole compiacenti, smaltivano illecitamente, mediante spandimento al suolo, ingenti quantità di fanghi da depurazione”. Fanghi che non erano stati preventivamente trattati, e che quindi rappresentavano una minaccia per l’ambiente. Solo nel periodo d’indagine, dal 2012 al 2015, sarebbero state sparse 110.000 tonnellate di rifiuti, prevalentemente nelle province di Lodi, Cremona e Pavia.
I fanghi provenivano dallo stabilimento di Maccastorna (Lodi) di proprietà della Cre Spa, società regolarmente autorizzata a ricevere fanghi biologici. In questo caso però, secondo quanto emerso dalle indagini, i vertici della società, in concorso con trasportatori e aziende agricole che ricevevano i fanghi, avrebbero esercitato negli impianti di Maccastorna e di Lomello, tra febbraio 2011 e marzo 2015, continuative operazioni di recupero di ingenti quantità di fanghi in maniera illecita. Il tutto con un profitto di circa 4 milioni 500mila euro.

In arresto erano finiti l’amministratore delegato della Cre Rodolfo Eugenio Verpelli, e i dipendenti Antonio Maria Carucci, di Milano, Andrea Fontana di Dorno (Pavia), Giuseppina Tosi, di Castelnuovo Bocca d’Adda e i due cremonesi Marco Francesco Braganti, di Sesto cremonese, e Gianluca Vailati, di Acquanegra, finiti ai domiciliari. Entrambi, nel luglio scorso, si erano difesi davanti al gip di Cremona Pierpaolo Beluzzi che li aveva interrogati per rogatoria per conto del gip di Milano.

“Agivamo da meri esecutori in base alle disposizioni che venivano dall’alto”, avevano spiegato i due cremonesi, uno assistito dall’avvocato Giovanni Benedini e l’altro dall’avvocato Luca Curatti. Su Braganti, in particolare, l’avocato Benedini aveva spiegato che dalla società, il suo cliente si era licenziato nel 2015. “Nel 2014 Braganti era già stato demansionato dal ruolo di direttore tecnico dello stabilimento di Maccastorna, quindi nulla aveva a che fare con l’acquisizione o la distribuzione dei fanghi. Il mio cliente, come emerge dalle carte dell’inchiesta, è stato demansionato per forti contrasti con la proprietà, l’hanno mandato a fare i contratti con i trasportatori. Nel frattempo ha cercato un altro lavoro e quando l’ha trovato, nel 2015, si è licenziato”. “Braganti”, aveva concluso l’avvocato, “non ha nulla da nascondere, la sua posizione di dipendente è ben diversa da quella di altre persone”.

Ora, una volta ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini, tutti gli indagati avranno facoltà, entro il termine di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, e chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio. Dopodiché per loro potrebbe profilarsi la richiesta di rinvio a giudizio, un atto che presuppone l’esistenza di elementi per sostenere un’accusa in giudizio nei confronti degli stessi indagati.

Sara Pizzorni

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