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Vent'anni fa moriva il giornalista
Elia Santoro Violini, storia,
urbanistica: una via per ricordarlo?

Il 20 ottobre di vent’anni fa moriva il giornalista Elia Santoro, uno delle penne migliori del nostro dopoguerra. Curioso, sanguigno, ricercatore appassionato d’archivio e dotato di una sempre documentata vis polemica, è stato il protagonista per oltre trent’anni della vita culturale cremonese. Amava profondamente Cremona, la città che lo aveva adottato lui che era nato a Caserta. Elia raccontava sempre che il feeling con la città derivava dal fatto che lui arrivò sotto il Torrazzo proprio il 13 novembre, giorno di Sant’Omobono, e questo non poteva certamente essere un caso. Pur critico sulla lentezza dei cremonesi, sulla sonnolenza culturale e su altri nostri difetti, Elia era innamorato perso di Cremona, della sua storia, delle sue tradizioni, del suo commercio, della liuteria. Già la liuteria, l’altro suo grande amore dopo quello iniziale per il cinema (da studiare le sue recensioni d’epoca sui grandi Festival a cui non mancava mai: a Venezia o quello della montagna di Trento). Innamorato della liuteria è stato forse il più grande studioso della sua storia, delle carte di Stradivari, della dinastia dei Guarneri, degli Amati e degli altri violinari cremonesi a cui dedicò scritti e libri (splendido e inarrivabile quello su Stradivari) ormai considerati la bibbia della liuteria. E proprio sulla liuteria, Elia diventò un grande polemista forse per il troppo amore che aveva per l’arte di ricavare strumenti dal legno. Come non ricordare le sue battaglie per la rigidità nel mantenimento della forma interna per far riconoscere l’originalità dei nostri violini? Oppure la sua opposizione ad una edizione della Triennale nella quale arrivavano violini di ogni dimensione, forma e materiale di costruzione (c’erano anche inguardabili violini in plexiglass). Per tutta risposta alcuni liutai esposero un violinaccio da studio, dipinto di blu a spray con la scritta “realizzato da Elia Santoro” appeso vicino all’ingresso di Santa Maria della Pietà. Era il 2 ottobre 1982. Quel violino “realizzato da Elia Santoro” fu lo strumento più fotografato di quella Triennale.

Elia portava avanti le sue battaglie, le sue recensioni o le sue ricerche sul giornale “La Provincia” dopo aver fatto il critico cinematografico per “il Mattino d’Italia” e per “il Fronte democratico”. Al Politeama organizzò e condusse il primo cineforum del dopoguerra. Un’ altra sua passione fu la storia di Cremona, quella delle sue strade e l’architettura della città. Una ricerca sempre documentata e rigorosa.

Elia lasciò la sua biblioteca e il suo archivio alla Biblioteca civica di Cremona, in un apposito fondo. La città dovrebbe essere grata dedicandogli almeno una via o una piazza, una proposta finora caduta nel vuoto.

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