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L'Armaguerra di Cremona:
una storia che affonda le sue
radici nel primo dopoguerra

Costruire armi efficaci per il neonato impero italiano. Così nel 1938, dopo la guerra di Etiopia, Farinacci volle in quella zona della città allora circondata da campi e capannoni industriali, una fabbrica bellica capace di fornire pistole e fucili all’esercito. Così nacque l’Armaguerra, di proprietà di un genovese, il commendator Nasturzio, con al vertice un gruppo ligure, capitali bresciani e alcuni dirigenti locali con in testa Giovanni Ogliani che inventò per la produzione alcuni tipi di fucili e mitragliatori tra cui il gioiello della fabbrica: la pistola mitragliatrice O.G. 44 Armaguerra Cremona calibro 9 Parabellum o il fucile semiautomatico modello 39 che andò pian piano sostituendo il 91 anch’esso prodotto a Cremona.

La fabbrica d’armi funzionò a pieno regime tra il 1940 e il 1943 e contò fino a 1500 dipendenti. I macchinari per la produzione arrivavano da Germania e Cecoslovacchia. Dopo l’8 settembre i tedeschi fecero spostare i macchinari verso le gallerie del lago di Garda e la resistenza clandestina interna fece di tutto per sabotare il trasloco. Dopo la guerra una parte dello stabilimento venne affittato alla Umberto Piacenza poi quando l’azienda si trasferì nel nuovo stabilimento di via Milano, la proprietà trasformò la produzione in motorini per biciclette e successivamente vi si collocò l’Aspi-Tamini un’azienda per produrre camion attrezzati (raccolta rifiuti, camion pompieri, mezzi ibridi ecc.) fino al declino degli anni Sessanta e l’abbandono per oltre cinquant’anni.

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