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Appalti truccati nella sanità
spezzina: tra gli 11 arrestati
c'è anche un cremonese

C’è anche un cremonese tra gli undici arrestati dalla guardia di finanza di La Spezia che ha concluso una vasta operazione di contrasto alla turbativa d’asta. Si tratta di Carlo Patti, 60 anni, di Pizzighettone, amministratore della multinazionale Steris spa, finito agli arresti domiciliari insieme ad altre sei persone. E’ accusato di turbativa d’asta.

Quattro, invece, quelle finite in carcere a seguito di una complessa indagine con al centro casi di corruzione e gare truccate. Le porte del carcere si sono aperte per il dirigente dell’Asl 5 Massimo Buccheri, 49 anni, accusato di corruzione, concussione, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio e falso in atto pubblico, per i dirigenti Domenico Atzei e Giuseppe Casalini della Mindray, la multinazionale cinese con sede a Milano che si occupa di strumentazione ospedaliera, e per il rappresentante di zona dell’azienda Emanuele Fiore.

Agli arresti domiciliari, invece, sono andati gli imprenditori liguri Luigi Morgillo, 66 anni, ex vice presidente del Consiglio regionale della Liguria, Riccardo Marangoni, 48 anni , l’imprenditore catanese Antonino Salvatore D’Arrigo e alcuni professionisti del biomedicale: oltre al cremonese Patti, i liguri Massimo Sisti, 58 anni di Vezzano Ligure, Alberto Corbani, 61 anni di Bolano, e Aldo Pini, 74 anni di Beverino.

In particolare, Patti sarebbe coinvolto in una gara relativa a lavaendoscopi, attrezzature mediche, con base d’asta di 150mila euro. Secondo l’accusa, avrebbe concordato con il dirigente dell’asl Buccheri il contenuto del bando.

Le indagini, iniziate nel maggio dello scorso anno, sono state condotte attraverso intercettazioni, appostamenti, pedinamenti.
Secondo l’accusa, il dirigente dell’Asl, abusando della sua posizione di direttore dei lavori o di responsabile unico del procedimento in diversi appalti pubblici, avrebbe costretto gli appaltatori, dietro minaccia di ritardare i pagamenti o di procedere a contestazioni sui lavori, ad avvalersi per le forniture e subappalti di imprenditori “amici”, i quali, a loro volta, avrebbero ricambiato il pubblico ufficiale con regalie e somme di denaro.

Ipotizzata poi la turbativa della gara nell’assegnazione di un appalto a livello regionale per forniture di attrezzature e strumentazioni ospedaliere (apparecchi per anestesia e altro) alle Asl della Liguria, gara il cui esito sarebbe stato pilotato dal dirigente, nella veste di commissario di gara, a favore della multinazionale in questione. In particolare, la gara sarebbe stata truccata manomettendo la formula di una tabella in formato excel per l’attribuzione del punteggio tecnico in relazione all’offerta della multinazionale.

Riguardo alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, l’accusa nei confronti del pubblico ufficiale infedele riguarda il “prezzo” della propria attività, avrebbe cioè ricevuto denaro, promesse di denaro e altre utilità dai dirigenti della multinazionale.

Tre le gare che sarebbero state pilotate, per un incarico di certificazione energetica, per un incarico professionale per la ricognizione ed aggiornamento catastale degli immobili dell’Asl e per la fornitura di attrezzature elettromedicali. Nei primi due casi, il pubblico funzionario, per favorire un imprenditore amico, avrebbe chiesto ai concorrenti di non presentare alcuna offerta; nel terzo caso il pubblico funzionario (membro della commissione aggiudicatrice), per favorire una ditta amica, avrebbe confezionato un bando su misura, suggerendo come presentare l’offerta per garantirne così l’aggiudicazione e, infine, chiedendo alla stessa ditta di suggerire i punteggi da dare alle altre concorrenti.
C’è poi una gara svolta dall’Asl di Massa per l’emissione dei titoli di efficienza energetica e ancora la falsificazione di un verbale di gara (e quindi di un atto pubblico) con riferimento a una gara svolta dall’Asl di Massa per la costruzione del palazzetto dello sport.

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