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Da 25 anni per i tossico
dipendenti La Zolla inaugura
nuovo spazio a S.Savino

La Zolla quest’anno festeggia i primi 25 anni di attività sul territorio cremonese. In realtà risale al 1991 il primo gruppo di genitori con figli che avevano problemi di tossicodipendenza; dopo alcuni anni, a consolidare l’esperienza e tessere una rete sempre più fitta di relazioni, arrivò don Giuseppe Salomoni, prete ‘di strada’ che aveva fatto esperienza di un anno in una comunità di don Mazzi. Da allora l’associazione ha percorso molta strada: da centro diurno a comunità residenziale di pronta accoglienza, a luogo di reinserimento lavorativo per persone svantaggiate. Attività sempre più integrate con quelli di educazione e prevenzione in ambito scolastico, in collaborazione con l’Ats. Un ampliamento di attività che ha coinciso anche con un allargamento dei propri spazi, riadattando a poco a poco la sede presso la cascina tra San Felice e san Savino fino allo sforzo finale, quello che sta vedendo la conclusione in questi giorni, con la conversione di una stalla da 340 mq in sala polifunzionale.

Proprio qui, il 5 maggio prossimo, si terrà un convegno sulle povertà e il volontariato “per condividere con voi il lavoro svolto al servizio delle persone svantaggiate”. Interverranno, a partire dalle 15,30 dopo la presentazione di don Salomoni, padre Francesco Compagnoni, docente presso l’Università San Tommaso di Roma sul tema “Chi non ha carità non vede i poveri”; e a seguire il professor Natale Bottura, insegnante, dirigente scolastico, volontario, che parlerà del volontariato come risorsa non solo per gli ultimi ma anche per chi lo pratica in prima persona.

Restìo alle inaugurazioni, “che servono solo per farsi vedere”, don Giuseppe ha preferito presentare la nuova struttura con un doppio momento di riflessione: sul tema della carità appunto, partendo da una frase di don Mazzolari (il rapporto diretto tra la carità e la povertà: dove non c’è carità non c’è nemmeno povertà, perchè nessuno la vede) per riflettere sui rischi di una società in cui chi parte svantaggiato viene relegato a distanza; e poi sul tema del volontariato come attività di crescita personale e spirituale. “Un tempo qui i volontari erano i pensionati”, riflette don Giuseppe, “oggi, che si va in pensione a 70 anni, è sempre più difficile trovare persone. Qui, però, tutto si basa sul volontariato, non dimentichiamolo”.

Principalmente due i settori di attività della onlus: la prima accoglienza (è uno dei pochi centri accreditati in Lombardia), che ospita per periodi di tre mesi al massimo tossicodipendenti all’inizio di un percorso terapeutico, di età variabile, dai 19 ai 40 anni circa, per un turn over di un centinaio di persone all’anno; e la comunità sperimentale per il trattamento della cronicità, che integra attività sanitarie, educative, animative, occupazionali, con lo scopo di perseguire il benessere possibile. Dalla onlus è scaturita anche una cooperativa sociale di lavoro: ‘le Querce’, che opera nel campo del giardinaggio, coltivazione e vendita ortaggi,  fabbricazione di bancali, pulizia aree esterne.

Trattare la tossicodipendenza come problema educativo e non semplicemente sanitario, come tendono a fare le società dell’Europa avanzata: questo lo spirito che anima la Zolla, che attraverso i suoi operatori sta attivandosi anche nelle scuole, insieme all’Ats, per diffondere il messaggio della legalità e della salute. g.biagi

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