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Operazione Surface: arrestato
un 55enne di Cremona per
contraffazione di vini toscani

AGGIORNAMENTO – C’è anche un napoletano residente nel cremonese tra gli arrestati nell’ambio dell’operazione Surface, portata avanti dai Nas di Cremona e di Firenze su richiesta della Procura di Parma. Il cremonese, Sergio Papa, 55enne, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di contraffazione di marchi e segni distintivi della casa vinicola toscana Marchese Antinori e della produzione di almeno 11mila bottiglie di vino Igt Toscana a marchio Tignanello, contenenti vino rosso diverso da quanto indicato. Insieme al cremonese sono finiti in manette madre e figlio residenti nel Mantovano, Matteo Fazzi e Maria Alessandra Morini, 31 anni lui e 58 lei (lui finito in carcere e lei agli arresti domiciliari).

Agli indagati è contestato anche il reato di contraffazione di origine geografica di prodotti agroalimentari mediante l’apposizione della indicazione geografica Igt Toscana del vino a marchio Tignanello sulle bottiglie sequestrate.

L’indagine è scattata  su iniziativa del Nas di Firenze nel 2017, in seguito alla segnalazione relativa a un ordine di riproduzione e stampa di 4.500 etichette di vino Tignanello (bottiglie da 750 mln annata 2009-2010 e 2011) ricevuto da una tipografia di Pistoia da parte di un sedicente “signor Rossi”, il quale si era presentato in qualità di portavoce di una società di comunicazione che in seguito si è rivelata all’oscuto di tutto. Una delle caratteristiche distintive della truffa sarebbe un errore nell’etichetta anteriore: la parola altidudine al posto di altitudine.

Altre richieste, da parte dei truffatori, sono pervenute ad alcune tipografie di Parma: proprio una di queste si è insospettita, tanto che ha contattato la stessa azienda Antinori, la quale ha negato di aver mai fatto quell’ordine. Almeno quattro sono le ditte di Parma contattate, per l’approvvigionamento del packaging tra cui una che ha stampato i cartoni esterni con l’illegale impressione dei marchi e i segni della Antinori.

Di qui la scelta di sviluppare l’indagine proprio in territorio parmense, dove si è rilevato dagli inquirenti il primo caso di contraffazione del marchio. In particolare la ditta, non indagata perché inconsapevole dei meccanismi illeciti, ha portato a termine l’ordine di realizzare il cliché per stampa a sughero del marchio Tignanello. Le indagini hanno quindi portato a dare un nome al terzetto che rappresentava la mente dell’organizzazione, che si sarebbe approvvigionato in modo fraudolento di tutti gli elementi di packaging necessari alla contraffazione. Le bottiglie contenenti vini acquistati altrove rispetto alle zone di origine e di una qualità inferiore erano commercializzate anche all’estero in particolare in Belgio e Germania.

Le persone indagate sono in tutto nove di cui tre titolari dell’azienda che ha stampato i cartoni contraffatti e tre coinvolte nella commercializzazione illecita del vino.

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