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Sei anni fa morì di sepsi: assolti
i tre medici che lo curarono
Difesa: 'Evento imprevedibile'

Nella foto, Luciano Sacchini

L’avvocato Munafò

Tutti assolti dall’accusa di  omicidio colposo per la morte di Luciano Sacchini, 61 anni, padre di Emanuel, sindaco di Torricella del Pizzo, deceduto alle 18 di lunedì 17 novembre del 2014 all’ospedale Oglio Po di Vicomoscano. Nessuna responsabilità per i tre imputati Luigi Benecchi, del reparto di Urologia dell’ospedale di Cremona, assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo, e due dottoresse del pronto soccorso di Cremona, Elisa Olivieri, assistita dall’avvocato Mario L’Insalata, e Dina Mihaela Iovanici, difesa dal legale Diego Munafò. Entro 15 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza.

Luciano Sacchini era morto per shock settico dopo aver contratto un particolare tipo di Escherichia coli che era stato visto solo in seguito all’esame post mortem. “Il paziente non aveva sintomi di shock settico”, ha spiegato l’avvocato Munafò, “non ha mai avuto problemi pressori, i paramentri del sangue erano nella norma, gli era stata riscontrata una prostatite che era stata curata con i corretti antibiotici, così come previsto dalle linee guida. Non c’è stato alcun segno premonitore, si è trattato di un caso imprevisto, imprevedibile e sfortunato” “Solo post mortem”, come ha sottolinato la difesa, “grazie all’esito dell’emocoltura si è visto che la sepsi era stata provocata da un particolare tipo di Escherichia coli, un ceppo batterico multiresistente. La condotta dei medici è stata corretta rispetto alla condizione clinica che avevano valutato”. “Purtroppo”, ha concluso l’avvocato Munafò, “il paziente è morto per una sepsi fulminante che non era contrastabile in vita”.

All’inizio del processo in aula era stata sentita la testimonianza di Emanuel Sacchini, che aveva ripercorso i drammatici momenti che avevano portato al decesso del padre. Il 13 novembre il paziente aveva subito una biopsia prostatica ed era stato dimesso lo stesso giorno. “Mio padre”, aveva spiegato il testimone, “ha iniziato subito la terapia antibiotica che gli era stata prescritta, ma il giorno dopo l’intervento sono iniziati i problemi: aveva febbre alta, convulsioni, lamentava dolori e mal di testa”. Luciano Sacchini era stato portato al pronto soccorso dell’Oglio Po, ricoverato e poi dimesso in serata. “All’ospedale”, aveva ricordato il figlio, “mi hanno detto che era una cosa normale, che avrebbe potuto esserci un po’ di infezione. Se fossero insorti altri problemi, a quel punto avrei dovuto portare mio padre a Cremona perché il reparto di Urologia è più specializzato”. “Il 15 e il 16 novembre sono passati abbastanza tranquillamente”, aveva continuato a raccontare il teste, “anche se mio padre continuava ad accusare stanchezza, dolori diffusi e aveva ancora un po’ di febbre. Nella notte tra il 16 e il 17 novembre le sue condizioni si sono aggravate. La febbre è salita ed aveva dolori fortissimi. Mio padre è stato portato all’ospedale di Cremona dove gli è stato messo un catetere e intanto mia madre ha chiamato il dottor Benecchi che dopo essere venuto e averlo visitato ci ha rassicurati. Mio padre è stato quindi dimesso, ma aveva ancora la febbre a 38. Il 17 novembre i tremori sono ricomparsi insieme alle convulsioni, mal di testa e difficoltà a parlare”. Luciano Sacchini era stato trasportato in ambulanza all’Oglio Po e ricoverato nel reparto di Medicina. Alle 18 del 17 novembre era sopraggiunto il decesso.

Sara Pizzorni

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