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Estorsioni: l'udienza salta.
Legittimo impedimento di
Silvani per sospetto covid

Il tribunale di Brescia

Avrebbe dovuto tenersi ieri a Brescia l’udienza d’Appello per l’imprenditore Antonio Silvani, 58 anni, artigiano di Chieve, condannato in primo grado a 5 anni e 3 mesi, per episodi di estorsione, alcuni consumati, altri tentati, e per reati tributari. Invece è saltata per un legittimo impedimento dell’imputato, che proprio ieri doveva essere sottoposto a tampone, essendo un sospetto caso di covid. Tutto rinviato al prossimo 16 dicembre.

In primo grado, nei confronti di Silvani, erano cadute le accuse di associazione a delinquere e quelle riguardanti i reati finanziari ed erano state assolte con formula piena Cinzia Quadrini, la moglie di Silvani, e la figlia Ambra, 26 anni, che in seguito alle accuse aveva trascorso 45 giorni di arresti domiciliari. Tutti sono stati processati con il rito abbreviato. L’imprenditore era finito in carcere nel maggio del 2016 in seguito ad un’indagine della guardia di finanza che aveva visto coinvolte, oltre alla moglie e alla figlia, anche la segretaria Gisella Cividino che ha già patteggiato. Per quanto riguarda le parti civili (i clienti vittime di estorsione), il gup di Cremona aveva disposto provvisionali tra i 1800 e i 10.000 euro.

Per l’accusa, Silvani, titolare, in passato, di una ditta di serramenti per la quale non avrebbe mai versato le imposte, aveva ideato ed organizzato, con il concorso dell’avvocato cremasco Angelo Branchi, un vero e proprio sistema estorsivo con il quale ottenere, da centinaia di suoi vecchi clienti, di essere pagato più volte per la stessa fornitura di infissi e porte. Dieci anni dopo la cessazione dell’attività artigianale di vendita di serramenti, per la quale aveva anche accumulato un debito erariale di oltre 600mila euro, Silvani aveva cominciato a sollecitare ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali aveva peraltro già ottenuto il pagamento, giungendo persino a gonfiarne gli importi. Gli investigatori ritengono contasse sul fatto che, a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

L’unico ad aver scelto  il rito ordinario era stato l’avvocato Angelo Branchi, condannato in primo grado, il 3 marzo scorso, ad una pena di 7 anni e un mese di reclusione per l’accusa di estorsione tentata e consumata. Per lui l’appello è ancora da fissare.

Sara Pizzorni

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