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Molestò l'amante e la moglie
Condannata la cardiologa
Vicario: 5 mesi di arresto

La Vicario il giorno delle sue nozze in macchina con Roberto Formigoni

Colpevole e condannata ad una pena di cinque mesi di arresto. Questa la sentenza emessa oggi pomeriggio nei confronti di Maria Lucia Eufrasia Vicario, 53 anni, di Campobasso, residente a Milano, ex dirigente del dipartimento di Cardiologia dell’ospedale Niguarda, accusata di molestie. Per il pm, che aveva chiesto 4 mesi di arresto, l’imputata aveva contattato ripetutamente con telefonate e messaggi l’ex amante, un professionista cremonese di 60 anni, allo scopo di riallacciare la loro relazione sentimentale extraconiugale. Presa di mira da numerose telefonate e messaggi dai contenuti spesso volgari ed ingiuriosi, anche la moglie del cremonese. Nel processo, la coppia era parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Donati che, parlando di una “vita stravolta” dalla moltitudine dei messaggi ricevuti e di “un’invasione della sfera familiare che aveva creato turbamento e prostrazione psicologica”, aveva chiesto la riqualificazione del reato più grave di stalking. Per il 60enne, il giudice ha disposto come risarcimento danno una provvisionale di 5.000 euro, mentre per la moglie di 10.000. Il resto da liquidarsi in un separato giudizio civile. L’imputata, difesa dal legale Roberto Guareschi, dovrà anche pagare 3.420 euro di spese legali.

I due amanti si erano conosciuti in ospedale: lei aveva in cura un familiare di lui. Secondo la versione di lui, i due avevano avuto una relazione sentimentale durata dal febbraio all’aprile del 2016, storia che poi lui aveva troncato. A quel punto la Vicario avrebbe cominciato ad assillare marito e moglie con continui messaggi e telefonate. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno del 2016 la piazza in cui si trova l’abitazione dell’ex amante della Vicario era stata disseminata di una trentina di volantini con stampati messaggi che la cardiologa aveva inviato alla responsabile del luogo di lavoro della moglie di lui. Con quei messaggi, l’imputata, che avrebbe finto anche una gravidanza, aveva reso nota a tutti la relazione sentimentale che l’aveva legata al 60enne cremonese.

“Il suo obiettivo era uno solo”, aveva detto l’uomo: “farmi sapere che lei arrivava ovunque, che mi avrebbe fatto terra bruciata, e nei confronti di mia moglie ha messo in atto un’opera diabolica di odio”. Al giudice, il 60enne aveva riferito di aver ricevuto dalla Vicario “1.060 messaggi in 249 giorni da 8 numeri di telefono diversi”, mentre la moglie, “3.111 messaggi in 254 giorni da 11 numeri di telefono diversi”.

Diametralmente opposta la versione dell’imputata, che aveva sostenuto che era lei a volerlo lasciare, ma che lui l’aveva minacciata di querelarla per stalking. A detta della Vicario, lui avrebbe clonato i suoi contatti di WhatsApp e le sue password di facebook e avrebbe inviato i messaggi alla moglie facendo figurare che arrivassero dalle sue utenze. Tutto questo perchè l’uomo voleva “terrorizzare” la moglie affinchè lei lo lasciasse e lui potesse continuare ad abitare nella loro casa. “Era lui a manovrare tutto”. Secondo l’imputata, inoltre, i due amanti avrebbero continuato a sentirsi fino al novembre del 2016. Per quanto riguarda l’episodio dei volantini, la Vicario si era detta estranea, sostenendo che in quei giorni si trovava a Zoagli in vacanza. “Questa è una vicenda incredibile, e nell’incredibile ci può stare tutto”, ha detto l’avvocato Guareschi, secondo cui sarebbe stato proprio l’ex amante della sua assistita l’artefice di tutto. “I miei clienti hanno entrambi un lavoro”, ha ribattuto l’avvocato Donati, “non hanno figli. Avrebbero potuto semplicemente divorziare”.

Il nome della Vicario non è nuovo alle cronache. In passato la donna era stata accusata dalla procura di Milano di sostituzione di persona e falso in scrittura privata. Reati per i quali aveva patteggiato. Anni fa era stata protagonista di una storia paradossale: usando il nome dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, era riuscita ad ottenere da Banca Intesa mutui per un milione di euro. La Vicario aveva preso carta e penna, aveva spedito al banchiere Giovanni Bazoli, numero uno di Banca Intesa, tre lettere di raccomandazione firmate da Napolitano e dal segretario di quest’ultimo Donato Marra, riuscendo ad ottenere il cospicuo prestito. Peccato che quelle lettere erano false, così come altre messe in giro dalla stessa Vicario. Come quelle indirizzate a Roberto Formigoni, allora presidente della Regione Lombardia. La prima, firmata ‘Giorgio Napolitano’, la seconda, da Marra, in cui si chiedeva per la cardiologa due biglietti gratis per la Scala. Con le lettere, la Vicario era riuscita ad ‘agganciare’ Formigoni prima che emergesse la verità. Tanto che l’ex presidente della Regione Lombardia era stato anche testimone di nozze della dottoressa, l’8 ottobre del 2011. Due mesi dopo, dovendo comprare due appartamenti a Milano, invece di andare in banca, la Vicario aveva scritto una lettera a Bazoli, dicendo di essere la nipote del presidente della Repubblica. A Bazoli aveva presentato due missive, una a firma di Napolitano, l’altra di Marra, riuscendo a portarsi a casa il finanziamento da un milione di euro.

Sara Pizzorni

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