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Pulizie in ospedale, tagliato
del 20% il monte ore: mancato
accordo sindacati-aziende

Nessun accordo raggiunto per i lavoratori che si occupano delle pulizie in ospedale, al termine dell’incontro svoltosi il 1 dicembre in videoconferenza con la Prefettura, le aziende subentranti nell’appalto, l’Asst e le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil FPL di Cremona.

“Le tre aziende che stamattina hanno “preso possesso” dell’appalto pulizie presso gli ospedali di Cremona e Oglio Po hanno confermato in Prefettura la loro intenzione di procedere alla riduzione del 20% degli orari contrattuali delle operaie e degli operai che effettuano le pulizie presso i due ospedali” comunicano Maria Teresa Perin, Gildo Comerci e Maricla Martini, rappresentanti della categoria per le tre sigle sindacali.

“Nonostante le oggettive argomentazioni portate avanti dalle tre organizzazioni sindacali confederali circa l’assurdità di ridurre a tutti i lavoratori a tempo indeterminato le ore di lavoro settimanali, le Aziende non hanno inteso ragione e hanno già proceduto ad inviare (e in alcuni casi a far firmare già stamattina alle 6, quindi ben prima dell’incontro) ai lavoratori i nuovi contratti decurtati del 20% rispetto al precedente appalto” commentano.

Una scelta, secondo i lavoratori, assurda, soprattutto a fronte del fatto che in periodo di Covid le necessità di igiene e pulizia sono aumentate notevolmente. “Fino a ieri non bastavano neppure le ore contrattuali per far fronte alle necessità di garantire in ospedale la pulizia e l’igiene indispensabili, tanto è vero che quotidianamente venivano assegnate diverse decine di ore straordinarie, oltre che il contributo di un nutrito gruppo di lavoratori interinali, ma da oggi pare che ne serva addirittura il 20% in meno” si lamentano ancora i sindacati, che respingono al mittente i tentativi di rassicurazione.

Le aziende hanno infatti chiesto di provare a vedere come va nei prossimi due mesi, per poi valutare. “Affermazioni che non ci convincono” commentano i sindacalisti. “E soprattutto non condividiamo l’idea che trattandosi di “questioni commerciali” di natura privatistica le “questioni sociali” (leggasi questioni sindacali/occupazionali) vengono messe in secondo piano.

Ricordiamo che tali “questioni sociali” non si sono mai tirate indietro (per pochi euro all’ora) soprattutto durante la prima drammatica pandemia di marzo e di aprile, e insieme agli operatori sanitari hanno dato il massimo per contribuire a tutelare la salute dei cittadini ricoverati, facendo turni h 24 (li stanno ancora attuando) e ore straordinarie a non finire. Ricordiamo anche che il loro è un lavoro essenziale, ma soprattutto evidenziamo che loro non sono “merce” da svendere ad ogni cambio di appalto”.

Per questo motivo non verrà fatto rientrare lo stato di agitazione. “Abbiamo apprezzato molto le parole del Capo di Gabinetto, Dott. Sadutto e abbiamo compreso la sua volontà di voler far conciliare le parti su una questione così importante e delicata per la tutela della salute pubblica, ma poiché non abbiamo riscontrato la stessa sensibilità da parte delle parti datoriali, abbiamo concluso con un mancato accordo” concludono i sindacati, che nelle prossime ore decideranno, dopo aver sentito i lavoratori, le azioni da intraprendere.

L’auspicio, fanno sapere ancora le segreterie provinciali, è che “le aziende, magari su sollecitazione del committente (Asst) decidano di rivedere le loro decisioni e che si possa riaprire la discussione”.

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