Cronaca
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Cardiologa condannata per molestie, ma era stalking. Impossibile un nuovo giudizio

La Vicario il giorno delle sue nozze in macchina con Roberto Formigoni

Lo scorso 16 novembre Maria Lucia Eufrasia Vicario, 53 anni, di Campobasso, residente a Milano, ex dirigente del dipartimento di Cardiologia dell’ospedale Niguarda, era stata condannata ad una pena di cinque mesi di arresto per molestie nei confronti dell’ex amante e della moglie di lui. Il reato, così come si legge dalla motivazione della sentenza di primo grado, avrebbe dovuto essere quello più grave di stalking, ma il giudice è stato impossibilitato a restituire gli atti al pm per sottoporre nuovamente a giudizio l’imputata, in quanto nei suoi confronti c’era già stata un’azione penale esercitata dal gip che, accogliendo la richiesta della procura, aveva parzialmente archiviato il reato di atti persecutori. Un nuovo giudizio sarebbe stato consentito solo in caso di necessità di nuove indagini. Non essendo questo il caso, il giudice è stato costretto a limitarsi a riconoscere la colpevolezza della Vicario per il delitto di molestie. “La sentenza del giudice è stata argomentata approfonditamente sia a livello logico che giuridico”, ha commentato l’avvocato Alessandro Donati, legale di parte civile. Si apprezza la circostanza che il tribunale abbia chiaramente concluso che si trattava di un palese caso di atti persecutori. Dispiace solo che il gip sia stato di diverso avviso, provvedendo all’archiviazione del procedimento per tale reato”.

Nell’arco di tre mesi, l’imputata aveva inviato all’ex amante, un professionista cremonese di 60 anni, e alla moglie di lui qualcosa come 4.000 messaggi. Nel processo, la coppia era parte civile attraverso l’avvocato  Donati che nella sua arringa aveva parlato di una “vita stravolta” dalla moltitudine dei messaggi ricevuti e di “un’invasione della sfera familiare che aveva creato turbamento e prostrazione psicologica”. Per il 60enne, il giudice aveva disposto come risarcimento danno una provvisionale di 5.000 euro, mentre per la moglie di 10.000. Il resto da liquidarsi in un separato giudizio civile. L’imputata, difesa dal legale Roberto Guareschi, dovrà anche pagare 3.420 euro di spese legali.

Nella motivazione, il giudice ha ritenuto “la piena credibilità del racconto delle persone offese”, definendo al contrario l’esame dell’imputata “lungo e confuso” e una versione, la sua, “priva della benchè minima plausibilità”, dimostrando “significativa capacità aggressiva e non manifestando alcun atteggiamento di resipiscenza dopo il fatto”. Marito e moglie, invece, “hanno ricostruito in maniera dettagliata e lineare la dinamica degli eventi, offrendo descrizioni sostanzialmente precise e coerenti, pur con le inevitabili lacune determinate dal gran numero di episodi verificatisi in un ampio arco temporale, prive di incongruenze intrinseche e scevre di intenti calunniatori o ritorsivi. Entrambi sono apparsi sinceramente provati nel ricostruire una vicenda dolorosa che ha profondamente condizionato le loro vite per quasi un anno”. I messaggi, per il giudice, “non lasciano alcuna incertezza riguardo al fatto che provengano dalla Vicario”.

I due amanti si erano conosciuti in ospedale: lei aveva in cura un familiare di lui. Secondo la versione di lui, i due avevano avuto una relazione sentimentale durata dal febbraio all’aprile del 2016, storia che poi lui aveva troncato. A quel punto la Vicario aveva cominciato ad assillare marito e moglie con continui messaggi e telefonate. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno del 2016 la piazza in cui si trova l’abitazione dell’ex amante della Vicario era stata disseminata di una trentina di volantini con stampati messaggi che la cardiologa aveva inviato alla responsabile del luogo di lavoro della moglie di lui. Con quei messaggi, l’imputata, che aveva finto anche una gravidanza, aveva reso nota a tutti la relazione sentimentale che l’aveva legata al 60enne cremonese. Un episodio, quello dei volantini, ritenuto dal giudice “particolarmente grave: essi hanno creato notevole imbarazzo alle persone offese, le cui vicende private sono state in tal modo pubblicamente diffuse, oltre ad aver loro provato che l’imputata doveva essere temuta perchè era in grado di compiere gesti eclatanti”.

Diametralmente opposta la versione dell’imputata, che aveva sostenuto che era lei a volerlo lasciare, ma che lui l’aveva minacciata di querelarla per stalking. A detta della Vicario, lui aveva clonato i suoi contatti di WhatsApp e le sue password di facebook e aveva inviato i messaggi alla moglie facendo figurare che arrivassero dalle sue utenze. Tutto questo perchè l’uomo voleva “terrorizzare” la moglie affinchè lei lo lasciasse e lui potesse continuare ad abitare nella loro casa. “Era lui a manovrare tutto”. Una versione non credibile, per il giudice, secondo cui se il 60enne cremonese “avesse davvero voluto separarsi, avrebbe potuto semplicemente provvedervi lui stesso, senza inondare la sua utenza e quella della moglie, con la quale ha sempre continuato a convivere, di messaggi”.

Il nome della Vicario non è nuovo alle cronache. In passato la donna era stata accusata dalla procura di Milano di sostituzione di persona e falso in scrittura privata. Reati per i quali aveva patteggiato. Anni fa era stata protagonista di una storia paradossale: usando il nome dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, era riuscita ad ottenere da Banca Intesa mutui per un milione di euro. La Vicario aveva preso carta e penna, aveva spedito al banchiere Giovanni Bazoli, numero uno di Banca Intesa, tre lettere di raccomandazione firmate da Napolitano e dal segretario di quest’ultimo Donato Marra, riuscendo ad ottenere il cospicuo prestito. Peccato che quelle lettere erano false, così come altre messe in giro dalla stessa Vicario. Come quelle indirizzate a Roberto Formigoni, allora presidente della Regione Lombardia. La prima, firmata ‘Giorgio Napolitano’, la seconda, da Marra, in cui si chiedeva per la cardiologa due biglietti gratis per la Scala. Con le lettere, la Vicario era riuscita ad ‘agganciare’ Formigoni prima che emergesse la verità. Tanto che l’ex presidente della Regione Lombardia era stato anche testimone di nozze della dottoressa, l’8 ottobre del 2011. Due mesi dopo, dovendo comprare due appartamenti a Milano, invece di andare in banca, la Vicario aveva scritto una lettera a Bazoli, dicendo di essere la nipote del presidente della Repubblica. A Bazoli aveva presentato due missive, una a firma di Napolitano, l’altra di Marra, riuscendo a portarsi a casa il finanziamento da un milione di euro.

Sara Pizzorni

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