Cronaca
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Furti milionari nei magazzini della logistica piacentina: via al processo. Coinvolti cremonesi

Erano rimasti coinvolti anche numerosi cremonesi nella maxi operazione portata a termine la scorsa estate dai carabinieri della Compagnia di Fiorenzuola che avevano eseguito 37 misure cautelari (di cui 14 custodie in carcere, 11 arresti domiciliari, gli altri con obbligo di firma) e indagato un centinaio di persone. Il blitz era scattato al termine di una lunga e complessa indagine che aveva fatto luce su centinaia di furti avvenuti nel tempo in due magazzini della logistica piacentina: la Sda di Monticelli e la Xpo di Pontenure.

Da qui, grazie alla complicità di numerose persone tra magazzinieri, autisti, e anche guardie private addette alla sicurezza, molti dei quali cremonesi, era stata trafugata merce di ogni genere per centinaia di migliaia di euro. La merce veniva poi smerciata in nero dai ricettatori, pare anche grazie ad attività commerciali compiacenti in città e provincia.

In queste ore si è aperto in tribunale a Piacenza il processo a carico di quattro delle persone coinvolte (gli altri hanno scelto riti alternativi): Salvatore Pascale, nato a Crotone e residente in provincia di Cremona, l’albanese Korreshi Besnic, e gli altri due crotonesi Salvatore Mesoraca e Nicola Dattilo, quest’ultimo residente a Cremona. La Sda si è costituita parte civile. L’accusa per tutti è quella di associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione.

Nel mirino dell’organizzazione criminale era finito il magazzino Sda di Monticelli la cui gestione era stata appaltata a Elpe Global Logistic spa, con sede legale a Torino. A fine 2016 era scattato il primo allarme con l’evidenza dei primi ammanchi. A segnalare certe stranezze ai carabinieri era stato il nuovo capo della Elpe. Per questo motivo gli era stata bruciata l’auto. Per gli investigatori, un atto intimidatorio. Era quindi partita l’indagine che all’inizio aveva portato all’arresto di alcuni soggetti per i singoli furti, poi i carabinieri si erano resi conto di trovarsi di fronte ad una vera e propria organizzazione criminale composta da una fazione siciliana e l’altra calabrese.

Gli imputati sono in gran parte cittadini italiani, dipendenti della cooperativa Elpe. C’era chi organizzava e pianificava il lavoro, chi individuava le merci oggetto di successiva sottrazione, chi le accantonava all’interno dello stabilimento e chi la faceva uscire. C’erano anche camionisti compiacenti che si prestavano a trasportare la merce rubata e che si occupavano di piazzare la refurtiva sul mercato nero fissando i prezzi e trattare con i ricettatori.

Migliaia i prodotti sottratti dallo stabilimento di Monticelli. Da prodotti alimentari di pregio a computer, cellulari, tablet, televisori, gioielli e capi di abbigliamento firmati. La merce veniva accantonata in un sito di stoccaggio, poi, con la compiacenza di autisti e di due vigilanti privati, veniva trasportata fuori dal polo logistico per essere poi parcheggiata in alcuni luoghi e ceduta a terzi con ingenti guadagni.

Nell’edificio di Monticelli mancava un sistema di videosorveglianza. Le intercettazioni hanno fatto emergere anche una rete di ordinazioni al telefono da parte dei titolari di negozi di città e provincia.

A processo ha testimoniato il luogotenente Enrico Savoli, comandante della sezione operativa del Norm, che ha ripercorso tutte le fasi dell’inchiesta.

Si torna in aula l’11 febbraio.

Sara Pizzorni

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