Cronaca
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Maxifurto di 700.000 euro in gioielli all'autogrill. Giovedì la sentenza per 11 imputati

Verrà pronunciata giovedì prossimo la sentenza nei confronti degli 11 imputati finiti a processo per rispondere di un maxi furto di gioielli messo a segno il 17 maggio del 2013 in autostrada, all’autogrill Cremona Sud, ai danni di un rappresentante orafo. Bottino: 700.000 euro in preziosi.

Nei confronti di nove di loro, il pm ha chiesto pene da un minimo di due anni ad un massimo di cinque anni. Per due, l’assoluzione. Oggi hanno parlato i difensori che hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti.

Nell’operazione “Maskada” del gennaio del 2014, la polizia stradale di Cremona era riuscita a ricostruire i fatti e a dare un nome e un volto ai presunti autori, tutti napoletani. Per Salvatore Pellegrino, Nicola Savarese, Gianluca Parente, Gianni Maisto e Antimo Vito il pm ha chiesto la pena più alta: cinque anni e dieci mesi di reclusione e una multa di 1.250 euro; per Luigi Maisto tre anni e sei mesi di reclusione e 750 euro di multa; per Maria Varsi e Salvatore Vito due anni di reclusione; per Giuseppe di Napoli tre anni e quattro mesi di reclusione; per Ciro Lorito e Giuseppe Cozzolino, invece, l’accusa ha chiesto l’assoluzione.

Quella mattina del 17 maggio del 2013 un gioielliere di Valenza Po diretto a Firenze aveva fatto una sosta all’autogrill di Cremona Sud, e mentre era alla toilette era stato derubato dei gioielli contenuti in una valigia lasciata nel baule della macchina, una Bmw 320 coupè. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, il furto era inizialmente stato progettato come una rapina, ma poi la non prevista sosta in autogrill aveva indotto i malviventi a cambiare i programmi. I gioielli, inoltre, avrebbero dovuto viaggiare con un vettore specializzato in sicurezza, invece all’ultimo momento il programma era cambiato e il gioielliere aveva trasportato tutto personalmente. “Ho deciso io così”, aveva detto l’uomo in aula.

Secondo l’accusa, Pellegrino, difeso dall’avvocato Giovanni Bertoletti, Savarese, assistito dall’avvocato Andrea Polara, Vito e Cozzolino sarebbero stati gli autori materiali del furto. I quattro avrebbero seguito la vittima a bordo di una Stilo station wagon e in sella ad una moto Yamaha. Il 15 e il 16 maggio antecedenti, Luigi e Gianni Maisto, insieme a Parente, al fine di ostacolare le indagini, avrebbero procurato una falsa intestazione della moto di proprietà di Parente ad una persona poi risultata estranea all’acquisto del mezzo.

Gianni Maisto, il giorno del furto, sarebbe rimasto nel napoletano in contatto telefonico con gli autori materiali e, insieme a Savarese, si sarebbe occupato, il 21 maggio successivo a Cremona, di un primo tentativo di recuperare la moto che era stata abbandonata dopo il furto dei preziosi. Cozzolino e Lorito, da parte loro, avrebbero invece procurato agli autori materiali una base di appoggio a Genova affinchè non lasciassero tracce della loro presenza negli alberghi. In particolare Cozzolino, che sarebbe rimasto in costante contatto telefonico sia con il ‘figliastro’ Lorito che con Savarese, il 16 maggio avrebbe messo a disposizione degli altri autori del furto un locale a Genova o comunque un altro luogo dove trascorrere la nottata tra il 16 e il 17 maggio.

Durante la giornata del 16 ci sarebbero stati continui contatti telefonici tra Lorito, Cozzolino e Savarese, quest’ultimo raggiunto al telefono da Lorito anche quando si sarebbe trovato già a Genova. Lo stesso Lorito, subito dopo il furto, si sarebbe messo in contatto telefonico con Savarese e immediatamente dopo con Cozzolino.

Dell’accusa di favoreggiamento in concorso devono rispondere Maria Varsi, Salvatore Vito e Giuseppe di Napoli: per la procura,  il giorno dopo il furto si sarebbero attivati per recuperare a Cremona la moto Yamaha  utilizzata dagli autori materiali per derubare il gioielliere.

Determinanti, nelle indagini,  erano state le registrazioni delle telecamere dell’autogrill e lo studio dei tabulati telefonici. Ricostruendo invece il percorso dei gioielli, gli investigatori avevano scoperto che erano stati messi all’asta a Parigi. Alcuni dei preziosi erano stati trovati in una gioielleria del Belgio dove a suo tempo erano state effettuate delle perquisizioni. Ai gioielli, soprattutto agli anelli, era stato limato il marchio per cercare di impedirne l’identificazione.

Sara Pizzorni

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